MATERIALE RADIOATTIVO SOTTO UN PARCHEGGIO, BRILLANTE OPERAZIONE CONDOTTA DALL’EX COMMISSARIO PS DI FONDI E FORMIA ALESSANDRO TOCCO

Dalla fonte “Casertavecchia” giunge fino a noi l’eco di un’altra eccellente operazione portata a termine grazie all’impegno dell’ex dirigente dei commissariati della Polizia di Stato di Fondi e di Formia, Alessandro Tocco. Addirittura sono state messe le mani su un deposito di materiale radioattivo sotterrato sotto una struttura adibita a maxi parcheggio per conto di un complesso ricreativo di Castelvolturno.

Ecco la notizia da “Casertasette”. “Svariate tonnellate di rifiuti pericolosi, alcuni dei quali radioattivi, sono stati ritrovati dalla polizia a Castelvolturno (Caserta), in una discarica abusiva la cui presenza è stata rivelata dal collaboratore di giustizia Emilio Di Caterino, ex affiliato al clan dei casalesi e in particolare al gruppo guidato dal boss Francesco Bidognetti. La discarica, coperta da uno strato di cemento, si trova sotto il parcheggio del complesso ricreativo Ippocampos, i cui gestori sono però del tutto estranei alla vicenda. I vigili del fuoco si sono avvicinati ai sacchi e subito, sulle speciali apparecchiature che rilevano la radioattività, si è accesa la spia rossa. Questo elemento ha dato la certezza che sotto il parcheggio di Hyppocampos, un notissimo complesso ricreativo di Castel Volturno (Caserta), c’è materiale radioattivo, seppellito e nascosto sotto uno strato di cemento dal clan dei casalesi nel 1994. E’ stato il pentito Emilio Di Caterino, che 17 anni fa aveva allestito la discarica, a condurre sul posto gli agenti della Squadra Mobile, consentendo di individuare finalmente il sito di cui molti parlavano (collaboratori di giustizia inclusi) ma che era sempre rimasto misterioso. Al pm Catello Maresca e al vicequestore Alessandro Tocco il pentito ha fatto un racconto agghiacciante di come i Tir carichi di rifiuti pericolosi (in particolare scarti della lavorazione dell’alluminio e dell’ammoniaca) arrivavano a Castelvolturno dalle regioni del nord e di notte scaricavano nell’enorme invaso proprio a ridosso della pineta. Quando l’alveo fu colmo, venne chiuso con un tappo di cemento spesso una decina di centimetri, su cui infine venne sparso del terreno. E sotto terra, con conseguenze che nessuno può al momento valutare per le falde acquifere, i veleni sono rimasti 17 anni. Per molte ore, nel corso del pomeriggio, i tecnici dell’Arpac, l’Agenzia regionale per l’ambiente, hanno compiuto prelievi a campione sulle sostanze riemerse dal terreno e ormai così indurite che le ruspe hanno fatto fatica a spostarle. Occorreranno settimane prima che si sappia con certezza di che cosa si tratta; nel frattempo l’area è stata sequestrata. Gli stessi addetti ai lavori, tecnici Arpac e vigili del fuoco, nonostante fossero dotati di mascherine e tute speciali non hanno nascosto la preoccupazione per la vicinanza ai rifiuti portati dalla camorra. L’inchiesta della Dda dovrà ora chiarire quali industriali del nord pagavano il clan dei casalesi per smaltire i veleni in questo modo e soprattutto se nel Casertano ci sono altre discariche degli orrori. La bonifica dell’area dovrebbe spettare all’attuale proprietario dell’Hyppocampos, che però è del tutto estraneo al traffico dei rifiuti: acquistò il terreno nel 2003 a un’asta fallimentare”.

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