ITRI, NEONATO MUORE UN’ORA DOPO LA NASCITA: LA FAMIGLIA RINGRAZIA L’EQUIPE MEDICA: “NON ABBIAMO MAI CHIESTO E NON CHIEDEREMO L’AUTOPSIA”

Con la forza d’animo delle persone che sanno dare alla vita propria e alla società un’impronta di rara coerenza e magnanimità, il papà del neonato deceduto un’ora dopo il parto all’ospedale di Fondi, interviene sulla vicenda per attestare la sua massima fiducia nell’operato dei medici e di tutti quanti hanno assistito la moglie, durante la gravidanza e il parto e ancor più a quanti si sono disperatamente accaniti contro la sorte avversa per cercare di far sopravvivere il piccolino.

“Voglio esprimere – esordisce con la voce rotta dall’emozione ma con la forte determinazione di chi vuol dare forza al proprio messaggio di gratitudine – la mia più grande riconoscenza a tutti i componenti dell’equipe e a quanti hanno assistito mia moglie fin dall’inizio della gravidanza e che hanno fatto di tutto per garantire la nascita e la sopravvivenza di mio figlio, anche al di là delle umane possibilità, nonostante la miseria di una retribuzione che offende la professionalità e l’abnegazione profusa nell’adempimento della propria “missione”. Verso di loro, nella interezza della loro equipe, non verrà mai meno, anzi si accrescerà, giorno dopo giorno, l’obbligo mio personale e di tutta la mia famiglia per tutto quanto è stato fatto in questa occasione che avrebbe dovuto avere un diverso e lieto fine. Per quanto riguarda l’ipotesi di una eventuale autopsia sul corpicino di mio figlio, debbo ribadire che sono stati i medici stessi
del reparto, a conferma di una deontologia professionale che non trova pari, ad averla voluta, come “atto tecnico interno”, ma nessuna richiesta in tal senso è mai stata fatta, nè verrà mai fatta dalla famiglia che, ribadisco, nutre solo sentimenti di gratitudine perenne verso gli operatori sanitari impegnati nel corso della vicenda che parte dalla gestazione e culmina con la conclusione amara del post parto. Aggiungo di più: io e mia moglie avremmo certamente autorizzato l’esame autoptico solo se questa operazione fosse servita a fornire agli operatori medici elementi utili per capire, soprattutto per il futuro, che cosa ha impedito la positiva conclusione della gravidanza. Ma, non avendo avuto certezze sulla sicurezza dello scopo che animava il nostro intendimento, abbiamo desistito dal far perpetuare strazi materiali sul corpicino di nostro figlio e ferite psicologiche nei nostri animi già tanto provati. Mi preme ribadire che, ove mai dovesse esserci un atto giudiziario che porti all’esame autoptico, non sarà stata di certo la famiglia ad aver avviato la procedura. Termino, ribadendo che l’unico sentimento che attualmente nutriamo verso i medici e tutti quanti sono stati vicino a mia moglie, è e resterà sempre quello di una gratitudine tanto grande quanto sincera”.

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