ANCORA DUE INCENDI A ITRI, SI SEGUE LA PISTA DOLOSA

Altri due incendi boschivi di chiara impronta dolosa, messi in atto con la stessa tecnica e firmati probabilmente dalla stessa mano, hanno aumentato, a Itri, l’idea che un piromane, dall’indiscussa vocazione a creare situazioni di drammatica emergenza, stia dietro la regia neppure tanto più occulta di simili attentati al territorio. Nel pomeriggio di oggi venerdi, verso le 15, sul tratto Itri-Fondi della statale Appia, di fronte al cimitero, è partito un primo incendio che aveva come obiettivo il ripido pendio di monte Grande, ricoperto da macchia mediterranea e strame secco alternati a uliveti.

Le fiamme sono partite dal bordo di una strada di campagna e sarebbero arrivate fino in alto se non ci fosse stato l’intervento subitaneo di un elicottero regionale, della squadra boschiva 11A dei vigili del fuoco di stanza a Fondi e di una squadra dei volontari della protezione civile dell’Emergenza Radio Itri. Nel giro di un’ora l’incendio era stato domato e la zona, dove ci sono anche abitazioni, messa in sicurezza.

Un’ora e mezza dopo il primo episodio, un analogo principio di incendio si è verificato lungo la stessa arteria interpoderale, a un livello di altitudine più elevato e sempre lungo il bordo della strada. Ancora sul posto l’elicottero, la 11A e i volontari dell’assoociazione del presidente Antonio Maggiacomo. Questa seconda operazione è durata più a lungo ed è stata resa più complicata dal ripetersi di esplosioni (forse fornelletti di gas da campeggio usati e abbandonati quasi vuoti o anche cartucce inesplose) che hanno costretto gli operatori a tenersi a una distanza di sicurezza. Verso le ore 18,15 anche questo secondo intervento ha avuto termine.

I due episodi, uniti ai tre di mercoledi (Scalo FFSS, casa cantoniera antistante il centro di raccolta rifiuti sull’Appia tra Itri e Fondi, in località San Donato, e nei pressi dell’area archeologica Appia antica-Fortino Sant’Andrea) messi in atto da una stessa mano, con la tecnica usata anche venerdi, hanno fatto aumentare la convinzione che ci si trovi di fronte a qualcuno che ha tutto l’interesse a creare condizioni di invivibilità nel territorio. Ecco perchè anche i Carabinieri si  sono attivati nel monitorare l’intera zona, oltre ai volontari della Protezione Civile ERI.

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