MOTO D’ACQUA ALLA DERIVA TRA FONDI E SPERLONGA, BAGNANTE CERCATO PER CINQUE ORE

Incubo decesso in mare nel pomeriggio di domenica a Sperlonga. Solo sul far della sera le apprensioni e le spasmodiche
ricerche hanno avuto termine, con un finale fortunatamente positivo. Questi i fatti. Giancarlo Fiorini, bagnino della cooperativa “Terracinae job’s” del presidente Marcello Masci, e un collaboratore saltuario della stessa, Massimo Cannella, verso le 15, avevano trovato una moto d’acqua alla deriva nello specchio di mare antistante l’imbocco del
canale del Pedemontano, corso d’acqua che, in linea di massima, segna il confine territoriale tra il comune di Sperlonga e quello di Fondi. Non senza sforzi, i due sono riusciti a recuperare il mezzo che “scarrozzava” in acqua e lo hanno trainato nello specchio d’acqua di Lago Lungo, mentre immediatamente partivano le ricerche perchè la moto d’acqua era ancora tiepida, confermando l’ipotesi che era stata usata fino a pochi minuti prima.

Nonostante la comprensibile apprensione, le operazioni di ricerca del guidatore, che tutti gli elementi facevano ritenere annegato, sono andate avanti fino alle 20 quando, si è presentato agli uomini della Capitaneria di Porto, avvisati dell’accaduto e alla quale era stato affidato il mezzo recuperato, un giovane di origine campana che asseriva, mostrando i documenti, di essere il proprietario della moto d’acqua.

Secondo la sua versione, egli avrebbe abbandonato all’ingresso del canale pedemontano il mezzo rimasto in panne, per andare a chiedere soccorso per portarlo via, ma il moto ondoso lo avrebbe trasportato alla deriva in mezzo al mare. A quel punto un comprensibile sospiro di sollievo ha liberato tutti gli operatori dall’incubo di un ipotetico epilogo tragico in mare.

Nella mattinata, intanto, sono dovuti accorrere i Carabinieri della locale stazione, coordinati dal m.llo comandante, Antonino Ciulla, per evitare che i violenti alterchi verbali di molti bagnanti verso i bagnini della cooperativa “Terracinae job’s”, finissero in aggressioni fisiche verso questi ultimi, come successo lo scorso anno, quando alcuni ragazzi del presidente Masci dovettero far ricorso alle cure del Pronto Soccorso di Fondi per le percosse subite da bagnanti irriguardosi di qualsiasi disposizione in materia di civile presenza sulla spiaggia.

Anche domenica, autentica prova del nove dell’imminente “transumanza festiva ferragostanza”, si è rischiato il peggio. Poichè la balneazione nello specchio d’acqua antistante la Grotta di Tiberio è stata proibita per documentati pericoli per l’incolumità dei fruitori del mare, si è registrato sulle poche cale di spiaggia libera un autentico esodo di persone, provenienti, per la maggior parte, dalle zone della vicina Campania. Alcuni hanno, dapprima, cercato di usare i pattìni dei bagnini come appoggio per i loro borsoni contenenti vestiario e pentole con ogni sorta di cibaria. Poi hanno cercato di piazzare tende, barbecue e altri strumenti la cui collocazione sulla spiaggia è severamente proibita. Il tutto mentre schiere di giovani davano sfogo al loro impeto devastante la quiete collettiva, tirando pallonate -spesso finite addosso a fruitori della spiaggia- e giocando a racchettoni a mò di narcisistico richiamo di interessi soprattutto femminili. Alle logiche sollecitazioni a togliere dai pattìni tutta quella roba, rivolte loro dai bagnini, passibili di multe dalle ronde della Guardia Costiera qualora fossero passate (anche se la gente che ha denunciato i fatti che stiamo
raccontando non ne ha segnalato la presenza per tutta la giornata), si è scatenata una escalation di parolacce, insulti e minacce che solo l’arrivo dei militari della Benemerita, con l’ausilio dei vigili urbani della dirigente Alessandra Faiola, è riuscito a impedire che si trasformassero in aggressione fisica. Molti turisti hanno poi fatto appello, tramite gli organi mediatici, ai corpi di controllo (Guardia Costiera, Polizia Provinciale, Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Guardiaparco e quanti altri hanno competenza) a presidiare, per lo meno il sabato e la domenica del periodo ferragostano soprattutto la zona del litorale di Levante, solitamente il più esposto agli episodi di violenza gratuita come quello che obbligò, quattro anni fa, i CC della locale stazione, a sedare una furibonda rissa tra romani e napoletani, con il m.llo Ciulla che dovette personalmente interporsi fisicamente tra i duellanti a colpi di spranghe, per evitare conseguenze tragiche all’assurda conclusione di una giornata che il riposo ferragostano avrebbe consigliato dedita a più rilassanti ozi marini e balneari.

“Muoviamoci finchè siamo in tempo!” è stato l’appello dei bagnanti di domenica, impauriti per le avvisaglie di possibili escalation della violenza di mezza estate.

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