OMICIDIO DI EMANUELE FE, ASSASSINI INCASTRATI DAL ROM SOPRAVVISSUTO

Il luogo della sparatoria

Ha indicato le loro tre foto messe su un cartoncino bristol in mezzo ad altre. E’ stato così che il 10 giugno scorso, Gabriele Rota, il rom sopravvissuto all’agguato del 23 maggio a Maceratola, dal suo letto d’ospedale ha indicato i suoi Killer: Michele Candido, Nazzareno Tiradossi e Salvatore Giovinazzo. Gli ultimi due arrestati martedì mattina a Rosarno in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Perugia Carla Giangamboni su richiesta del pubblico ministero Mario Formisano.

E la testimonianza di Gabriele Rota pesa molto nel quadro indiziario contro i tre calabresi accusati di omicidio e tentato omicidio con l’aggravante della premeditazione. Lui che ha rischiato di morire, ha raccontato, seppur con molto sforzo di aver bevuto qualche birra con un amico e di essere stati poi inseguiti dai tre meridionali. Tiradossi alla guida e gli altri due che gli sparavano. Nelle 30 pagine di ordinanza il gip Giangamboni mette in fila gli elementi che determinano l’esigenza della misura cautelare in carcere per i due uomini andati in Calabria dai parenti poco dopo la sparatoria.

Le pistole ritrovate nel Topino

Giovinazzo era già stato arrestato e rimesso in libertà dal gip di Capua, mentre Tiradossi, era stato trovato in casa di Candido, che dormiva vestito, col portafogli in tasca. Tutti e due avevano detto di essere stati a cena a casa della sorella di Candido che si trovava proprio lì di fronte e di non aver spostato l’Audi A3 scura che è stata vista da più testimoni della sparatoria. E la macchina effettivamente era parcheggiata fuori di casa, ma col motore ancora tiepido. Inoltre nel garage di Giovinazzo gli inquirenti hanno trovato due proiettili compatibili con le pistole ritrovate pochi giorni dopo la sparatoria lungo il fiume Topino. Inoltre, sempre nel garage c’era un tornio e degli attrezzi atti a modificare le armi. E una delle tre ritrovate sarebbe proprio una scacciacani che modificata diventa funzionante. E Giovinazzo nell’ordinanza è definito abile fabbricatore di armi.

Oltre alla testimonianza di Rota e a questi elementi c’è anche il capitolo telefonate e messaggi di testo. Una telefonata in particolare fatta tra Giovinazzo e la madre ha una grossa rilevanza. Nelle moltissime telefonate intercettate dagli inquirenti, per l’occasione polizia e carabinieri, hanno lavorato insieme, avrebbero fatto tutti molta attenzione a non far emergere nulla, ma evidentemente non troppa. Gli sms poi sono quelli che Candido ha inviato a un suo amico folignate la notte stessa della sparatoria per indurlo e dire che l’Audi quella sera l’aveva lui.

Venerdì mattina nel carcere di Palmi si terranno gli interrogatori di garanzia dei due uomini arrestati. Gli avvocati sei due, Francesco Maggiolini e Barbara Di Nicola chiederanno la revoca della misura cautelare. Maggiolini in particolare sostiene che dopo che il primo arresto non venne convalidato, Giovinazo non può essere sottoposto ad altre misure cautelari.

[Francesca Marruco – umbria24.it]

LA VICENDA

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