SPARATORIA DI MACERATORLA, DUE NUOVI ARRESTI PER L’OMICIDIO DI EMANUELE FE

Il luogo dell'agguato

Alla fine sembra che la deduzione tre pistole per tre killer si sia rivelata veritiera. Le pistole sono quelle ritrovate lungo il fiume Topino a pochi giorni di distanza dalla sparatoria di Maceratola di Foligno costata la vita ad un uomo e una lunga degenza ad un altro. I tre killer, secondo le risultanze investigative sarebbero Michele Candido, già in carcere dalla notte della sparatoria, il 23 maggio scorso, Salvatore Giovinazzo, arrestato, rimesso in libertà dal gip di Capua e nuovamente arrestato adesso in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip Giangamboni, e il terzo è Nazzareno Tiradossi, il padre della compagna di Candido, arrestato insieme a Giovinazzo a Rosarno dai carabinieri del reparto operativo di Perugia che hanno eseguito l’ordinanza insieme ai colleghi della compagnia di Foligno, e ai poliziotti della squadra mobile di Perugia e del commissariato di Foligno.

La premeditazione Gli ultimi due arresti sono stati effettuati a Rosarno, dove Giovinazzo e Tiradossi erano andati in seguito al fattaccio. Entrambi sono stati portati nel carcere di Palmi, in provincia di Reggio Calabria. Tutti e tre sono accusati di concorso in omicidio e tentato omicidio con l’aggravante della premeditazione, di detenzione illegale e porto in luogo pubblico di armi clandestine, le tre pistole rinvenute avevano le matricole abrase, con l’aggravante di aver commesso il fatto per eseguire i delitti di omicidio e tentato omicidio.

Le indagini non si sono mai fermate Gli inquirenti, coordinati dal pubblico ministero Mario Formisano, hanno continuato ad indagare per chiudere il cerchio intorno ai responsabili del grave fatto di sangue avvenuto nella frazione folignate. E una testimonianza in particolare ha determinato un’accelerazione netta all’indagine, che, forte di nuovi ed inequivocabili elementi ha prodotto l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare da parte del gip Carla Maria Giangamboni che già aveva convalidato il fermo di Michele Candido nell’immediatezza dei fatti.

Candido e Tiradossi Michele Candido era stato arrestato nelle ore immediatamente successive alla sparatoria. I militari e i poliziotti che per la sparatoria hanno lavorato insieme, lo avevano trovato in casa sua che dormiva. O almeno così voleva far credere. Insieme a lui in un altro letto c’era anche il padre della compagna, Nazzareno Tiradossi. Il fatto che avessero addosso abiti e portafogli aveva addensato su entrambi forti sospetti. Il fatto poi che l’Audi scura, la cui targa corrispondeva a quella che una testimone oculare aveva visto sulla macchina fuggita dal luogo dell’agguato aveva fatto il resto. Sul momento avevano detto di non conoscere neanche i due rom feriti.

Giovinazzo Salvatore Giovinazzo invece era stato inizialmente arrestato la notte della sparatoria, era stato fermato dai carabinieri di Pontecorvo(Frosinone) dopo un lungo inseguimento in autostrada nei pressi di Capua. L’uomo era stato localizzato, dopo che  carabinieri e polizia si erano recati presso la sua abitazione e l’avevano trovata svuotata. L’uomo, secondo quanto riferito da un vicino di casa a cui aveva chiesto di badare ai suoi animali, aveva detto di doversi recare in Francia con tutta la famiglia. Ma il gps lo aveva localizzato in viaggio verso sud. Anche Giovinazzo aveva detto di non aver avuto niente a che fare con la sparatoria che è costata la vita ad Emanuele Fe.

La ricostruzione La sparatoria avrebbe preso le mosse da un litigio avvenuto il pomeriggio tra Gabriele Rota, Emanuele Fe e Salvatore Giovinazzo, in casa di un’amica della moglie di Rota. La stessa donna proprietaria della Citroen C3 con cui viaggiavano i due rom prima di essere raggiunti e feriti. Era stata la stessa donna a riferire del litigio e delle frasi offensive dette dagli italiani rom arrivati a casa sua mentre Giovinazzo si trovava lì con la moglie per aiutare a lavorare la terra. Dopo la discussione Giovinazzo se ne sarebbe andato insieme alla moglie. Secondo la ricostruzione accusatoria, Giovinazzo avrebbe raggiunto poi Candido e Tiradossi e insieme sarebbero andati a cercare i due rom, che si sarebbero allontanati da casa della donna a bordo della sua Citroen C 3.

[umbria24.it]

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