INTERROGAZIONE IN SENATO SUL “CORRIERE PONTINO”

La vicenda della chiusura tout court del quotidiani “Corriere Pontino” approda a Palazzo Madama. Con una interrogazione a risposta scritta, i senatori dell’Italia dei Valori, Felice Belisario e Fabio Giambrone, si rivolgono ai ministri dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali, per avere delucidazioni. Ecco il testo dell’interrogazione a risposta scritta:

“S.4/05578 [Chiusura del quotidiano “Corriere pontino”e licenziamento del personale senza preavviso] –  Felice Belisario, Fabio Giambrone – Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali – Premesso che: il 2 giugno 2011 la redazione del quotidiano “Corriere pontino” ha ricevuto una comunicazione verbale con la quale si annunciava che la società Corriere pontino Srl sarebbe stata posta in liquidazione, con il conseguente licenziamento di tutto il personale e la cessazione dell’uscita in edicola con effetto immediato e senza preavviso; il “Corriere pontino”, che fa riferimento al gruppo editoriale della famiglia Sciscione, ha dato avvio alle pubblicazioni il 29 ottobre 2010, dopo essere stato presentato a Latina e a Terracina con la partecipazione delle maggiori autorità provinciali. La redazione vedeva la collaborazione di giornalisti con una lunga esperienza in quotidiani nazionali e locali, che hanno lasciato altre testate per mettere la propria professionalità a disposizione di un progetto editoriale di cui riconoscevano il valore; nessuno dei giornalisti licenziati aveva un inquadramento riconducibile al contratto nazionale dei giornalisti, ma solo tipologie contrattuali di collaborazione e a tempo determinato, che troppo spesso vengono utilizzate, anche in ambito editoriale, per evitare di corrispondere ai lavoratori diritti e garanzie occupazionali. Tali contratti erano comunque della durata di un anno, ben oltre l’arco di tempo in cui il quotidiano è stato effettivamente in edicola, solo sette mesi, durante i quali ha ottenuto ottimi risultati in termini di vendita, crescendo del 20 per cento solo nell’ultimo mese;considerato che: Giovanni Sciscione, editore e legale rappresentante del “Corriere pontino”, è figlio di Gianfranco Sciscione, il quale ha partecipato alle ultime elezioni amministrative come candidato sindaco di Terracina, sostenuto dal movimento vicino al presidente della Regione Renata Polverini, arrivando al ballottaggio che ha poi visto vincitore, il 30 maggio 2011, il candidato del Popolo delle Libertà Nicola Procaccini; il gruppo Sciscione risulta essere titolare di varie emittenti televisive (“Lazio Tv Latina”, “Lazio Tv Frosinone”, “Latina Tv”, “Terracina Tv”, “Gold Tv”, “Lazio Channel”) e dell’emittente radiofonica “Musica Radio”; dunque si tratta di un gruppo editoriale consistente, cosa che, a giudizio degli interroganti, mal si concilia con la rapidità con cui si è voluto liquidare la società. In meno di 24 ore, e soltanto tre giorni dopo la conclusione delle elezioni amministrative, la redazione ha perso il posto di lavoro, il sito Internet del quotidiano è stato chiuso e le caselle di posta elettronica del personale disattivate. Il tempismo con cui la vicenda si è evoluta induce a sospettare che la nascita del nuovo quotidiano fosse in realtà legata alle esigenze di comunicazione della campagna elettorale dell’editore/candidato che, una volta conclusa l’esperienza, ha ritenuto di poter fare a meno di un simile strumento; se la chiusura di un giornale rappresenta in ogni caso un fallimento, uno sguardo e un punto di vista che vengono meno nel già limitato pluralismo che caratterizza l’informazione nel nostro Paese, non si può non condannare il trattamento inqualificabile che l’editore ha voluto riservare ai propri collaboratori, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa; se non intendano attivarsi al fine di verificare che non vi sia stato un uso strumentale dei giornalisti coinvolti; se non ritengano opportuno prevedere misure volte a disincentivare l’abuso nell’utilizzo di modelli contrattuali che hanno ormai ampiamente dimostrato di non poter raggiungere l’obiettivo di un mercato del lavoro più dinamico e di favorire l’occupazione”.

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