PONZA, 50ENNE MORTO IN UNA ROULOTTE, ERA STATO ALLONTANATO DA CASA DI RIPOSO

*La baracca dove è stato trovato è morto Roberto Coppa*

Si svolgeranno sabato mattina, a Ponza, i funerali di Roberto Coppa, il 50enne, originario dell’isola, trovato cadavere, domenica pomeriggio tra i rottami di una roulotte parcheggiata in località Pizzicato, lungo la panoramica che salendo dalla zona del porto si aggetta sulla rinomata spiaggia Chiaia di Luna. L’uomo, appena dimesso da una struttura di Belmonte Castello, vicino Cassino, dove sono ospitati soggetti soli e “disagiati”, era tornato a Ponza, dove non aveva più nessuno. La struttura ciociara lo aveva “scaricato” in quanto il comune di Ponza, il cui bilancio contempla la voce di 30.000 euro per casi come questi, che sull’isola è circoscritto al solo Coppa, non aveva assolto il suo impegno finanziario verso la casa ospitante il poveretto.

Nella vecchia e sgangherata roulotte, dove c’erano ancora i materassi che Roberto vi aveva lasciato quando era stato assegnato alla struttura di Belmonte Castello, l’uomo ha vissuto gli ultimi giorni, senza un bagno o una struttura igienica ancorchè fatiscente, finendo i suoi giorni, sotto una calura asfissiante, solo come un cane, mentre tutt’intorno, un luccichio di imbarcazioni di ogni tipo e per ogni tasca caratterizzava il mare dell’isola come l’antologia del piacere e della spensieratezza, magari solo apparente, cui la concomitante visita del governatore del Lazio, Renata Polverini, stava conferendo l’imprimatur ufficiale della festa di “una domenica di mezza estate”.

Il cimitero di Formia

Recuperato dall’agenzia funebre di Antonio Vitiello di Ponza (il popolare “Ricciolino”), il cadavere è stato affidato alle onoranze funebri “La Comune” di Formia che lo ha predisposto per l’autopsia ordinata dal sostituto procuratore Giuseppe Miliano e affidata a Filippo Milano, il “princeps” dell’equipe dell’istituto di Medicina Legale diretto da Giovanni Arcudi. Nel pomeriggio di lunedi, presso l’obitorio del cimitero di Formia, in una sala mortuaria, priva di aria condizinata, e con il termometro che segnava 38 gradi, Milano, per il rispetto dei parenti che aspettavano fuori, ha proceduto all’esame autoptico, rivelatosi un autentico tormento da girone infernale, per l’insopportabilità della calura, resistendo alla più che giustificata sollecitazione a rinviare l’atto dovuto. Alla fine, pur nella discrezione delle comunicazioni fornite, si è appurato che il decesso non è avvenuto per cause violente ma per arresto cardiocircolatorio, anche se, come da prassi, il medico legale ha tempo sessanta giorni per comunicare l’esito ufficiale dell’autopsia agli inquirenti.

In attesa dei funerali, che si celebrereranno sull’isola sabato mattina, e nel clima di grande amarezza per la fine di un
giovanottone che non aveva mai fatto del male a nessuno, Elio Gabriello Zecca, dalla frazione di Le Forna, interpretando il sentimento di imbarazzo di tutti i ponzesi e di condanna per una fine che all’inizio del terzo millennio suona come uno schiaffo ai proclami di umanità e di giustizia, ha fatto recapitare agli organi di informazione una lettera
tanto significativa.

Elio Gabriello Zecca

Eccone il testo: “Tutti dobbiamo sentirci responsabili dal primo cittadino all’ultimo dei residenti, perché la civiltà di una comunità la si coglie dal modo con cui sostiene i più deboli, i sofferenti, i poveri, i malati, gli indifesi. Roberto Coppa se ne è andato – forse cotto al caldo sole dell’estate, lo stesso sole che attira migliaia di turisti sull’isola, per partecipare a un’orgia di danaro e consumo, che ha fatto smarrire valori che un tempo erano assai  radicati – la sua odissea si è conclusa, ha tolto il disturbo. Il fatto che si possa morire in una roulotte, sommerso dai rifiuti, senza che nessuno se ne accorga non ci fa pensare subito a inefficienze o carenze nella gestione di questo ragazzo, ci fa pensare prima di tutto all’assuefazione e all’indifferenza che deve essere cresciuta nelle “persone” che sono a contatto con quella realtà. Dove è finita quella Ponza che sapeva commuoversi per un malato o per un povero, e sapeva aiutarlo? Dove sono finite quelle istituzioni che con orgoglio mostravano gli anziani quali “fiori all’occhiello” della qualità della vita che offriva l’isola, quegli amministratori “armati” di quella bontà che si alimenta proprio con il contatto quotidiano con tante storie che reclamano aiuto e giustizia, una bontà che non consente di arrendersi, perché non si tratta semplicemente di difendere idee o principi, ma di lottare per trovare soluzioni ai problemi di “quel” giovane senza lavoro, di “quell”’ammalato senza cure, di “quello” sbandato senza affetti, di “quel” drogato abbandonato a se stesso. Sono cambiati i poveri, i vecchi, i malati o sono cambiati i ponzesi? I genitori, malati, non hanno avuto il tempo di aiutarlo a crescere, troppo presto se ne sono andati, quando era ancora troppo piccolo, ma davvero Roberto meritava solo una vecchia roulotte senza luce, senza acqua, senza servizi igienici esposta al rovente sole estivo, ma non ci sono strutture, istituzioni che dovevano farsi carico di ciò? La Procura ha aperto un fascicolo conoscitivo sulla questione, ma prima di interrogarci legalmente sulle eventuali responsabilità, (il Comune riserva ingenti somme – in bilancio – ai figli senza genitori; lui non stava in cura in una clinica del continente?) viene spontaneo interrogare il nostro cuore su quello che stiamo diventando. Adesso l’isola è più bella e più pronta ad accogliere danaro fresco, non c’è più quel giovanottone dal fisico possente, ma con la mente di un bimbo, che circolava per le strade con la sola compagnia della sua musica, ognuno di noi potrà ricordarlo con un fatto o una storia da raccontare. Noi non possiamo che dirgli “ciao Roberto”, ma Lui a noi dice che ormai è indispensabile una forte e decisa ripresa spirituale da parte delle varie componenti familiari, politiche, economiche, sociali, per esercitare un fermo, costante, direi feroce controllo sulle istituzioni, affinché si accorgano che Ponza non è solo pontili o demanio, turismo e danaro, ma tanto, tanto di più. Chi potrà rimanere sereno ricordando quanto è stato fatto per lui e quanto si poteva e soprattutto si doveva fare, ma anche queste sono orami chiacchiere inutili, il Corso principale dell’Isola è dedicato a Carlo Pisacane, ma, rimbocchiamoci le maniche e “Stringiamoci a coorte” perché è il momento di dire nuovamente, dopo 150 anni: “Abbiamo fatto l’Italia ora dobbiamo fare …. gli italiani”. Quando, sabato, Lui tornerà, vedrete, lo accompagneranno in vergognoso silenzio, ma si sappia che la Sua morte sarà la nostra trincea. Ora basta!!!”

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