OPERAZIONE TITANIC. 50ENNE DI LENOLA ASSOLTO IN PRIMO GRADO

Assolto in primo grado da tutti i reati il cinquantenne di Lenola coinvolto nell’operazione “TITANIC” avviata lo scorso 2005 che ha portato all’arresto di 13 persone, ed al deferimento in libertà di altre quindici.

Inflitti 12 anni di reclusione a 5 persone per i fallimenti gestiti da un gruppo legato al clan dei Casalesi e La Torre con base a Vicenza.


Al quarantaquattrenne boss pentito Michele “Mike” Siciliano inflitti 2 anni 10 mesi di carcere.  La sua collaborazione è stata decisiva per la concessione delle attenuanti.

Alle cinque persone sono state inflitte complessivamente 12 anni di carcere, anche se gran parte sono coperti dall’indulto del 2006. 17 persone sono state rinviate a giudizio e saranno processate a partire dal prossimo 18 novembre.

Tre anni 8 mesi per Claudio Picco, 50 anni, Vicenza. Per l’associazione e la bancarotta patteggia a tre anni con pena condonata  Pietro Priante, 66 anni, di Vicenza. Diciotto mesi con pena sospesa per Michele Schioppetto, 43 anni, di Noventa, e Monia Ongaro, 38 anni, di Pordenone, che è stata condannata con pena sospesa a 2 anni.

Assolto anche il campano P. R., di 40 anni, di Volla e  G. A., 62 anni, Grisignano di Zocco; M. L. Z., 66 anni, di Brescia; il bergamasco Ba. G., 62 anni, di Villa d’Almè e G.A., 55 anni, di Vicenza.

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Avviata nel novembre 2005 a seguito di una segnalazione di operazione finanziaria sospetta, l’investigazione giudiziaria ha evidenziato connivenze tra professionisti e camorristi per la gestione di società in decozione, condannate a fallimento, e per il riciclaggio di beni e denaro di provenienza illecita. Oltre ai 13 provvedimenti restrittivi eseguiti dalla DIA nell’aprile 2006 – a seguito del deferimento in stato di libertà di 15 persone e del sequestro preventivo di beni immobili – il 4 luglio 2006, è stato arrestato a Ventimiglia (IM) Michele SICILIANO, latitante, elemento di spicco di un clan camorristico. Il 3 agosto 2006, inoltre, in provincia di Frosinone e Caserta, sono stati sottoposti a sequestro (art. 321 c.p.p.) beni mobili ed immobili per un valore complessivo di circa 3 milioni di euro, riconducibili a uno dei promotori dell’associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata ed alla bancarotta fraudolenta, ristretto in carcere per associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.

La banda era specializzata in fallimenti pilotati. Venivano create delle società fantasma che servivano per acquistare delle merci, soprattutto all’estero, i fornitori non venivano pagati e nel momento in cui la merce veniva recapitata queste società fallivano. Ad essere state truffate sono state circa un centinaio di azienda soprattutto del NordEst Europa.