REFERENDUM SUL NUCLEARE, IL GOVERNO HA INCARICATO L’AVVOCATURA DELLO STATO DI RICORRERE ALLA CORTE COSTITUZIONALE: MARTEDI’ L’ESITO

Il referendum sul nucleare del 12 e 13 giugno è ancora in forte dubbio. Il primo giugno, con lettera firmata da Gianni Letta, il Governo ha chiesto all’Avvocatura generale dello Stato, di “intervenire” all’udienza della Corte Costituzionale, dove lunedì alla presidenza Ugo De Siervo sarà sostituito da Alfonso Quaranta, sull’ammissibilità del nuovo quesito sul nucleare dopo il via libera dato dall’Ufficio per il referendum della Cassazione per “evidenziare l’inammissibilità della consultazione”.

“La Corte Costituzionale il prossimo 7 giugno dovrebbe ritenere inammissibile la richiesta di referendum, come è stata formulata nella recente ordinanza della Corte di Cassazione, perché a quest’ultima spetta solo una verifica formale dei requisiti e non anche ulteriori valutazioni ‘sostanziali’ “, chiede l’Avvocatura dello Stato. Con il varo del decreto legge Omnibus, si sottolinea, il Governo non ha effettuato modifica meramente “formale”, ma “innegabile e sostanziale diversità di scelta” rispetto alle norme sul nucleare su cui è stato chiesto il referendum. Per questo, si spiega, gli elettori, il 12 e 13 giugno, si andranno a votare un quesito “del tutto difforme rispetto a quello in base al quale sono state raccolte le sottoscrizioni necessarie allo svolgimento del referendum”. “Ben di più rispetto a quelle modifiche formali o di dettaglio”.

Con la decisione della Cassazione, inoltre, secondo l’Avvocatura, è cambiata la natura stessa del referendum “che non è più abrogativa ma propositiva, se non consultiva”. “Poiché, non deriva dai commi 1 e 8 dell’art.5 la possibilità di realizzare centrali nucleari, né di dar corso ad una politica energetica fondata sul nucleare ne consegue che ciò che si chiede all’elettorato è di esprimersi sull’opportunità che in futuro, sulla base di nuove scelte, l’Italia adotti una strategia energetica. Ciò però non è previsto dal nostro ordinamento costituzionale con la conseguenza che il quesito risultante dall’ordinanza del 1 giugno dell’Ufficio Centrale per il Referendum non può che ritenersi inammissibile”.

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