CARCERI NEL LAZIO, SITUAZIONE AL COLLASSO

La situazione delle carceri del Lazio è stata oggetto di due audizioni della commissione sicurezza, integrazione sociale, lotta alla criminalità, sollecitate dai consiglieri Isabella Rauti (Pdl) e Giuseppe Rossodivita (Lista Bonino-Pannella).

Ad essere ricevuto per primo, il Garante dei diritti dei detenuti, Angiolo Marroni, che ha consegnato ai consiglieri il report dei primi cinque anni di attività, accompagnandolo con i dati aggiornati a domenica scorsa sulle presenze di detenuti nelle case circondariali regionali. Le presenze totali sono 6.598 (6.143 uomini e 455 donne) a fronte di una capienza regolamentare di 4.856 posti. Le situazioni più difficili si segnalano a Rebibbia, Regina Coeli, Viterbo.

Il Garante ha relazionato anche sulle recenti proteste sviluppatesi proprio a Regina Coeli e Rebibbia, dove i detenuti hanno raccolto firme e iniziato lo sciopero della fame per denunciare il malessere derivante dal sovraffollamento: “A fronte di un problema così drammatico, registriamo che le carceri di Rieti e Velletri non possono funzionare ancora a pieno regime per mancanza di personale. E non parlo solo di forze di polizia ma anche di mediatori culturali, figura chiave per interagire correttamente con i detenuti di altre nazioni e altre religioni”.

Il presidente Filiberto Zaratti (Sel), prendendo atto dei dati sottoposti alla Commissione, ha commentato: “In vista della stagione estiva la situazione rischia di diventare davvero esplosiva, soprattutto sul fronte sanitario, per non parlare dei sempre maggiori carichi di lavoro per i troppo pochi lavoratori impiegati presso le case circondariali”.

A seguire, sono stati ascoltati i sindacati di polizia penitenziaria, che hanno confermato i disagi quotidiani patiti sia dai detenuti che dagli agenti. In particolare, sono state sottolineate alcune criticità: il trasporto all’esterno di detenuti per visite mediche, i tagli al budget dell’amministrazione penitenziaria, il calo di attrattivi professionale del ruolo di agente di polizia penitenziaria presso le nuove generazioni di lavoratori, l’aumento di suicidi.

Erano presenti le seguenti sigle sindacali: Funzione Pubblica Cgil, Sinappe, Uila Pa, Fsa – Cnpp (Coordinamento Nazionale Polizia Penitenziaria), Fns Cisl Lazio, Osapp, rappresentanti dei lavoratori del carcere di Rebibbia.

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