ARRESTATA BANDA DI TRUFFATORI AD AVELLINO, CASI DI RAGGIRO ANCHE IN PROVINCIA DI LATINA

Il modus operandi sembra lo stesso che alcuni truffatori hanno utilizzato in  provincia di Latina e che le vittime hanno raccontato a Polizia e Carabinieri. Nella prima mattinata del 23 maggio, i militari della Stazione Carabinieri di Avellino, in collaborazione con quelli del Nucleo Operativo e Radiomobile del Comando di Compagnia, in ossequio alle direttive impartite dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Avellino, hanno eseguito 4 provvedimenti di fermo d’indiziato di delitto nei confronti di soggetti napoletani, tutti residenti nel quartiere Vicaria e ritenuti corresponsabili del reato di associazione a delinquere finalizzata alle truffe, commesse ai danni di anziani in tutte le province della Campania, nonché in aree limitrofe del Lazio e Molise, in un periodo almeno compreso tra il 2009 ed il 2011. Detti provvedimenti si pongono a parziale conclusione di una vasta attività d’indagine avviata proprio dalla Stazione Carabinieri di Avellino nel mese di ottobre 2010, in seguito ad una recrudescenza dei fenomeni delle truffe agli anziani nel capoluogo irpino.
Le attività investigative, difatti, hanno tratto origine dall’analisi comparata di una serie di denunce sporte da alcuni anziani residenti nella città di Avellino, tra loro strettamente correlate per un medesimo modus operandi dei truffatori. Raccolte e comparate tutte le denunce di cui sopra, sono state avviate delle attività tecniche che hanno permesso, in una prima battuta, di raccogliere tutta una serie di elementi di reità a carico di iniziali 3 persone, riscontrando l’esistenza di un vero e proprio sodalizio dedito alla sistematica commissione di truffe in danno di anziani, sempre secondo quel medesimo sistema e in vari luoghi di tutte e 5 le province della Regione Campania, nonché in aree limitrofe quali Cassino, Fondi, Campobasso, e non solo. Le ulteriori indagini tecniche hanno poi permesso d’identificare anche l’ultimo correo, chiudendo così il cerchio di una associazione a delinquere, formata quindi da 4 persone, di cui 2 con precedenti specifici, e tutti residenti a Napoli, nel quartiere Vicaria. Al vertice dell’organizzazione c’era un 54enne residente a Napoli, che aveva principalmente il compito di scegliere le vittime e di spacciarsi per il figlio nell’artefatta telefonata.
Al suo fianco la compagna 48enne residente a Napoli, con il fondamentale compito di reperire le generalità, indirizzi e numeri di telefono delle vittime, per poi sottoporle al vaglio dell’amante. Infine, gli altri due soggetti, rispettivamente classe 1979 e 1985 ed anche loro residenti nel medesimo quartiere napoletano, erano quelli che consumavano materialmente le truffe, recandosi personalmente dalle anziane vittime, in modo alternato così da evitare una eccessiva esposizione, che li avrebbe potuti portare ad essere scoperti. L’indagine è riuscita così a ricostruire un periodo di attività criminosa che si estende dai primi mesi del 2009 ad oggi, con la sistematica commissione di truffe agli anziani sui 5 giorni lavorativi della settimana (da lunedì a venerdì) e che hanno portato un introito medio di circa 4/5 mila euro a settimana. I delitti venivano quasi sempre commessi nel periodo mattutino, di certo il migliore per cogliere gli anziani da soli e avere la certezza che i figli fossero al lavoro, e le vittime, già scelte in precedenza, venivano avvicinate con la scusa di essere dipendenti di studi legali o amministrazioni pubbliche e di vantare dei crediti con i figli delle vittime. Per convincere la vittima, il truffatore simulava anche una telefonata con il presunto figlio, chiamando invece il suo complice che, dall’altra parte della cornetta, si spacciava per il figlio della vittima, persuadendola a consegnare il denaro.
Se la vittima non si convinceva che quello fosse veramente il figlio, il truffatore la invitava addirittura a comporre ella stessa il numero del figlio, prestandole il proprio telefono, con il trucco però che il complice interlocutore non aveva mai messo giù la telefonata ed aspettava astutamente ed in silenzio che l’anziana vittima terminasse di comporre il numero sulla tastiera. Infine, per evitare ogni disguido, in molte occasioni il sodalizio criminale aveva addirittura la disponibilità del numero del figlio, al quale – durante la commissione della truffa – facevano continue telefonate con un numero anonimo, sì da fare risultare il rispettivo cellulare sempre occupato e rendergli così impossibile un’eventuale reale telefonata all’anziano genitore raggirato.
Si può asserire che, allo stato delle indagini, le truffe scoperte siano oltre 50, ma molte altre verranno di certo a breve scoperte nel prosieguo delle attività investigative, grazie anche all’enorme quantità di materiale probatorio trovato a seguito delle perquisizioni domiciliari effettuate contestualmente ai fermi e consistente in computer, telefoni cellulari, schede SIM, e una miriade dei appunti, elenchi telefonici, cartine stradali e elencazioni di prossime potenziali vittime, divise per paese ed area geografica. Per ora, però, i quattro truffatori rimangono a disposizione dell’autorità giudiziaria presso il carcere di Avellino.

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