L’ESAME DEL GUANTO DI PARAFFINA POTREBBE SCAGIONARE DEMETRIO ZUNCHEDDU

Potrebbe essere l’esame del guanto di paraffina a sbrogliare il mistero intorno all’arresto del 53enne di Cisterna di Latina Demetrio Zuncheddu, fermato giovedì dalla Polizia con l’accusa di tentato omicidio e porto abusivo d’armi. Durante l’interrogatorio di garanzia, svoltosi in carcere a Latina e che ha confermato la custodia cautelare, il 53enne ha dichiarato, infatti, che si trovava in casa al momento dell’aggressione al 22enne vittima mercoledì di due colpi di pistola nel quartiere San Valentino di Cisterna di Latina. Inoltre, il 53enne ha asserito di non conoscere nemmeno i suoi accusatori dichiarandosi, perciò, totalmente estraneo alla vicenda. Le indagini della Polizia nel frattempo non si fermano e si fa spazio l’ipotesi che anche per l’aggressione di mercoledì scorso, quella per cui Zuncheddu padre è in arresto, il colpevole possa essere in realtà il figlio 31enne, ancora irrintracciabile ma indagato. L’arma utilizzata per l’aggressione di mercoledì, infatti, non è ancora stata rinvenuta ma decisivo a questo punto potrebbe diventare proprio l’esito dell’esame sul guanto di paraffina utile a scoprire se il 53enne ha davvero sparato. Il materiale dell’innesco dei proiettili (solfuro di antimonio, nitrato di bario e stifnato di piombo), infatti, vaporizzato con lo sparo, solitamente risolidifica rapidamente e si deposita sulle mani, sul viso e sugli abiti della persona, in particelle microscopiche.

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