FORMAZIONE UFE. APPUNTAMENTO ALL’ISTITUTO ALBERGHIERO DI FORMIA

Dopo il proficuo incontro al Castello Baronale di Minturno del 26 febbraio, l’Associazione ITER Onlus, presieduta dalla signora Virginia Bartoli, parte del network Insieme per la Solidarietà, coordinato dal dottor Erminio Di Nora con il sostegno del dottor Pino Ionta, propone un nuovo appuntamento per la mattinata di sabato prossimo, 26 marzo, presso l’Istituto Alberghiero di Gianola.
L’incontro si concentrerà, questa volta, sulla formazione degli Utenti o Familiari Esperti (UFE) e intende evidenziare il valore e la validità del modello fareassieme in salute mentale, come sperimentato dalla comunità terapeutica Maricae di Minturno a seguito del successo registrato e disseminato dall’esperienza di Trento. Il movimento di Trento ha assunto il fareassieme e le parole ritrovate (www.fareassieme.it, www.leparoleritrovate.com) come punto di forza e ne ha fatto un modello esportato anche in altri Paesi (tra cui Cina e Svezia). Nel golfo di Gaeta, le associazioni, le cooperative sociali ed i singoli cittadini che si riconoscono nel movimento fareassieme sono già numerosi.
Il precedente incontro di Minturno ha coinvolto tutta la rete con partecipanti provenienti da più parti dello stivale e, oltre a rappresentare occasione di condivisione e confronto sui numerosi progetti portati avanti dalle rispettive realtà associative, era incentrato sul tema della convivenza, facendo emergere molteplici necessità. Il concetto da promuovere è che tutte le persone che completano il loro percorso di riabilitazione (ad esempio in Comunità)

hanno il diritto di sperimentare forme più autonome dell’abitare alla stregua di tutti gli altri cittadini. L’esperienza della Comunità Maricae, per esempio, mostra come le famiglie degli utenti e degli UFE si riuniscano da oltre un anno trovando un importante sostegno reciproco.

Il mutuo aiuto è anche auto-aiuto: nasce e si sviluppa nel momento in cui una persona si dice disponibile ad andare a trovarne un’altra che magari da anni non esce di casa, come conseguenza del disturbo psichico e tutto ciò che ne deriva. Uno dei maggiori ostacoli è rappresentato dai pregiudizi sui malati e sulle malattie che inibiscono la possibilità di fare, e ancor prima di pensare e di sentire. La persona con problemi “mentali” non resta oggetto passivo nelle mani di pur volonterosi operatori: è un soggetto attivo con pensieri, parole, emozioni!
Quanto all’incontro previsto per sabato, in cui si condividerà il sapere esperienziale di utenti e familiari, i vari progetti di residenzialità, di auto aiuto e inserimento lavorativo, è bene ricordare che già il 3 e 4 dicembre scorso, oltre cento

Virginia BORTOLI

persone tra utenti, familiari, operatori e volontari parteciparono – presso la comunità Maricae – al corso per l’auto-aiuto in Salute Mentale: non occorre essere operatori per essere esperti poiché il dato innovativo di questo metodo è rappresentato proprio dal riconoscimento dell’esperienza dell’utente, del familiare, del cittadino che diviene così UFE. L’esperienza è data dalla conoscenza diretta sulla propria pelle del disagio, ma anche dalla costruzione di una rete di relazioni positive che risultano vitali nel superamento dei momenti di difficoltà. L’UFE, quindi, funge da anello di raccordo tra la persona disagiata e il percorso di cura necessario. A partire da quanto sperimentato a Trento, gli UFE affiancano il personale sanitario in tutte le attività in una relazione di accompagnamento e di sostegno al percorso dei pazienti. Ne è nato un movimento che attraverso associazioni e cooperative ha modificato le strutture nell’ambito di salute mentale, dove attualmente gli UFE hanno un ruolo riconosciuto a livello salariale, concretizzandosi quindi anche come inserimento lavorativo.
Nonostante le difficoltà da affrontare quotidianamente, rimane forte la tenacia dei promotori e animatori del movimento determinati a guardare avanti con positività. La comunità deve sostenere i giovani e combattere a favore delle strutture pubbliche, oggi sempre più penalizzate a causa dei forti tagli inferti alle politiche sociali. La malattia mentale può e deve essere curata e non è una vergogna da nascondere. Recuperare una persona disagiata vuol dire recuperare una vita… e la ricchezza che quella vita può offrire. Salute mentale vuol dire vantaggio per tutto il tessuto sociale.

Intanto questa sera presso il ristorante L’Anfora ci sarà la “Pizzata della Solidarietà” con la presenza dell’artista Giovanna Nocetti.

Comments are closed.

h24Social