LA MOUNT WHITNEY NAVE AMMIRAGLIA NEL CONFLITTO CONTRO LA LIBIA

L’attacco contro la Libia, iniziato nel tardo pomeriggio con l’entrata in azione dei caccia francesi, è andato avanti nella serata su larga scala, quando le unità della marina americana hanno iniziato a bombardare con i missili Cruise le postazioni della contraerea libica, in un’operazione ribattezzata “Odissea dell’alba”. Alle operazioni,  momentaneamente sotto il comando americano, partecipano al momento Usa, Francia e Gran Bretagna. Italia e Canada, gli altri due membri della coalizione internazionale, non hanno ancora preso parte attivamente ai raid. Ma l’Italia sta fornendo un importante supporto logistico attraverso la messa a disposizione della coalizione di ben sette basi militari.

Il comandante della Mount Whitney Jeffrey Ruth con il sindaco di Gaeta

L’impiego militare americano coinvolge le unità navali già nel Mediterraneo, cinque, oltre a diversi sottomarini. Fra queste due cacciatorpediniere , con in dotazione missili cruise: la USS Stout e la USS Barry. Nella regione è anche presente la USS Ponce, una nave anfibia da sbarco e la USS Kearsarge, una nave anfibia d’assalto con a bordo 400 marines. A guidarle è la nave con base a Gaeta USS Mount Whitney, la nave di punta della sesta flotta della marina, dotata di sistemi di comando e controllo molto sofisticati. Il Washington Post aggiunge che dispiegata nel Mediterraneo vi è anche il sottomarino di classe Los Angeles USS Providence, con missili cruise Tomahawk. Inoltre, precisano le fonti, la Marina americana ha di recente dispiegato nella regione «alcuni altri» sottomarini.

Il numero uno è il generale Carter Ham, capo dello US Africa Command con sede a Napoli. Il responsabile operativo delle “operazioni tattiche” è l’ammiraglio Sam Locklear, comandante capo delle forze navali Usa in

Europa e in Africa, che agirà dalla Uss Mount Whitney, la nave-comando che è l’ammiraglia della Sesta Flotta. La Mount Whitney è una vera e propria cabina di regìa, in grado di coordinare tutte le informazioni raccolte dal vasto dispositivo di spionaggio elettronico Usa (satelliti, aerei Awacs, droni), e poi di teleguidare gli interventi combinati di forze aeree, missili, e della potente artiglieria delle altre navi in zona. “Multi-face”, è il termine con cui il Pentagono descrive l’arsenale di armi dispiegato: “Usiamo bombardamenti aerei, missilistici, navali, tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione. Il bersaglio principale sono le postazioni missilistiche di Gheddafi sulla costa”.

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