SANITA’ LAZIO. PRECARI ANCHE TRA I MEDICI. DA OLTRE DIECI ANNI

Cinquant’anni d’età. Con i suoi 16 anni di lavoro precario, Salvatore Ricci è il decano del coordinamento medici precari del Policlinico Umberto I. Ieri è stato ascoltato dalla Commissione Lavoro e politiche sociali, presieduta da Maurizio Perazzolo (Lista Polverini), assieme a due suoi colleghi, Francesco Monteleone e Paolo Versacci, anche loro da anni in attesa di una stabilizzazione del rapporto di lavoro, e all’avvocato Antonio Capparelli, direttore amministrativo del nosocomio romano. “La durata dei rapporti di lavoro può arrivare a un tempo massimo di cinque anni, ma, negli ultimi tempi, abbiamo visto accorciare la durata dei contratti a un anno”, ha riferito alla commissione il dottor Versacci.

“Nonostante i disagi – ha detto il dottor Ricci – i medici precari hanno sempre fatto il proprio lavoro, cercando la condivisione per risolvere i problemi e reggendo le sorti dell’azienda. Adesso siamo qui per chiedere il rinnovo di tutti i contratti in scadenza, fino ad arrivare a una regolarizzazione che non costa un euro in più, perché siamo già a bilancio”. A conferma del fatto che, nonostante i tagli previsti dal piano di riordino della sanità laziale, è possibile giungere alla stabilizzazione di questi professionisti, l’intervento dell’avvocato Capparelli: “La mia presenza qui attesta la solidarietà dell’azienda – ha detto il direttore amministrativo dell’Umberto I – Una solidarietà che è semplice, perché stiamo parlando di quelle figure che hanno già superato una selezione all’ingresso. Dalla lettura della normativa emerge che siamo già un passo avanti, perché le regioni possono intervenire legiferando in materia.

Da parte nostra, siamo riusciti a rinnovare i contratti. Per noi questi medici sono un valore”. Per dare un’idea della delicatezza del problema, il dottor Versacci, pediatra, ha ricordato che nel Lazio sono rimasti solo due postazioni di trasporto neonatale d’emergenza, una al Bambin Gesù e una all’Umberto I. “A fronte di un pediatra a tempo indeterminato – ha spiegato Versacci -, da noi ci sono 13 precari. Nel pronto soccorso pediatrico viene riconosciuta un’indennità di appena undici euro per un’intera notte dalle 21 alle nove del mattino”. Il dottor Monteleoni ha ricordato che i medici precari – spesso in attesa di stabilizzazione da 10, 12 anni, fino al caso limite dei 16 anni del dottor Ricci – possono dedicarsi solo all’azienda per cui lavorano, in quanto i loro contratti prevedono l’esclusività del rapporto.

Presente all’incontro anche la vicepresidente della Commissione Sanità, Giulia Rodano (Idv) la quale ha osservato che situazioni di questo tipo, per la loro peculiarità, non dovrebbero rientrare nel blocco delle assunzioni e del turn over previsti dal piano di riordino della sanità laziale o dalla legge di stabilità in discussione alle camere che toglie la possibilità di fare investimenti. Tonino D’Annibale (Pd) ha ricordato che i tagli interessano 3500 unità lavorative e che molti di questi lavoratori hanno già perso il contratto di lavoro. “Abbiamo reparti strategici della nostra Regione che si reggono su medici precari e il cittadino non lo sa”, ha notato Luigi Nieri (Sel) il quale ha aggiunto che “questo è un paese di pazzi, non ci si rende conto che questa è una bomba a orologeria”. Nieri  ha infine invitato la delegazione dell’Umberto I a richiedere un’audizione anche in commissione Sanità, dove sono all’esame le conseguenze dei tagli dal punto di vista dell’utenza.

“La presidente Polverini ce la sta mettendo tutta e sono certo che il piano di riordino darà i suoi frutti” – ha dichiarato il presidente della Commissione, Maurizio Perazzolo, il quale ha disposto l’invio del verbale della riunione alla presidente della Regione e commissario di governo per l’attuazione del piano di rientro del deficit della sanità del Lazio, Renata Polverini.

Comments are closed.

h24Social