GAETA: OMICIDIO PICCOLO, ERGASTOLO A ZAGARIA

Ergastolo e diciotto mesi di isolamento diurno al 52enne Michele Zagaria, attuale reggente dei casalesi, primula rossa della mafia di Casal di Principe, condannato ieri dalla Corte d’Assise di Latina, giudice Pierfrancesco De Angelis (a latere Costantino De Robbio), perché ritenuto mandante nell’ambito dell’omicidio del 21enne Pasquale Piccolo compiuto in località Ariana a Gaeta il 21 luglio 1988.

La richiesta d’ergastolo, accolta ieri, era stata formulata a fine settembre dal pubblico ministero della Direzione Distrettuale antimafia di Roma. Le ragioni dell’omicidio sono tutte nell’ascesa dei “nuovi” boss casalesi, capitanati da Francesco “Sandokan” Schiavone. Dopo l’omicidio storico del boss Antonio Bardellino nel maggio 1988 in Brasile, pochi giorni dopo fu ucciso il nipote Paride Salzillo, strangolato sulla sedia con un filo di caciotta e il cui corpo venne poi gettato nei Regi Lagni.

Dopo la prima fase della guerra che trascinò i parenti di Bardellino a Formia, la seconda fase iniziò con la trasferta dei casalesi a Formia per eliminare le pedine di secondo piano dei bardelliniani.

Così Dario De Simone, oggi pentito e all’epoca pistola fumante di Bidognetti, e altri partirono da Casale per uccidere Pasquale Piccolo e Raffaele Parente. Piccolo viaggiava a bordo di un’autovettura insieme al 20enne Raffaele Parente quando i due furono affiancati da una motocicletta (De Simone e Vincenzo Zagaria a bordo), che su di loro scaricò un paio di caricatori. Parente rimase gravemente ferito al collo. Piccolo morì.

La colpa, agli occhi dei nuovi boss, consisteva nel fatto che si trovassero in provincia di Latina per fare visita ai parenti di Bardellino e in particolare perché frequentavano Ernesto Bardellino, fratello di Antonio. Proprio Raffaele Parente, infatti, intratteneva una relazione con Patrizia Fontana (che poi sposerà nel 1990), sorella di Anna Fontana, quest’ultima moglie di Antonio Salzillo, ucciso il 9 marzo del 2009 a Cancello Arnone. Per l’omicidio Piccolo, durante il maxi-processo Spartacus di cui il processo terminato ieri costituisce uno stralcio, furono condannati il killer Dario De Simone, come esecutore, lo specchiettista Alfredo Zara, “Sandokan” Schiavone e Francesco Bidognetti ritenuti i mandanti.

Poco prima dell’omicidio, inoltre, raccontò De Simone in Corte D’Assise, furono Nicola Caterino, 52enne boss di Cesa, e il 45enne di Gattinara Giancarlo Di Sarno a offrire ospitalità ai killer (Vincenzo Zagaria e lo stesso Dario De Simone) in una villetta di Fondi e tuttora indagati per concorso nell’omicidio. Il 3 luglio dello scorso anno, proprio nei confronti di Caterino sono scattate le manette.

Dall’omicidio Piccolo si cominciò a parlare di Casalesi, di clan e di agguati in un territorio fino ad allora estraneo agli omicidi di camorra.

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