***video***GAETA: EX AVIR, 60 DIPENDENTI CHIEDONO GIUSTIZIA


«Ho depositato un’azione penale contro l’Avir, la Gaim, il Comune di Gaeta  e gli altri enti preposti, per il mancato controllo dello smaltimento dei rifiuti tossici e per la mancata bonifica dell’area ex Avir». A parlare è l’avvocato Fabio Maria Vellucci rappresentante di sessanta dipendenti dell’ex vetreria che ieri mattina, in una conferenza stampa, ha illustrato l’attuale situazione. Relativamente al mancato controllo dello smaltimento rifiuti e all’obbligo di bonifica, tale vincolo era presente nel preliminare di cessione dell’area della vetreria dall’Avir alla Gaim ma sarebbe scomparso nel contratto definitivo del 2001. La questione è piuttosto complessa ed è l’avvocato Vellucci a spiecare che: «Il danno ambientale esiste tutt’oggi, i materiali tossici come grafite e amianto, oggetto della denuncia, si sono infiltrati nel suolo, sono entrati nei vestiti, sono stati ingeriti e inalati non solo dagli ex operai ma anche dai loro familiari. Ci sono dei decessi che testimoniano questa  triste vicenda». A rendere ancora più intricato il quadro della situazione ci sono poi delle questioni di ordine edilizio / amministrativo e un presunto abuso nei confronti degli ex dipendenti Avir. L’avvocato Vellucci a tal proposito osserva: «Il famoso “palazzo rosso” che si trova tra via Frosinone e via Serapide, accanto all’ex stabilimento, doveva essere esclusivamente e per contratto, destinato agli alloggi per gli ex operai Avir e, invece, è stato trasformato con una semplice Dia e venduto a privati senza il consenso degli ex operai». I presunti illeciti dal punto di vista amministrativo sono alla base di una delle cause tra poco intentate dagli ex dipendenti per il tramite del loro avvocato che definisce questo aspetto «di liceità dell’agire amministrativo». Inevitabile alla conferenza l’intervento di alcuni degli ex dipendenti tra cui Onofrio Pampena che sottolinea: «Il sito dell’ex vetreria viene sempre dichiarato dismesso ma come si fa a parlare di dismissione senza bonifica? Erano molte le sostanze altamente tossiche a contatto con  le quali lavoravamo. L’amianto, poi, era presente ovunque, nei reparti e anche all’esterno dello stabilimento». Franco Marzullo ex operaio, ha lavorato per l’Avir dal 1965 al 1983 e con espressione rassegnata racconta: «Ho avuto problemi gravi a entrambi i polmoni e i referti parlano di patologie dovute ad alte quantità di amianto: quando veniva scaricata la soda, o qualche altro composto volatile, si creava una nube che invadeva tutto il reparto. Senza dimenticare che i camici, i guanti e le altre protezioni che utilizzavamo per proteggerci dal calore erano di amianto». A chiudere la conferenza è stato l’avvocato Vellucci che ha annunciato: «Non ci fermeremo. Ci sono morti che chiedono giustizia».

Di: Giusy Polito

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