***video***SMANTELLATA ORGANIZZAZIONE CAMORRISTICA DEDITA AL NARCOTRAFFICO, ESTORSIONI ED USURA


Alle prime ore dell’alba,  agenti della Polizia di Stato della Questura di Latina, a conclusione di un’imponente operazione di polizia giudiziaria coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli -Direzione Distrettuale Antimafia- contro il narcotraffico, l’estorsione e l’usura, hanno tratto in arresto 23 persone.
E’ stata infatti smantellata una organizzazione criminale operante sul litorale Flegreo e nelle zone costiere delle province di Latina e Roma, direttamente collegata al clan Longobardi-Beneduce, responsabile non solo di spaccio di stupefacenti, ma anche dei reati di estorsione ed usura.
Le indagini avviate nel 2005 e concluse con l’operazione odierna hanno visto impegnati i poliziotti del Commissariato di P.S. di Formia e della Squadra Mobile di Latina in complessi servizi e investigazioni che hanno consentito di acclarare i legami degli odierni arrestati con esponenti di spicco del citato clan, nonché di individuare le loro molteplici illecite attività estesesi negli anni dal litorale di Pozzuoli fino a Latina e Nettuno. In tale contesto è  stato accertato anche un patto tra le cosche campane e quelle calabresi, da anni ormai insediatesi sul litorale romano, per il traffico di stupefacenti.

Gennaro CAVALIERE

Gennaro CAVALIERE

Fin dai primi atti di indagine si sono evidenziate attività estorsive compiute in provincia di Latina da parte dell’indagato CAVALIERE Gennaro, risultato organicamente inserito nel clan BENEDUCE-LONGOBARDI,  che  “vantava”  la sua piena affiliazione ad una piramidale organizzazione malavitosa.  Lo stesso, dotato di notevole caratura  criminale,  è risultato  elemento  di comunione  tra la “manovalanza”  ed i vertici della holding  camorristica di riferimento. Seguendo il Cavaliere la P.G.,  durante l’attività investigativa supportata dalle intercettazioni telefoniche delle utenze in suo uso, è giunta all’individuazione dei soggetti a questo “vicini”,  ritenuti  “operanti” anche nell’agro laziale,  delineandone,  sufficientemente, la struttura, la consistenza organica e i ruoli ricoperti all’interno del gruppo criminale,  nonché i diversificati interessi illeciti gestiti, direttamente e/o per interposta persona, attraverso il coinvolgimento di soggetti ritenuti “contigui”,  tra i quali sono stati identificati alcuni degli odierni indagati.

Le acquisizioni  investigative,  inoltre, sebbene per alcuni aspetti hanno messo in risalto,  specie in circostanze di potenziale pericolo,  la valenza criminale e la sostanziale unitarietà strutturale e di intenti dell’organizzazione indagata,  hanno evidenziato, al tempo stesso, una suddivisione “operativa” del gruppo in relazione alle diverse attività delittuose, che sono risultate direttamente coordinate dal CAVALIERE Gennaro,  sia in prima persona che con la complicità di  soggetti contigui coinvolti,   principalmente,  nelle specifiche attività delittuose contestate e delle quali gli indagati si sono nel tempo interessati.
In tale contesto le indagini hanno permesso di acquisire fonti di prova per i reati di traffico e spaccio di stupefacenti, nonché in ordine ad attività estorsive ed usurarie che hanno visto come vittime imprenditori laziali.
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Gli arrestati, con evidenti o, talvolta, velate minacce consistite nel far valere la forza di intimidazione che promana dall’associazione camorristica di cui gli stessi fanno parte,  detta “clan Longobardi-Beneduce”, operante sul territorio di Pozzuoli,  Licola,  Quarto e zone limitrofe,  hanno costretto due imprenditori di Minturno (LT), titolari di una ditta di costruzioni operante prevalentemente in territorio pontino ed il titolare di una ditta di movimentazione terra operante in Brescia a versare loro ingenti somme di danaro a titolo estorsivo.
Nel contempo, approfittando dello stato di bisogno di altri imprenditori, si sono fatti  dare ,  in corrispettivo di  somme di denaro , interessi e vantaggi usurari.
Occorre sottolineare che l’organizzazione capeggiata dal CAVALIERE ha compiuto atti estorsivi nella provincia di Latina, dai quali, tra l’altro ha preso le mosse l’indagine, incurante che le vittime nonostante godessero della protezione di clan del Casertano, fungevano da “addentellati” anche per il clan napoletano in una serie di svariate attivita’ di penetrazione nel sud pontino quali: procacciamento d’affari, reclutamento imprenditori da vessare, supporti logistici, acquisizione di appalti e qant’altro; il tutto evidenziando una forza di intimidazione considerevole, che ha permesso all’organizzazione flegrea di tentare di estendersi in maniera radicale  in tutto il Basso Lazio. Solo le investigazioni della Polizia di Stato di Formia e Latina hanno consentito che ciò non avvenisse, permettendo all’A.G. di interrompere l’attività delittuosa della citata organizzazione con i provvedimenti odierni.
Per quanto riguarda lo spaccio di stupefacenti gli arrestati erano soliti reperire  la droga, acquistandola e/o ricevendola in Napoli e zone limitrofe  e successivamente si occupavano, direttamente o a mezzo terzi,  del trasporto ,  in particolare a Nettuno, Latina, Pozzuoli e Licola, sede principale dello spaccio.
In tale contesto si sono evidenziati forti legami con indagati dimoranti in Nettuno risultati essere contigui al clan calabrese dei Gallace, con ciò dimostrando ancora una volta che nel traffico di droga le organizzazioni criminali campane e quelle calabresi operano in stretto collegamento.
Alle indagini e all’esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare in carcere di soggetti dimoranti nel napoletano ha collaborato personale della Squadra Mobile di Napoli.

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