VINI CORESI ANCORA UNA VOLTA PROTAGONISTI

vino-bottiglia-coriI vini coresi ancora una volta protagonisti dello scenario enologico nazionale e mondiale con due medaglie d’argento ed un primo posto nella classifica stilata da Repubblica nella sua Guida di Ristoranti di Roma 2010-2011.
La Cincinnato conquista 2 medaglie d’argento alla IX edizione del concorso enologico internazionale delle Città del Vino – Selezione del Sindaco 2010 tenutosi a Brindisi.
Le medaglie sono andate al Raverosse 2007 – Cori Doc Rosso e al Castore 2009 – Igt Lazio Bianco.
Raverosse denomina un territorio vitato del Comune di Cori caratterizzato da speroni di roccia calcarea di colore rosso che collegano le alture dei Monti Lepini alle colline vulcaniche della campagna corese; la quantità di calore che durante il giorno nutre questa roccia viene di notte restituito lentamente ai vigneti consentendo l’ottenimento di uva di altissima qualità: il vino presenta un colore rosso rubino, armonico con sentori di frutta rossa matura.
Il Castore è un vino di raffinata eleganza che racchiude in sé la terra di origine, prende il nome dai mitici Dioscuri cui è dedicato l’antico tempio di Castore e Polluce i cui resti imponenti arricchiscono il patrimonio archeologico di Cori, ed è ottenuto dalla vinificazione in purezza del Bellone, uva di origine antica conosciuta anche come uva pane per la sua buccia sottile e delicata: basse rese per ettaro e una accurata vinificazione originano un vino fragrante e delicatamente fruttato.
Premiato con la valutazione di quattro stelle e mezzo, a significare il raggiungimento di 90-91/100 in degustazione, il Dithyrambus 2006 dell’Azienda Agricola Biologica Marco Carpineti, un vino di colore rosso granato intenso con riflessi violacei, un profumo complesso, speziato, etereo ed un sapore asciutto, di grande corpo e fondo amarognolo, che esprime la profonda unicità e la magnificenza del Nero Buono e del Montepulciano cresciuto ai piedi dei Monti Lepini.
Perché Dithyrambus? Il Ditirambo è un componimento poetico classico le cui origini sono tradizionalmente legate al culto del dio Dioniso o Bacco, dio del vino e della natura.
Si trattava di invocazioni e lodi intonati dai seguaci del dio durante le Baccanali, feste o processioni dionisiache; il Ditirambo veniva infatti cantato dalle sacerdotesse di Bacco, le baccanti o menadi o lene, con accompagnamento di strumenti musicali, cetre e flauti.
Collegato all’euforia prodotta dall’ebbrezza, il ditirambo fu vario di forme e di modi: spesso si instaurava un drama, azione, tra il capo e i componenti del coro e a questo Aristotele fa risalire le origini del teatro greco.
«Dunque, ancora uno strepitoso riconoscimento che consolida i vini coresi ai vertici dell’enologia laziale e fuori dei confini regionali», commenta il Sindaco Tommaso Conti.

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