ACQUE MINERALI: LAZIO, BENE PER DOPPIO CANONE, MA PREOCCUPA NUMERO 34 CONCESSIONI

controlli_acquaIl Lazio è tra le poche Regioni promosse in Italia per la gestione delle acque minerali, grazie al doppio canone applicato sia in relazione all’estensione delle concessioni che alla quantità di acqua prelevata e imbottigliata, anche se preoccupa l’enorme estensione di oltre 3.600 ettari per le 34 concessioni esistenti, che portano la nostra regione al secondo posto in Italia per estensione della superficie destinata al prelievo delle acque minerali. In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, Legambiente e la rivista Altreconomia tornano a denunciare, con il dossier “Il far west dei canoni di concessione sulle acque minerali”, il “business dell’oro blu in bottiglia”nel nostro paese, che fa registrare un consumo pro capite di 194 litri di acque minerali più del doppio della media europea e americana che si aggirano sugli 80 litri.
Nel Lazio, sulla sulla base dei parziali dati raccolti, sono quasi 290 milioni i litri imbottigliati (dei quali il 25% in vetro) e quasi 360mila i metri cubi emunti. Sul fronte del canone si prevedono dai 60 ai 120 euro per ciascun ettaro dato in concessione, penalizzando di più il maggiore prelievo di acqua (la soglia limite per la tariffa più bassa è di 25 milioni di litri all’anno); 2 euro per ogni metro cubo di acqua imbottigliata; 1 euro al metro cubo per il volume emunto ma non imbottigliato. Sono inoltre previ sti degli incentivi per favorire l’uso degli imballaggi in vetro o meglio ancora del vuoto a rendere, con una riduzione del canone sull’imbottigliato rispettivamente del 50% o del 70%, per l’acqua commercializzata non solo in vetro ma anche con vuoto a rendere.
“Nel Lazio la Regione ha compiuto un primo fondamentale passo definendo i canoni per le concessioni delle acque minerali, ma ci preoccupano ancora le tante e troppe estese concessioni –ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio- L’acqua è una risorsa preziosa e come tale va trattata, i cittadini si sono affezionati alle minerali con le bollicine ma spesso l’acqua di rubinetto è di eguale qualità e certamente ha un numero di controlli molto elevati. Servono allora norme più stringenti, per favorire l’uso dell’acqua pubblica, innalzando ancora i canoni, fermi dal 2006, stabilendo una cifra di almeno 2,5 Euro per metro cubo imbottigliato o solo emunto e nel frattempo avviando una campagna di informazione tra i cittadini per proteggere questa risorsa così importante.”
In Italia, le Regioni incassano dalle aziende cifre mediamente irrisorie e insufficienti a ricoprire anche solo le spese sostenute per la gestione amministrativa delle concessioni o per i controlli, senza considerare quanto viene speso dagli enti locali per smaltire il 65% delle bottiglie in plastica che sfuggono al riciclaggio. L’imbottigliamento di 12,5 miliardi di litri comporta inoltre l’uso di 365mila tonnellate di PET, un consumo di 693mila tonnellate di petrolio e l’emissione di 950mila tonnellate di CO2 equivalente in atmosfera. Per la fase di trasporto poi solo il 18% delle bottiglie di acqua minerale viaggia su ferro , mentre il resto è affidato ai grandi TIR che viaggiano per centinaia di chilometri lungo le autostrade d’Italia consumando combustibili fossili (gasolio) ed emettendo grandi quantità di inquinanti in atmosfera (da quelli globali come la CO2 a quelli locali come il PM10).
“Il Lazio viene promosso per i canoni di concessione delle acque minerali, ma il business dell’oro blu in bottiglia continua ad essere insostenibile per la collettività sotto il punto di vista economico e ambientale -ha dichiarato Maurizio Gubbiotti, coordinatore della segreteria nazionale di Legambiente-. L’acqua di rubinetto è più economica e meno dannosa per l’ambiente, ma anche più sicura, servono campagne per promuoverne l’utilizzo. Un contesto nel quale è fondamentale impedire qualsiasi obbligo di privatizzazione nella gestione dell’acqua di rubinetto. L’acqua è un diritto fondamentale e universale, una risorsa primaria senza la quale è impossibile vivere, non un servizio pubblico qualsiasi, non può essere ridotta a merce.”

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