FONDI: APRE IL 31 MARZO “IGNEO – CARATTERE E CHIAMATA DEL DáIMON”

Dal 31 marzo al 22 aprile Basement Project Room apre in via Tommaso d’Aquino 26 a Fondi la mostra “IGNEO – carattere e chiamata del dáimon” a cura di Alessandro Di Gregorio. Presenti come espositori Simone Barbagallo, Linda Carrara, Alessandro Di Gregorio, Francesco Filippo, Alex Lo Vetro, Manuela Morgia, Adriano Petrucci, Pietro Spirito, Fernanda Veron, Giulio Zanet.

La presentazione nelle parole del curatore Alessandro Di Gregorio.

“Quante volte ci siamo chiesti perché gli uomini si comportano in un determinato modo in determinate situazioni? Quante volte ci siamo chiesti perché noi stessi abbiamo reagito secondo modalità che, ripensandoci, appaiono magari del tutto insensate? A volte l’educazione ricevuta dai genitori, a volte il contesto sociale e culturale in cui si è cresciuti gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo di un individuo, ma non sembra riduttivo pensare che gli uomini siano una mera combinazione di cromosomi, precetti, regole impartite dai genitori e fattori ambientali? Deve esserci qualcosa di più, qualcosa di impalpabile, incomprensibile e tuttavia fondamentale. Questo “qualcosa” alcuni lo chiamano “genio”. Altri lo hanno chiamato “spirito, “dáimon”, e anche “angelo custode”.

Ebbene sì. Ognuno di noi riceve un demone come compagno segreto prima della nascita e ci starà accanto per tutta la vita al fine di aiutarci a portare a termine il destino che ci siamo scelti. Ed è questo “demone” ad essere responsabile di quella strana sensazione “che il mondo voglia che io esista” che talvolta l’uomo prova.

BASEMENT PROJECT ROOM inaugura il proprio spazio espositivo con IGNEO, la prima mostra collettiva che inaugura il calendario espositivo dell’anno 2012. Ordinata da Alessandro Di Gregorio, l’esposizione, che raccoglie i lavori di dieci artisti, si limita ad esplorare il tema del dáimon e pone in primo luogo i suoi affascinanti aspetti.
Dieci dáimon che dialogano organicamente. Forse non c’è niente di più conosciuto di quanto riteniamo ci sia noto: così, artisti diversi e tesi a rielaborare l’eterogeneità del vissuto, scelte linguistiche e formali a volte antitetiche ma organiche, restituiscono la realtà, libera, volante, passeggera, cangiante e allo stesso tempo fissata in un momento cronologico definitivo. Artisti come questi rinnovano, di certo, una visione che sembrava esauritasi, che in molti dichiarano morta, che per altri è oggetto di ovvietà della rappresentazione.

Il dáimon esprime il potere divino che però resta distinto dagli dei (dal theos), una forza esterna all’uomo e assimilabile al destino, al fato, o alla fortuna, non controllabile dal soggetto. Conseguentemente la lettura viene vista come il raggiungimento dell’eccellenza, come lo sviluppo pieno della propria vocazione, come la liberazione del proprio “genius”. Ogni dáimon ha il proprio fuoco, il proprio ritmo, il proprio cuore. Si sa che i tempi dell’organismo sono multipli, si tratta di accordare i ritmi tra di loro, sia sincronicamente che diacronicamente: tra spazio corporeo e tempo animato uno strumento musicale chiamato psiche negozia le proprie dissonanze e può farsi sentimento dodecafonico.

Nella mia stanza, entra dalla grande finestra la giornata plumbea aperta all’infinito: il grigio delle nubi è solcato a perdita d’occhio da un vento mutevole. Incantato dalla luce fredda, diffusa, spessa, affascinato da una sensibilità molto sottile ma percettibile, dall’evocazione di figure come fantasmi della memoria felice, si può rischiare di essere fuorviati dalle apparenze.

I confini dell’anima, nel tuo andare, non potrai scoprirli neppure percorrendo tutte le strade: così abissale è il logos che essa possiede.

Così sentenziava Eraclito”.

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