La “Pravda” di Piazza del Popolo e le “bufale” istituzionali. Guerra sui numeri del Tpl

La “Pravda” di Piazza del Popolo e le “bufale” istituzionali. Guerra sui numeri del Tpl

A volte bastano davvero poche righe per alzare il tono della polemica. E quando si tratta di farsi male da soli, nessuno è più bravo del folto gruppo di valenti comunicatori assunti nel tempo da Damiano Coletta, il sindaco di Latina. E ci voleva proprio un bell’impegno per rendere insidiosa una comunicazione riguardante il buon servizio di trasporto pubblico urbano che la sua giunta ha messo in piedi grazie ad un gruppo temporaneo di imprese private e la scelta di affidare tutto a bando (finalmente). Ma lo staff addetto alla comunicazione del Comune non si è dato pace finché non ha trovato il modo di scivolare su una buccia di banana anche in questo caso. La situazione è semplice: pochi giorni fa molti giornali e siti online locali se ne escono con un dato senza ombra di dubbio clamoroso e appetibilissimo per i titoli dei principali articoli delle testate giornalistiche: “il nuovo Tpl vende più biglietti in un mese di quanti il vecchio gestore in un anno”. Più o meno si può riassumere così. E in molti (consiglieri comunali di opposizioni in testa, vedasi Nicoletta Zuliani del Partito democratico) tiravano un bel sospiro di sollievo: “era ora” diceva la consigliera dem. La ghiotta notizia veniva da un comunicato di poche righe uscite pochi giorni fa e pubblicate prontamente a partire dal 6 di settembre. Così recitava il comunicato:

“Diciottomila ticket venduti in un mese e mezzo eguagliano la quota raggiunta in un anno dal precedente gestore. Questi i numeri in avvio del trasporto pubblico locale operato dalla CSC”.

Insomma, Damiano Coletta straccia tutti con la sua geniale trovata di affidare il Tpl ad un gestore privato, “lunga vita a Coletta”. Per carità, il servizio è indubbiamente migliore del precedente, questo si vede ad occhio. E si cominciano anche a vedere dei controllori in giro per le fermate della città pronte a salire sugli autobus e multare tutti coloro che vorrebbero scroccare un viaggio gratis. Quindi un miglioramento c’è. Ma quando si esagera, e quando lo si fa nei confronti per giunta di un privato nei confronti del quale una amministrazione pubblica dovrebbe mantenere una equidistanza tipica del “controllore” e non andarci a braccetto cantando tutti insieme in coro “quanto bravi siam”, allora sorge il problema. Però avete capito il punto no? In poco più di un mese il nuovo Tpl ha venduto esattamente quanto il vecchio servizio vendeva in un anno. Che successone, sembra perfino troppo bello per essere vero. E infatti, come tutte le illusioni, sembra durare ben poco. Il vecchio gestore, da anni prorogato fino all’inverosimile dalle precedenti amministrazioni (e per due anni anche dall’attuale) non ci sta e scrive un comunicato di fuoco contro il Comune che esce pochi giorni dopo ed eccolo qui:

“In questi giorni sui quotidiani locali viene dato ampio risalto al fatto che in un mese e mezzo di  nuova gestione del Servizio di Trasporto Pubblico Locale si sono venduti 18.000 titoli di viaggio con ampia soddisfazione dell’Amministrazione Comunale che ha reso noto i dati durante una riunione in Commissione Trasporti ponendo evidenza sul fatto che tale numero eguaglia i titoli di viaggio venduti in un anno dal precedente Gestore. Peccato che i dati a consuntivo della precedente gestione ATRAL anno 2017 sono completamente diversi, come risulta dalle rendicontazioni in possesso dell’Amministrazione Comunale di Latina. Sul punto ci teniamo a precisare quindi quanto segue: nell’ultimo anno ATRAL ha venduto oltre n° 420.000 biglietti (e non 18.000!!!) con una media di  35.000 biglietti/mese; Nel periodo  01.07.2017 – 15/08/2017 (stesso periodo della Nuova Gestione CSC) ATRAL ha venduto 50.000  biglietti vale a dire il TRIPLO in più rispetto all’attuale e tanto ‘elogiata’ Nuova Gestione”. 

Insomma, quelli che c’erano prima sono proprio arrabbiati e lo si vede anche dall’ampio uso di punti esclamativi e lettere maiuscole che hanno deciso di usare nella loro comunicazione. Insomma, ci sono due dati, due voci, due “opinioni”. Ma ecco il punto, qui siamo di fronte a due scenari possibili: o mente il vecchio gestore oppure mente il Comune. E siccome il vecchio gestore ha parlato dopo citando dati in possesso anche all’amministrazione comunale allora viene da pensare che difficilmente si sarebbero avventurati in tale imprudenza. Del resto, se fosse il Comune a dire bugie, specialmente in un periodo in cui dagli ambienti di Latina Bene Comune arrivano piogge di critiche ai quotidiani locali, ritenuti colpevoli di diffondere bufale, ecco che si aprirebbero altri due scenari: o hanno mentito per cercare di stravincere sul piano comunicativo oppure lo hanno fatto perché non sono in grado di verificare le loro fonti. Fonti che sono – almeno si spera – spesso interne alla stessa amministrazione comunale. Quindi ne deriva che l’ufficio stampa non sa interpretare i dati che loro stessi richiedono ai funzionari degli altri uffici. Quindi il Comune, se fosse vero quello che dice il vecchio gestore, trasmette bufale e lo fa da un canale istituzionale. E a questo punto il deprimente dubbio apre le ultime due risposte possibili: o lo fanno perché sono in malafede, oppure perché non sono capaci. In ogni caso viene da dire che il trasporto pubblico funzionerà pure bene ma altrettanto non si può dire della comunicazione istituzionale. Poi però non vadano dai giornalisti, che lavorano nella difficile prima linea dell’informazione locale, a fare lezioncine di comunicazione. Queste lezioni non possono arrivare né dal sindaco né dal sempre più nutrito gruppo di strapagati (visti i risultati) addetti stampa dell’amministrazione comunale. Se invece è l’Atral a mentire, poco male, visto che non sono più i nostri gestori. Ma a questo punto è il Comune che deve dimostrare che quello che dice è vero e che il modo in cui lo ha comunicato era un servizio di informazione per il cittadino e non qualcosa che somiglia sempre di più alla “Pravda” di Piazza del Popolo, civico 1. 

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