Fondi, l’Ad del Mof dopo l’operazione Aleppo: “Noi vittime”

Fondi, l’Ad del Mof dopo l’operazione Aleppo: “Noi vittime”

A margine dell‘ultima inchiesta dell’antimafia andata a sfiorare il Mof, che ha portato di nuovo alle manette la famiglia D’Alterio, noti autotrasportatori, l’amministratore delegato del Mercato di Fondi, Enzo Addessi, punta il dito contro il tritacarne che ancora una volta ha investito viale Piemonte e i suoi operatori. Puntualizzazione dopo puntualizzazione. 

«Operazione “Aleppo”, già Operazione “Gea”, già Operazione “Sud Pontino”: ci risiamo con i “soliti noti”. Stessa storia, stessi protagonisti, stesso ciclone che torna inevitabilmente a coinvolgere il Mof e tutti gli operatori onesti.

L’operazione “Aleppo” – della quale non possiamo che complimentarci con gli inquirenti e le forze dell’ordine per l’incessante lavoro svolto e che, almeno questa volta, ci auguriamo possa estirpare definitavamente dal Mof chi vive costantemente nell’illegalità, coinvolgendo, di riflesso e nostro malgrado, in una sorta di “combutta generale” un’intero sistema economico fatto di tanta gente onesta e lavoratrice e ancor più una intera comunità territoriale – porta alla ribalta un amaro rovescio della medaglia.

Enzo Addessi

Ogni qualvolta, ormai con cadenza periodica, le operazioni di polizia (ricordiamo le precedenti “Sud Pontino” e “Gea”) portano in evidenza l’ennessimo episodio di questa interminabile saga delinquenziale per fatti criminosi apparentemente “nuovi” ma che riguardano invece sempre gli stessi soggetti, assistiamo ad una vera e propria rincorsa da parte di politici a vari livelli, o di Associazioni o di opinion leader a rilasciare dichiarazioni, molte delle quali superficiali e generiche, che ingenerano nell’opinione pubblica il concetto che l’intero tessuto economico del territorio, in generale, e del Mof, in particolare, sia nelle mani della malavita. E non tenendo in alcun conto che “Mof” è un brand di eccellenza del settore agroalimentare regionale, nazionale ed anche europeo, come ci viene riconosciuto dagli addetti ai lavori e soprattutto dai consumatori.

Questi “dichiaranti”, tra l’altro, dopo aver espresso le loro “ricette della legalità” per riempire le pagine dei giornali, trascorsi i primi giorni di clamore mediatico, si disinteressano del problema senza averne mai analizzato né le origini né averne poi seguito le evoluzioni fattuali e anche giudiziali. E al Mof e agli operatori non rimane che raccogliere nuovamente i cocci di una dignità ricalpestata.

E quindi ignorando, o volendo ignorare, invece che:

Nel 1999, il defunto Direttore di Mercato dott. Gravina ed il sottoscritto, a seguito delle prime apparizioni su Fondi della ditta “La Paganese” e di immediate segnalazioni degli operatori, ci recammo separatamente presso la tenenza dei carabinieri di Gaeta e presso la Prefettura di Latina per rappresentare i nascenti sintomi di quello che sarebbe stato poi accertato con l’operazione “Sud pontino” (purtroppo dopo 10 anni) essere un cancro criminoso che iniziava a insinuarsi come una malefica gramigna nel tessuto sano ed operoso del Mof. Nel giudizio conseguente l’operazione “Sud Pontino”, Mof e gli operatori sani si sono costituiti parte civile. E con tre consecutive sentenze il Tribunale di Napoli, ha riconosciuto il Mof parte lesa con diritto al risarcimento dei danni. A luglio 2012 sempre il sottoscritto con l’allora Direttore dott. Nardone, anche su segnalazione degli stessi operatori, abbiamo attenzionato le forze dell’ordine sulla presenza nell’ambito del MOofdi esponenti della famiglia D’Alterio – nel frattempo scarcerati – con altri soggetti identificati da “radio mercato” come poco raccomandabili. Ad agosto 2012, a norma di Regolamento, lo stesso Direttore ha adottato nei confronti di D’Alterio un provvedimento di inibizione permanente di accesso al Mof. D’Alterio si fece a assumere da un parente e presentò ricorso amministrativo a seguito del quale, sul presupposto che era “preminente l’interesse del lavoratore”, il provvedimento venne annullato e D’Alterio venne riaammesso ad “operare” nel Mof ancor più baldanzoso di prima.

Con grande frustrazione degli operatori già avviliti dal continuo assioma “Mof uguale malavita”, a fronte del fatto che i D’Alterio da oltre 20 anni entrano ed escono dal carcere senza che nessuno “butti mai la chiave”. Così essi ritornano “ad operare sul luogo del delitto” per essere poi nuovamente arrestati consentendo ai famosi “dichiaranti” di poter ripetere ancora che “Mof è uguale malavita” e impartire pillole di legalità. Ma così non va bene: se la vittima denuncia (come gli operatori sani e il Mof coraggiosamente stanno facendo da anni), la vittima non può essere poi accomunata al carnefice. In questo modo la vittima subisce prima il danno dell’azione malavitosa e poi anche il danno di essere accomunato al malavitoso denunciato. Mentre questi, invece, superato il breve momento per “qualche fastidio giudiziario” ritorna ad “operare” con maggiore tracotanza: “tanto a me non fanno niente”.

E se questo non bastasse, dobbiamo ancora precisare che, nel frattempo:

i componenti della famiglia D’Alterio interessati dall’annullato provvedimento di inibizione all’accesso, hanno proposto giudizio di risarcimento danni nei confronti del MOF e dell’allora Direttore di Mercato dott. Nardone che, – udite, udite – con Sentenza dello scorso 12 giugno 2018 il Tribunale di Latina – viene accolto con condanna in solido del Mof e dell’ex Direttore Nardone ad un risarcimento danni per 30mila euro!

Ma non è finita qui: a seguito di un analogo comunicato stampa emesso dal sottoscritto il 29 luglio 2015, i D’Alterio hanno citato in giudizio il Mof ed il sottoscritto amministratore delegato per diffamazione, chiedendo un risarcimento danni di 3 milioni di euro. Giudizio tuttora pendente. Ma noi non ci siamo arresi lo stesso!

All’idomani dell’incendio di automezzi rivelato dall’operazione “Aleppo”, le strutture del Mof, il sottoscritto e gli stessi operatori hanno fornito agli organi preposti ogni supporto possibile per facilitare le indagini ed estirpare definitivamente dalle radici sane del Mof chiunque intenda operarvi in modo delinquenziale.

Non vogliamo meriti per questo, perché facciamo soltanto il nostro dovere di amministratori e di operatori sani. Questi ultimi, tra l’altro, hanno tutto da perdere da attività malavitose come quelle venute a galla per l’ennesima volta nell’operazione di ieri.

Purtroppo – e senza minimamente scalfire in nulla il grande merito e il valore dell’egregia operazione di polizia conclusa ieri – dobbiamo amaramente constatare che non è stato disvelato alcun nuovo covo di vespe velenose. Si tratta sempre delle stesse vespe arrestate e scarcerate nell’operazione “Sud pontino” e nell’operazione “Gea”, oltre che in altre innnumerevoli operazioni meno note ma riguardanti sempre le stesse vespe da oltre trent’anni a questa parte.

Un grande plauso, quindi, alla magistratura ed alle forze dell’ordine per il delicato e non sempre apprezzato lavoro: andate avanti così perché tutti gli operatori veri del Mof saranno sempre al vostro fianco. Noi continueremo comunque a denunciare qualunque fenomeno anche solo sospetto. Chi intende utilizzare il Mof per attività criminose deve essere certo di questo!
Gradiremmo però che qualche volta magari si dicesse pure: “estirpata una nuova pianta malefica dal tessuto sano del Mof, grazie all’opera eccellente di magistrati e forze dell’ordine ma anche grazie allo sforzo in prima linea degli operatori sani”.

Da oltre dieci anni abbiamo dato la disponibilità al Ministero dell’Interno di un immobile per trasferirvi il Commissariato di Pubblica Sicurezza e, perché no, anche una sede distaccata della DIA/DDA. Anche la Regione nel 2015 ha sposato l’idea approvando con voto unanime dell’intero Consiglio Regionale una proposta dei consiglieri regionali del territorio, ai quali va dato merito. Ma ancora nulla è avvenuto.

Non ci siamo arresi finora e non ci arrenderemo in futuro. Continueremo la nostra battaglia nella ferma convinzione che anche noi, prima o poi, troveremo un Giudice a Berlino! Questa volta, però, ci auguriamo che le chiavi non vengano buttate ma distrutte!».

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