Tra nuove scoperte archeologiche e fondali depredati, le soluzioni

Tra nuove scoperte archeologiche e fondali depredati, le soluzioni

Dai fondali marini di San Felice Circeo continuano ad emergere straordinari reperti archeologici risalenti ad epoche diverse che si sono accumulati e sovrapposti in quel tratto di mare nel corso dei secoli a seguito di eventi che sono tutti da decifrare. Dopo i ritrovamenti del 6 giugno e del 18 giugno scorso, il 6 agosto sono state recuperate altre sette anfore quasi integre, di epoca romana tardo repubblicano, al cui recupero ha provveduto la Soprintendenza Archeologica per le province di Frosinone Rieti e Latina nella persona del Funzionario responsabile dottoressa Chiara Delpino, che si è avvalsa della collaborazione dell’Aliquota Sommozzatori dei Carabinieri, della locale Capitaneria di Porto e del Diving di Massimiliano Accolla, lo scopritore del sito che ha guidato il gruppo sul punto di immersione.

 

 

IL PROGETTO DI UN NUOVO MUSEO Per il Sindaco Schiboni “La grande quantità e varietà di reperti che stanno venendo alla luce (anfore, vasellame, materiali da costruzione, ancore e resti delle navi stesse, ma anche cannoni e fucili) alimenta la decisione già presa dall’Amministrazione di esporli in un museo dedicato all’archeologia subacquea, grazie al quale i cittadini di San Felice Circeo potranno leggere la storia che sta emergendo dai fondali marini a testimonianza di chissà quali epiche battaglie o quali terribili naufragi avvenuti intorno al Promontorio del Circeo”. I recenti recuperi alimenteranno dunque la dotazione del museo per il quale è stata già acquisita la progettazione e per il quale l’Associazione Asso (Archeologia, Subacquea, Speleologia e Organizzazione), ha presentato una proposta di allestimento a seguito di richiesta del Comune fatta a più professionisti del settore.

 

FONDALI DEPREDATI Particolarmente delicata si presenta la necessità di tutelare questi siti archeologici subacquei che, soprattutto nei bassi fondali, sono oggetto di prelievi abusivi con grave danno per tutta la collettività.
“Non è un segreto per nessuno” a parere di Guattari, delegato ai Beni Culturali del Comune “che molte abitazioni private anche lontane dal Circeo espongono bellamente anfore integre prelevate dai fondali marini di San Felice Circeo nel corso degli ultimi 30/40 anni, comportamenti ai quali questa Amministrazione in accordo con le autorità competenti intende porre un deciso stop”.L’argomento è stato oggetto di discussione prima dell’immersione per il recupero effettuato, tra la dottoressa Chiara Delpino, il Comandante Caserta della Capitaneria di Porto, l’ingegnere comunale Domenico Matacchioni, il delegato Angelo Guattari e lo scopritore del sito Massimiliano Accolla.

POSSIBILI SOLUZIONI Tra le varie soluzioni è affiorata anche l’ipotesi di chiedere l’interdizione alle immersioni il tratto di mare interessato ai vari siti, ma l’idea è stata accantonata anche per la contrarietà al provvedimento da parte del dal Delegato ai Beni Culturali, per il quale “i Diving e gli altri operatori subacquei regolarmente accreditati devono essere considerati preziosi alleati nella tutela dei beni archeologici, perché sono i primi a segnalare la presenza di nuovi siti alle Autorità competenti, e sono anche i maggiori interessati alla tutela dei reperti che rappresentano per loro importanti occasioni di lavoro. A questo proposito si è anche discusso della possibilità di lasciare in fondo al mare i reperti nello stato in cui si trovano, per farne un parco archeologico sottomarino aperto a visite guidate, il progetto però è difficilmente realizzabile perché i nostri fondali marini sono soggetti a continui mutamenti, per cui quello che è visibile in questa stagione, già alle prossime mareggiate potrebbe tornare sotto la sabbia per chissà quanti anni”.

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