Palpeggiamenti su una paziente, infermiere di Fondi condannato a 3 anni per violenza sessuale

Palpeggiamenti su una paziente, infermiere di Fondi condannato a 3 anni per violenza sessuale

Tre anni di reclusione. Questa, la condanna inflitta in primo grado ad Armando Renzitelli, l’infermiere residente a Fondi accusato di una violenza sessuale su una paziente americana avvenuta a Roma nell’estate del 2014, al pronto soccorso dell’ospedale “Fatebenefratelli”. Una contestazione che nell’ottobre successivo, dopo la denuncia della donna ai carabinieri della Compagnia Trastevere, gli valse l’arresto, seguito da lunghi mesi ai domiciliari.

La condanna a carico del 40enne paramedico pontino, avviato al giudizio immediato nel 2015, è giunta giovedì, inflitta dalla seconda sezione penale del Tribunale di Roma. Tre anni, come anticipato, a fronte dei 5 richiesti dal pm della Procura capitolina. Il collegio giudicante gli ha riconosciuto le attenuanti generiche, equivalenti alle circostanze aggravanti. E, a margine, ha stabilito il pagamento di un doppio risarcimento: 30mila euro da destinare alla vittima, all’epoca dei fatti 23enne, 36mila a favore dell’ospedale, per danno d’immagine.

La donna giunse al “Fatebenefratelli” il 5 luglio, in nottata, in uno stato di semi-incoscienza dovuto ad una forte ebbrezza alcolica. Sostenendo di essersi trovata, al risveglio, con le braccia immobilizzate e con l’operatore sanitario intento ad abusare di lei, per poi dileguarsi. In particolare l’americana, una turista, denunciò di aver subìto dei palpeggiamenti. Circostanza negata dall’imputato, che, nel ricostruire quei momenti davanti agli inquirenti, ha sempre parlato di un intervento di linea con il protocollo per valutare se la donna dovesse urinare. Una versione che, visto l’esito del processo, non ha retto in tribunale.

Finale (parziale) ben diverso da un altro caso simile che quasi dieci anni fa vide coinvolto l’infermiere, che nel 2009 venne denunciato e, quindi, indagato per una presunta violenza sessuale ai danni di un’altra donna, anche in quel caso una paziente. In assenza di riscontri, il giudice dispose il non luogo a procedere.

Rispetto all’episodio costato la condanna dei giorni scorsi, il difensore di Renzitelli sta già predisponendo il ricorso in Appello. Una sentenza mal digerita, quella a carico del 40enne, abbastanza noto anche per il suo impegno politico, essendo da tempo coordinatore di Forza Nuova per la provincia di Latina.

L’avvocato Parisella

“La condanna si basa su dichiarazioni assolutamente contraddittorie da parte della donna”, dichiara il legale dell’infermiere, l’avvocato Alessandro Parisella, mantenendo la stessa linea tenuta in passato. “Tra gli sms mandati ai famigliari, le ricostruzioni fornite nella denuncia-querela presentata ai carabinieri e i successivi interrogatori, c’è più di qualche particolare discordante nelle ricostruzioni, anche rilevante. Credo sia oggettivo”, sottolinea. Andando nello specifico: “Prima ha sostenuto che i pantaloni le fossero stati calati, poi solo sbottonati. E, ancora, in una versione ha riferito che l’infermiere le aveva preso una mano, infilandola nei suoi pantaloni, mentre in seguito ha detto che la mano era stata solo poggiata all’esterno. Senza contare che, in sede processuale, ritengo non si siano tenuti per nulla in considerazione i livelli di percezione completamente alterati della denunciante”.

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