“Sistema Sperlonga”, interrogazione parlamentare a 5 stelle

“Sistema Sperlonga”, interrogazione parlamentare a 5 stelle

Con un’interrogazione indirizzata ai Ministri della giustizia, dell’interno e dell’economia e delle finanze il senatore Elio Lannutti del M5s è intervenuto sulle vicende giudiziarie relative al cosiddetto “Sistema Sperlonga”

Ecco il testo integrale dell’interrogazione 5 stelle:

“Premesso che, per quanto risulta: l’amministrazione comunale di Sperlonga è sempre più all’attenzione della cronaca giudiziaria locale e nazionale, per via di un continuo susseguirsi di denunce e inchieste della magistratura per scandali edilizi, persistenti illegalità tecnico-amministrative e fenomeni di corruzione o concussione; lo stesso sindaco di Sperlonga, Armando Cusani, dopo un lungo periodo di detenzione, è stato solo recentemente riammesso in carica, con un provvedimento, a giudizio dell’interrogante sorprendente, del prefetto pro tempore Faloni, pur essendo in attesa di giudizio per più procedimenti, così come diversi componenti della sua Giunta; da lungo tempo vaste aree del territorio sperlongano (tra quelli più significativi quella della marina di Bazzano, gli alberghi “Grotta di Tiberio”, già dello stesso sindaco Cusani, e “Ganimede”, di proprietà del sindaco e del vicesindaco) risultano sotto sequestro da parte della Procura della Repubblica di Latina.

L’area del piano integrato è stata solo recentemente dissequestrata dopo più di due anni da una sentenza, a giudizio dell’interrogante singolare, della Corte di cassazione e lo stesso sindaco è in attesa di processo per il più grande fenomeno di abuso edilizio che ha interessato Sperlonga; un altro processo, già in corso, relativo all'”operazione Tiberio” riguarda la presenza di episodi di corruzione attribuiti, insieme ad altri, allo stesso sindaco Cusani, e il recente rinvio a giudizio per corruzione e mazzette, collegate ad un periodo temporale che va dal 2009 al 2013, dei due ex responsabili dell’ufficio tecnico del Comune, tra l’altro già indagati con il sindaco e il vicesindaco in altri provvedimenti, evidenziano un devastante livello di corruzione e illegalità che permea profondamente e da lungo tempo sia l’amministrazione comunale che i suoi funzionari; continuano poi le perplessità, manifestate da più parti sul territorio, a proposito della misteriosa evoluzione del porto di Sperlonga (divenuto, attraverso un finanziamento di 3,5 milioni di euro della Regione Lazio, da ex porto per pescherecci una struttura privata per yacht da turismo, gestita da società e personaggi non chiaramente identificabili), sulla costruzione e la gestione dei parcheggi realizzati a Sperlonga negli ultimi anni e sulla reale situazione del bilancio comunale; considerato che, a giudizio dell’interrogante: quanto descritto evidenzia sempre più l’esistenza di uno stato corruttivo del sistema istituzionale locale, che non ha più nulla a che fare con la legalità, il pubblico interesse e i principi fondamentali della Costituzione; la Procura della Repubblica di Latina continuerebbe incomprensibilmente, da oltre un decennio, a procedere nelle indagini, quando non archivierebbe, in modo parcellizzato e frazionato, con affidamento a magistrati diversi, non unificando né integrando i filoni d’indagine neanche quando i fatti cui ci si riferisce mostrano chiaramente l’esistenza sul territorio di quel che ripetutamente, da più parti, è stato definito un “sistema” con protagonisti troppo spesso identici e un’unica regia.

La Procura, senza alcuna visione globale, permetterebbe così che tutti i reati compiuti nel “sistema Sperlonga” continuino ad essere rubricati come reati individuali, attribuiti ai soli esecutori materiali delle singole azioni, e li perseguirebbe tra l’altro attraverso procedimenti penali vaghi, non coordinati e condotti con esasperante e incomprensibile lentezza, così da incorrere poi facilmente nella prescrizione; nonostante l’evidente e documentata natura dei coinvolgimenti esterni al territorio sperlongano, riportati più volte dalla stampa, la Procura di Latina non si sarebbe mai premurata di allertare per competenza la Direzione nazionale antimafia, silenziando un’evidente collusione del territorio con la criminalità organizzata (campana in particolare); si rileva, quindi, una colpevole ed incomprensibile lentezza ed incapacità della stessa Procura a perseguire i singoli casi principali del “sistema Sperlonga”, contribuendo così ad alimentare, più che combattere, la situazione di illegalità ormai incancrenita sul territorio; casi eclatanti riguardano denunce di associazione a delinquere sul “sistema Sperlonga”, che dal 2013 continuerebbero a pervenire alla Procura e che continuerebbero ad essere archiviate senza indagini ed approfondimenti; un caso è relativo ad un procedimento parallelo a quello già in corso (a processo con n. 948/11) sull’esproprio illegittimo della marina di Bazzano per il quale, nonostante una prima richiesta di archiviazione e un’imputazione coatta nei riguardi del vice sindaco Francescantonio Faiola e di altri, si è proceduto ad una sequenza di atti che appare anomala, evitando i necessari rinvii a giudizio e mantenendo l’area sequestrata da oltre 15 anni; un ulteriore caso appare poi invero sconcertante, se non imbarazzante, cioè la gestione del fascicolo e dei procedimenti relativi al piano integrato e all’albergo “Ganimede”, uno dei più grandi scandali della zona.

Il piano integrato di Sperlonga, che ingloba un’area di circa 143.000 metri quadrati per un valore di circa 100 milioni di euro, avrebbe dovuto rappresentare un piano di edilizia per le case sociali, ma è divenuto in realtà un’imponente lottizzazione abusiva. Solo nel luglio 2015 (i primi esposti-denuncia sul piano integrato risalgono a diversi anni prima, sin dalla sua approvazione in Comune) il pubblico ministero Miliano procedeva al maxi sequestro di tutta l’area, ville, case e parcheggi inclusi. Il tutto con gran fragore di grancassa e pagine di articoli di stampa locale che legano le compravendite preliminari dei terreni alla criminalità organizzata campana, con relativo coinvolgimento di ditte sospette e società di comodo. Veniva sequestrata tutta l’area del piano integrato, tranne sorprendentemente il lussuoso albergo “Ganimede”, di proprietà di Cusani e del vicesindaco. Dopo pochi giorni veniva dissequestrata, senza troppi clamori, solo una cooperativa compresa nell’area, la “Maestrale”, nella quale sembrano essere coinvolti personaggi molto vicini all’amministrazione, con un’ordinanza dalle motivazioni alquanto discutibili. Il 28 settembre 2016 il dottor Miliano emetteva il procedimento di conclusione delle indagini preliminari ipotizzando la lottizzazione abusiva nei confronti dello stesso Cusani, del direttore tecnico del Comune Antonio Faiola e del progettista principe del Comune Luca Conte. Solo il 31 maggio 2017 il dottor Miliano avrebbe proceduto al sequestro dell’hotel “Ganimede”, aprendo però un procedimento a parte e indagando sempre Cusani, stavolta con il vicesindaco Francescantonio Faiola e l’ex responsabile dell’ufficio tecnico del Comune Massimo Pacini, per permessi illegittimi, aumento di volumetrie e realizzazione della struttura ricettiva nell’ambito del piano integrato che, come è noto, doveva creare strutture di pubblico interesse. Il 20 settembre 2017 la Corte di cassazione disponeva il dissequestro dell’area non rilevando nelle accuse del pubblico ministero risultanze di “attività criminose da parte del soggetto pubblico che lo ha adottato o di quello privato che lo ha conseguito”. La prima udienza per il primo procedimento sul piano integrato (quella relativa al maxi sequestro del 2015) era stata fissata per il 21 marzo 2018, ma, come troppo spesso succede a Latina, è stata poi rinviata ad ottobre per mancata notifica.

A tutt’oggi si attendono ancora notizie sull’hotel Ganimede, sempre sotto sequestro, mentre non si comprende come sia possibile che non ci siano ancora risposte da parte della Procura circa il sospetto interessamento per il piano integrato da parte di numerosi soggetti ed imprese del casertano e la residenza anomala al suo interno di circa 400 campani (anche in ville sontuose) oltre al lussuoso albergo di proprietà proprio del sindaco e del vice sindaco; la sola lottizzazione abusiva non spiega, ad avviso dell’interrogante, l’enorme flusso di denaro che ha sicuramente accompagnato l’evolversi del piano, né le relazioni intercorse tra Comune, Provincia e Regione sulla sua preparazione e sulla sua realizzazione; la derubricazione del reato non potrà che portare ad un’archiviazione per prescrizione e ciò appare inaccettabile; non è stato chiarito il rapporto tra la ulteriore inchiesta riguardante la banca Popolare di Fondi, che ha finanziato buona parte del piano integrato, e le fattispecie delittuose sopra ricordate; ci si chiede come sia possibile che la Popolare di Fondi nel 2008 abbia concesso un mutuo di rilevante entità, iscrivendo l’ipoteca su un compendio immobiliare che l’anno precedente era stato colpito da un seppur parziale sequestro penale preventivo e con garanzie che appaiono del tutto inadeguate rispetto ai finanziamenti concessi; in sintesi Cusani e soggetti a lui riconducibili (persone giuridiche delle quali è socio o stretto congiunto) avrebbero ricevuto nel giro di 6 anni dalla banca Popolare di Fondi mutui per complessivi 8.350.000 euro a fronte di garanzie patrimoniali tutte da verificare. Come già riferito, i due complessi alberghieri sono da tempo (dal 2014 l’uno, dal 2017 l’altro) sotto sequestro preventivo penale da parte della Procura della Repubblica. Ci si chiede quale sia la situazione delle onerose rate di mutuo necessariamente dovute per i predetti finanziamenti.

Per quanto è dato sapere, non risulterebbero ad oggi pendenti procedure esecutive promosse dalla banca Popolare di Fondi per il recupero coattivo dei crediti; l’interrogante ritiene di estremo interesse, a questo punto, richiamare un articolo pubblicato dal quotidiano “Il Sole-24 ore” del 25 marzo 2017 dal titolo “Ecco le 114 banche italiane a rischio per le sofferenze”. Nell’elenco di queste 114 banche compare anche la banca Popolare di Fondi, con un debito deteriorato del 126 per cento; l’interrogante, dai fatti esposti, deve concludere che la Procura di Latina si è dimostrata non in grado di fronteggiare efficacemente i fenomeni corruttivi diffusi manifestatisi in seno all’amministrazione comunale di Sperlonga, si chiede di sapere: se il Ministro della giustizia ritenga opportuno attivare i propri poteri ispettivi presso la Procura della Repubblica di Latina, al fine di verificarne il modus operandi che, a parere dell’interrogante, appare non solo tardivo, contraddittorio e mal coordinato, ma anche suscettibile di valutazioni disciplinari; se il Ministro dell’economia e delle finanze intenda attivarsi, per quanto di competenza, presso la Banca d’Italia (Dipartimento di vigilanza bancaria) e intenda segnalare la situazione alla Guardia di finanza (Nucleo speciale polizia valutaria), perché siano effettuate le necessarie verifiche ed i dovuti controlli a proposito delle attività finanziarie della banca Popolare di Fondi ed a verificare il suo adempimento agli obblighi di sana e prudente gestione del credito con la conseguente osservanza degli obblighi istruttori, di valutazione, monitoraggio e costante informazione;

nel rispetto dell’indipendenza e dell’autonomia della Banca d’Italia, se lo stesso Ministro non ritenga che sia necessario garantire ai risparmiatori elementi di trasparenza circa il valore delle azioni e sull’effettiva situazione debitoria della banca, nonché verificare quale sia stato e sia il suo reale coinvolgimento finanziario nel piano integrato di Sperlonga; se il Ministro dell’interno ritenga di promuovere una rigorosa indagine che metta in evidenza tutti gli elementi di contiguità e di collusione esistenti fra criminali e istituzioni locali e della Provincia di Latina, che riguardino il territorio del sud pontino e, in particolare, i Comuni di Sperlonga, Fondi, Formia, Gaeta, Itri, Minturno, Castelforte.

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