“Mi hanno minacciato”, sparatoria nel Casertano: imprenditore apre il fuoco. Denunciò Katia Bidognetti e Lubello

“Mi hanno minacciato”, sparatoria nel Casertano: imprenditore apre il fuoco. Denunciò Katia Bidognetti e Lubello

Un tentato agguato ai danni di un noto imprenditore del Casertano, colpi di pistola. E un riverbero giunto fino a Formia: l’uomo denunciò i Bidognetti, nello specifico Katia e l’ex marito Giovanni Lubello.

A finire al centro del mirino il 50enne Federico Falco, proprietario di un resort per ricevimenti a Cellole e di uno stabilimento balneare a Baia Domizia. I carabinieri del reparto territoriale di Aversa indagano su una tentata irruzione avvenuta questa mattina a Parete, nella casa dei genitori dell’imprenditore, in quei momenti presente in cortile: secondo la ricostruzione fornita agli investigatori, ha visto avvicinarsi un commando composto da quattro persone su due moto. Presunti killer, uno dei quali con una pistola in bella mostra. Gliel’avrebbe puntata. Quasi come in un western, sul filo dei secondi, sarebbe però stato più veloce il 50enne: ha estratto un revolver calibro 38, regolarmente detenuto, e quindi ha esploso in rapida successione quattro colpi. Un aria, ma abbastanza per portare i sicari alla fuga, stando alle sue dichiarazioni.

Nel tempo, Falco aveva denunciato alle forze dell’ordine le estorsioni subìte dai clan, prima da quello dei Muzzoni, poi dai Bidognetti. Nell’ultimo caso da Katia, terzogenita di “Cicciotto ‘e mezzanotte”, e dall’ex consorte, ormai formiani d’adozione, che anche sulla scorta delle parole dell’imprenditore nel febbraio 2017 vennero arrestati in un’operazione della Dia di Napoli e della Fiamme Gialle di Formia. Le accuse? Estorsione aggravata dai metodi mafiosi in concorso. Presunti fatti denunciati nel 2014. Secondo Falco e il suo socio Carlo Emini, Bidognetti e Lubello avrebbero imposto l’acquisto di partite di vini pregiati da migliaia di euro, come il Dom Perignon. E ad un prezzo maggiorato rispetto quello di mercato. Il tutto, sottolinearono gli inquirenti, “avvalendosi della forza intimidatrice che il solo nome Bidognetti ancora incute negli operatori commerciali dei territori controllati dalla citata organizzazione camorristica”. Un’inchiesta scaturita in un processo in corso.

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