La Signora del giallo al D’Annunzio con “Dieci piccoli indiani”

La Signora del giallo al D’Annunzio con “Dieci piccoli indiani”

Dopo lo straordinario successo riscosso sia a Madrid che a Barcellona nella scorsa stagione, approda al D’Annunzio il capolavoro letterario firmato Agatha Christie “Dieci piccoli indiani… e non rimase nessuno”. Il giallo più dark della scrittrice inglese, nell’allestimento diretto dal regista spagnolo Ricard Reguant, andrà in scena al teatro di Via Umberto I lunedì 23 aprile alle 21.00, nell’ambito della stagione di prosa proposta dall’Assessorato alla Cultura in tandem con l’Atcl.

A realizzare l’adattamento per il teatro fu la stessa Christie nel 1943: sono anni drammatici, di guerra, per questo l’autrice preferisce risparmiare al pubblico il finale tragico del suo romanzo sostituendolo con un lieto fine. Ci pensa il regista Reguant, settant’anni dopo, in accordo con la Agatha Christie limited, a recuperare l’originale caratterizzato da uno svolgimento mozzafiato. In Italia lo spettacolo è interpreto da una selezione di dieci grandi protagonisti del palcoscenico, provenienti da diverse generazioni ed esperienze artistiche e per la prima volta tutti insieme. Il risultato di questo accurato casting è una recitazione coinvolgente ed impeccabile. Impeccabile anche la ricostruzione dell’ambientazione anni ’40 e le scenografie in stile art decò, firmate da Alessandro Chiti. Insieme a questi elementi, contribuisce a costruire l’effetto suspence la struttura drammaturgica che racconta in sequenza dieci morti misteriose di altrettanti sconosciuti, invitati per vari motivi su una bellissima isola deserta. Omicidi cadenzati in modo angosciante e inquietante dalla filastrocca dei “dieci soldatini”, che percorre e scandisce tutta la vicenda fino al finale a sorpresa, elettrizzante quanto spiazzante.

Sarebbe tuttavia riduttivo dire che la storia appartiene al genere thriller. Ad una lettura più approfondita si intuisce infatti che studiando l’interazione di questi dieci esponenti della borghesia dei suoi tempi la Christie finisce per svelarne l’ipocrisia dei rapporti sociali: l’iniziale rispetto formale dell’etichetta e del galateo viene gradualmente abbandonato e soppiantato dall’istinto di sopravvivenza e dalla cultura del sospetto reciproco. «Questa versione teatrale – scrive Reguant nelle note di regia – si adatta ai tempi e all’estetica del momento facendo godere il pubblico nella ricerca dell’enigma preparato dalla Signora Aghata; questi dieci “piccoli indiani” bloccati nell’isola sono vittime o assassini? E’ la domanda che la scrittrice pone a se stessa mostrando al pubblico il lato nascosto di un ceto borghese e aristocratico che arriva a sbranarsi per la sopravvivenza rivelandosi volgare ed ordinario. Sembra quasi una vendetta della stessa Christie verso una classe dirigente della società inglese in cui la stessa scrittrice vive agiatamente e dalla quale vuole evadere costringendosi a diventare lei stessa carnefice dei suoi personaggi».

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