Erosione e porti, due facce della stessa medaglia

Erosione e porti, due facce della stessa medaglia

Il problema dell’erosione non tiene conto dei buoni propositi, ovviamente quello che serve sono gli interventi. E mentre con il tempo i proclami si affievoliscono ed i tavoli tecnici restano un ricordo, quello che rimane è la continua attenzione che i tecnici hanno rispetto al problema. Attenzione che si traduce in studi, appelli ed ovviamente proposte. Il geologo Nello Ialongo componente del “Comitato sulla tutela ambientale e lotta all’erosione costiera” interviene facendo una panoramica sulla coste laziali soffermandosi in modo particolare sul problema porti.

COSTE “VIOLATE” DAI PORTI  “L’implacabile stagione invernale – commenta Ilaongo –  e d’inizio primavera, ha prodotto gravi dissesti su tutta la costa laziale sia a sud che a nord del Tevere. Il geologo Mario Tozzi, primo ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche, noto esperto ambientale e divulgatore scientifico, è stato interpellato in merito alle problematiche dell’erosione costiera, con riferimento a quanto è successo sulla costa romana. La duna di Focene è stata completamente demolita e il mare è penetrato all’interno del territorio retrostante, la spiaggia a Fregene è del tutto scomparsa e i marosi hanno raggiunto le case in prima fila.Tozzi ha fatto rilevare che la principale causa dei dissesti in quella zona è dovuta alla costruzione del porto commerciale di Fiumicino e alla realizzazione di difese delle spiagge con opere assolutamente controproducenti quali scogliere e pennelli rocciosi. Questi ultimi interventi risolvono il problema laddove vengono realizzati ma determinano l’accentuazione dei processi erosivi su lunghi tratti di costa a seguire. Circa i rimedi Tozzi ha indicato come priorità il blocco di opere portuali e di difesa rigida sull’intera costa laziale, aggiungendo che qualche “diga” dovrebbe addirittura essere demolita.

SI PUO’ ANCORA INTERVENIRE “Siamo ancora in tempo  -prosegue Ialongo –  a salvare le dune e le spiagge dell’intera costa pontina e del Parco Nazionale del Circeo. Serve un’azione congiunta dei Comuni interessati, soprattutto Latina e Sabaudia, dell’Ente Parco Nazionale del Circeo e della Provincia, per ottenere dalla Regione e dai Ministeri competenti la revoca dei pareri favorevoli al gigantesco ampliamento del porto di Anzio, la cui realizzazione determinerebbe lo sfacelo delle dune e delle spiagge fino al promontorio. Il governatore Marrazzo a suo tempo aveva annullato il progetto, anche perché viziato da irregolarità, non più sanate, su cui la governatrice Polverini ha incredibilmente sorvolato riapprovando il progetto. D’altra parte è stato accertato dall’Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca ambientale che la nostra costa è stata gravemente destabilizzata dalla scogliera e pennelli rocciosi di Foce Verde. Chiedere la definitiva sospensione di opere aggettanti in mare sul litorale laziale, soprattutto del nuovo porto di Anzio, costituisce un preciso dovere delle istituzioni sopra indicate. In gioco non è soltanto la tutela dell’ambiente ma anche delle attività turistiche che rappresentano una parte fondamentale dell’economia pontina. Indugiare ancora, stanti anche gli effetti sempre più influenti dei cambiamenti climatici, sarebbe una grave irresponsabilità”.

IL PROBLEMA CHE NON SI VUOLE VEDERE Sulla questione porti di azioni in effetti ne vengono messe in campo poche oppure tanti propositi restano sulla carta. Basti pensare alla mozione “anti erosione” del 2015 accolta poi favorevolmente da tutto il consiglio comunale presentata dai consiglieri di opposizione. Ed ora che sulla questione erosione vengono siglati nuovi accordi e protocolli il timore diffuso è che la storia si ripeta su un territorio in cui anche gli interventi più banali come la manutenzione delle passerelle e divieti vari come quello relativo la “discesa libera” dei trattori con annessi sbancamenti sembrano essere problemi insormontabili. Un territorio dove un poligono di tiro in pieno Parco non sembra essere un problema né per la flora né per la fauna. Ma queste sono altre storie.

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