Piove (e arrivano le buche) governo ladro? Ecco di chi è la colpa

Piove (e arrivano le buche) governo ladro? Ecco di chi è la colpa

Il vecchio detto da qualche parte deve essere pure arrivato. “Piove, governo ladro”.

E tralasciando i furti della politica che fanno illuminare le luci nelle volanti e accendono il fervore giustizialista, soffermiamoci sui furti che vengono fatti alla realtà dei fatti.

Piove e le strade si riempiono di buche. L’isteria del web – che è la stessa del bar – la sperimenta anche chi, per semplice dovere di cronaca segnala un problema, un problema facile da riscontrare poiché molto diffuso e sentito. Ci camminano – a nostro rischio e pericolo – sopra, ovvero quello delle buche. Veri crateri che si moltiplicano a livelli disastrosi quando piove, e subito si volgono gli occhi al cielo (specialmente quando sono le proprie gomme a rimetterci) invocando – nel migliore dei casi – il governo. “Governo ladro” appunto. Cominciamo però dai numeri delle strade comunali di Latina, oggi costellate da buche.

Alcuni esperti consultati in materia ci descrivono un panorama piuttosto vasto che però va preso solo a titolo esemplificativo, non essendo dati ufficiali:

  • 500 chilometri di strade asfaltate alla bene e meglio che originariamente erano poco più che mulattiere.

  • Strade infarcite da un materiale, il macadàm.

Sostanzialmente un pietrisco misto a bitume che lo tiene coeso (o almeno dovrebbe) e che deve il nome all’ingegnere scozzese che lo ha utilizzato per la prima volta nel 1820. Agli scozzesi, si sa, piace risparmiare – da qualche parte verranno pure i luoghi comuni –  e hanno cercato di fare in modo che le strade durassero di più. Le buche di Latina – invece – sono circondate da ghiaia forse perché le riparazioni passate non hanno  sempre beneficiato di un materiale a regola d’arte. In molti casi, comunque, le strade sono state asfaltate – spesso alla Carlona – diversi decenni fa, senza contare la famosa (anche ai profani) schiena d’asino, perfetta rappresentazione di come dovrebbe essere la pendenza di una strada per permettere all’acqua di defluire. Invece l’acqua, essendo incomprimibile, si immerge puntigliosamente nelle crepe a ragnatela presenti nel manto stradale (e più subdolamente anche sotto) e quando la pressione dei nostri veicoli la schiaccia, corrode le pareti di granuloso pietrisco sgretolandolo ancora di più. Questo, in realtà, è noto ai più.

  • Come pure è noto che con una larghezza media di 8metri, il conto dei metri quadri di strade che gravano sulla responsabilità degli amministratori arriva a ben 4 milioni.

Quattro milioni di metri quadri di strade deformate dall’usura, spesso fatte male, con materiale scadente, delle quali solo quelle dei nuovi quartieri sono di recente (relativamente) stesura; e sono devastate pure quelle.

Che fare? In passato le amministrazioni forse (per non dire certamente) avrebbero potuto pensarci a tempo debito. Certo stendere una colata di asfalto nuovo sotto una strada disastrata, con un terreno come quello della fu palude pontina per ripararlo è come stendere un tappeto sulla sporcizia nel salotto di casa. Fa bene solo agli occhi dell’ospite ed è una soluzione che già nel breve periodo mostra la corda. E’ stato fatto perché i costi erano proibitivi anche allora. E nonostante ci siano stati sindaci che hanno governato a lungo, pare (visti i risultati) che nessuno abbia posto seriamente mano al problema, salvo fare veri e propri marchettoni elettorali (voti in cambio di strade nuove davanti casa, anche qui i luoghi comuni avranno pure qualche fondamento). Le colpe del passato quindi sono state quelle di aver avuto a volte anche una certa agilità di cassa ma di aver speso altrove, senza troppo pensare al futuro. Governo ladro quindi? Certamente lo è di verità, e il furto prosegue se ora rappresentanti di quello stesso passato oggi si indignano per un danno fondamentalmente fatto da loro. Ma al governo ora c’è qualcun altro, e nei forzieri del Comune non è che ci sia granché.

  • Solo per sistemare il tappeto stradale servirebbero (secondo stime fatte a spanne da esperti del settore) circa 4milioni di euro l’anno, per tacere degli interventi strutturali che porterebbero il costo a cifre irripetibili.

In bilancio c’è poco più di un quarto dei soldi per quel lavoro. Cosa deve fare Coletta per non diventare a sua volta “ladro” di verità?
Appellarsi alle inadeguatezze delle finanze non è una buona strategia. Si è fatto eleggere, consapevole dei problemi, quindi sta a lui la soluzione. Di certo, non può fare come gli altri, non se lo aspetta nessuno. Se Coletta vuole uscire dalla patente minoranza elettorale in cui si trova in questo momento (nonostante la maggioranza bulgara del Consiglio Comunale, dovuta ad alchimie sulle quali è inutile illudersi, sembrano irripetibili) deve cercare uno scopo, una soluzione e deve risolvere almeno una parte del problema. Cosa fare se hai solo un milione e ne dovresti spendere almeno quattro? Non un compito invidiabile insomma. Certo, per dovere di cronaca le buche vanno segnalate perché sono un problema reale, tangibile.

Ma tuonare contro il “governo ladro” per quanto possa essere appagante non sembra essere d’aiuto. A Coletta gli si dica: “hai voluto la bicicletta e mo pedala”, ovvero, cerchi una soluzione per fare quello che gli altri non hanno fatto invece di lamentarsi delle scarse risorse. Un’altra frase fatta, un altro luogo comune. Ma i luoghi comuni comunque, saranno pure  venuti da qualche parte.

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