I murales perduti di via Leone X a Latina (#FOTO)

I murales perduti di via Leone X a Latina (#FOTO)

Era il 25 gennaio del 1998 e in quella data moriva tragicamente un ragazzo di 19 anni, Giorgio Valenza, in conseguenza di un brutto incidente stradale avvenuto in Strada Litoranea. Da quel dolore nacque un tributo da parte degli amici nel contesto di una manifestazione in cui partecipavano alcune scuole, un giornale scolastico provinciale chiamato “Noi”, l’oratorio San Marco, alcuni artisti grafici che prevedeva la decorazione del muro di cinta dell’oratorio con disegni di arte da strada. Il disegno in memoria di Giorgio si trova ancora oggi in via Leone X, proprio accanto al palazzo Key e nonostante sia stato in passato vandalizzato, ha ricevuto cure e attenzioni tali da poter resistere un ventennio fino ad oggi con il suo messaggio ancora chiaramente leggibile. Sull’opera firmata da un certo “Roger” infatti si legge:

“Non ci sono né parole da dire, né gesti da fare, né comportamenti da avere. Ma rimane il ricordo che è la più grande dimostrazione d’affetto”.

Le altre opere cancellate per sempre

Il muro era decorato con molti altri lavori di ragazzi e giovani artisti che si erano cimentati nel ’98 alla decorazione di quella strada. Ma fino a poco tempo fa, tutta la parete era in pessimo stato, incrostata e cadente, tanto che si è resto necessaria una ristrutturazione e tutti i disegni, i genuini messaggi di speranza, i guizzi artistici dei ragazzi che erano stati chiamati a lasciare una loro impronta in quella via, sono andati perduti per sempre. Tutti meno uno, naturalmente, quello dedicato al giovane Valenza.

Da qualche giorno, una lastra di grigio ricopre il muro intorno al disegno dedicato alla sua memoria, come se quei compagni di ricordi che avevano vissuto per tutto questo tempo insieme a lui siano scomparsi, inghiottiti in una nebbia perenne. Un vero peccato. Peccato che non sia stato dato il giusto rilievo a quest’iniziativa a suo tempo, peccato che negli anni nessuno abbia pensato di conservare quelle opere. Peccato che ad oggi l’unica soluzione possibile sia stata la totale cancellazione di tutti quei sogni, quelle speranze e quegli svolazzi impressi nel muro di via Pio X. Per una pura coincidenza, chi scrive queste righe passa quotidianamente in quella strada e solo pochi giorni prima della totale cancellazione della parete, mi sono trovato a scattare le foto di tutti i disegni impressi in quel muro. Oggi non resta altro che quelle immagini, a testimonianza del fatto che sono esistiti, che erano effettivamente ormai perduti dall’incuria ma a testimonianza anche di qualcosa di più profondo forse: chiedere ai giovani di testimoniare la loro sensibilità, la loro creatività e la fantasia intorno alla città (la maggior parte dei dipinti sono visioni oniriche di Piazza del Popolo, a volte con il campanile trasformato in razzo, a volte con la piazza della palla che diventa un paesaggio fiabesco) e poi lasciare che vada tutto in malora costringendo dopo un ventennio a passare una manata di vernice grigia su quei sogni è davvero una metafora oscura e triste di come a volte ci si relaziona ai giovani.

Inevitabile disillusione

Pensate a chi, da ragazzo, aveva speso impegno e fantasia per fare quelle opere cosa deve essere stato passarci ogni tanto e vederle distrutte e ignorate. Pensate cosa deve essere oggi vederle coperte per sempre. Pensate al distacco e alla disillusione che tutto questo genera. Un vero peccato insomma, al quale non possiamo che guardare con tristezza riponendo un’unica speranza per il futuro. Un nuovo progetto che vada nella stessa direzione e una diversa gestione delle opere che, chissà, un giorno potranno venire. Se non si può fare, per carità, si lasci il grigio su quei muri.

Se è l’unica cosa che possiamo avere sarà sempre un’utile misura di quello che in realtà siamo e comunque, sarà sempre meglio del degrado.

 

A PAGINA 2 – ‘LA GALLERY FOTOGRAFICA (PRIMA PARTE)’

A PAGINA 3 – ‘LA GALLERY FOTOGRAFICA (SECONDA PARTE)’

A PAGINA 4 – ‘LA GALLERY FOTOGRAFICA (TERZA PARTE)’

A PAGINA 5 – ‘LA GALLERY FOTOGRAFICA (QUARTA PARTE)’

 

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