Coletta scivola sulla rotonda ma forse può davvero imparare qualcosa

Coletta scivola sulla rotonda ma forse può davvero imparare qualcosa

A volte, più sono piccole e private le vicende e più c’è il rischio che diventino esplosive quando entrano nel campo del pubblico. In questo disco di verde piantato in mezzo a due strade in un quartiere semi centrale del capoluogo pontino si sono addensate molte cose. C’era una volta un signore, tale Ercole Tassone, imprenditore che nel 2005 riceve la possibilità di curare questa rotondina e ne fa un piccolo gioiello.

Manto erboso curato, ulivi tagliati a cilindro, fiori e piantine ovunque. Anni dopo Ercole muore, la famiglia si ricorda del grande amore che aveva dedicato nella cura di quello spazio in ossequio alla città che lo aveva accolto da giovane e senza più uno scopo promozionale, decide di continuare a curare con altrettanto amore quel disco di verde. E’ solo una rotondina, ma viene custodita, illuminata, curata come fosse un grande parco. E’ uno spazietto per il cuore di una famiglia basta a tenere vivida la fiamma del ricordo del padre. Il Comune, senza troppi fronzoli, metteva una discreta targa di ottone dai caratteri tanto piccolini che ti ci devi avvicinare per vedere cosa c’è scritto. Ed è giusto così, perché il senso non era promuoversi. Basta il ricordo.

E’ uno spazio piccolo, ma per il cuore di una famiglia basta. Passano gli anni, passano i sindaci e cambiano i venti del potere che passa nelle mani di un civico che decide di fare una robusta campagna di titolazioni per le vie, i parchi, le strade. E’ un’opera importante, dice lui, è un fatto culturale. Non tutti ci credono, ma quelli che ci credono lo fanno con tutte le loro forze. Il Comune si lancia nell’impresa e un giorno qualcuno nota quella bella rotondina curata di tutto punto. Basta un’occhiata per capire che – senza nulla togliere – non sono i giardinieri del Comune a curarla in quel modo. E per capire il segreto di tanta bellezza per un piccolo e insignificante punto nella piantina della città basterebbe avvicinarsi, camminare lungo il piccolo viale di pietra (hanno messo anche un viale di pietra) e fermarsi a leggere la targa.

Se avessero fatto questo avrebbero potuto dire: “ok, fermi tutti, questo spazio è stato curato da questa famiglia per 13 anni. Parliamone prima con loro”. Ma invece non va così, dicono “la nostra prossima celebrazione si farà qui”. E’ evidente che quella rotonda non era stata scelta a caso. Era bella, era già curata, è perfetta. Quando la famiglia Tassone scrive al Comune per chiedere conto di quella che loro vedono come una sottrazione (è solo una rotonda, ma per il cuore di una famiglia bastava), gli viene risposto da parte della presidente dell’apposita commissione che non conoscevano lo stato di questa ormai famosa rotonda. Che nessun dirigente, dipendente, giardiniere, ex assessore o consigliere di opposizione avevano mai fatto notare il problema e quindi erano andati avanti. Ora che tutto è rientro Lbc non nasconde l’imbarazzo ma cerca, alla maniera delle persone intelligenti, di trarre un qualche insegnamento da questa figuraccia. Magari uno c’è: che quando si chiede il voto si è in compagnia, possono anche arrivare le folle.

Ma quando si governa si governa soli. E se si aspetta che siano le opposizioni a correre in aiuto del governo campa cavallo, che l’erba cresce. Come l’erba che ancora oggi adorna quella piccola rotondina che forse ancora per un po’ verrà lasciata finalmente stare nel suo beato oblio e nella sostanziale indifferenza di tutti. Certe cose funzionano meglio così e tanto basta al cuore di una famiglia per ricordare il padre in piccolo spazio di questo nostro capoluogo. Dopotutto non è forse fatta anche di questo una città? E non è questo che in qualche modo sta cercando di insegnarci – forse in uno sforzo dal tono troppo pedagogico – Damiano Coletta e la sua Giunta? Di certo, da ora in poi, se passerete vicino a quella rotonda ricordatevi questo nome: Ercole Tassone. E’ solo un piccolo gesto, certo, ma crediamo che alla famiglia basterà.

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