Antoci fa l’indiano: si dimette ma non dice perché…

Antoci fa l’indiano: si dimette ma non dice perché…

D’accordo, un ruolo di vice-presidente di una commissione urbanistica, sebbene di un Comune capoluogo è tutto fuorché un affare di Stato e chi lo ricopre, qualora si volesse smarcare, non dovrebbe avere grossi problemi a trovare motivazioni che non possano lasciare adito a sospetti. Si veda per esempio Francesco Giri, il giovane consigliere comunale di Lbc che ha lasciato le sue commissioni per “motivi professionali”. Prima di lui aveva lasciato un presidente del consiglio, Olivier Tassi, un’altra presidente di commissione come Laura Perazzotti e si era perfino dimesso un consigliere dal consiglio comunale (Eugenio Lendaro) sempre per impegni di lavoro. Nessuno ha potuto obbiettare, niente sospetti all’orizzonte. Le dimissioni di Salvatore Antoci da vicepresidente della commissione, quindi, sono tutto fuorché un affare di vitale interesse e i cittadini di certo dormiranno anche senza questa figura (tra l’altro già sostituita con la consigliera Maria Grazia Ciolfi).

Ma perché si è dimesso?

Antoci è sempre stato tipo loquace e senza peli sulla lingua. In passato non aveva atteso un istante per definire “incivili” ai confini del criminale coloro che secondo lui imbrattano la città e che sarebbero colpevoli del degrado urbano. Ma quando qualcuno della stampa ha chiesto (come abbiamo fatto anche noi) al consigliere come mai avesse deciso di abbandonare lui non ha voluto rispondere.

“Su questo non rilascio dichiarazioni”

prendendosi non poco sul serio, forse, ma d’altra parte svilendo un po’ il ruolo e il rapporto con i cittadini che Lbc aveva sancito come “sacro”. La trasparenza prima di tutto. E allora perché si dimette Antoci? Meglio una bugia detta al momento giusto che calma le acque piuttosto di una verità non detta che le intorbidisce, vine da pensare con pragmatismo. A dire il vero, insistendo un po’ al telefono siamo stati di farci dare una conferma in più, sebbene a mezza bocca.

“Queste dimissioni non hanno niente a che vedere con i lavori della commissione”

si è fatto sfuggire Antoci. Ma è vero che proprio questa commissione è incorsa in uno scivolone non da poco con l’intitolazione di una rotonda (quando si dice cadere sui dettagli). Ma Antoci assicura che non c’è niente nei lavori della commissione, e allora se la questione non è tecnica, ovvero l’operato della commissione non c’entra; non è personale o professionale perché altrimenti, pur senza dettagli sarebbe stato doveroso da parte di un amministratore dire perché abbandonava il posto per il quale era stato votato allora il problema deve essere politico. C’è una frattura in corso? C’entra qualcosa questo fatto con la recente sfuriata che Antoci aveva fatto in altre commissioni, dove aveva tuonato contro dirigenti e vice-sindaco chiedendo maggiore attenzione e rigore nei fatti delle occupazioni abusive al Colosseo? Oppure nella maggioranza bulgara di Lbc si cominciano a cogliere gli evidenti segni di nervosismo che da mesi serpeggiano negli uffici tra i “fedelissimi” di Coletta e il resto della truppa? Spaccature, liti, divisioni? Tutto questo è possibile nella mente di chi si interessa a questa a dire il vero poco avvincente vicenda, solo perché un consigliere fa i capricci, per niente scontento di mettere la faccia quando è il momento di fare reprimende e cercare il facile applauso dei colleghi di circolo. Ma per niente contento di metterci la faccia e giustificare il perché di un abbandono che in politica di solito si traduce in una maniera sola: la tua tesi è stata sconfitta e non ti resta che ritirarti. Quali tesi e quali fatti non è dato a sapersi. Ma anche non dire nulla, a volte, è trasparenza. A modo suo almeno.

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