Omicidio Marino, gli arrestati e la ricostruzione dell’agguato

Omicidio Marino, gli arrestati e la ricostruzione dell’agguato

Era stato freddato sul lungomare di Terracina a fine agosto del 2012 quando il lido era pieno di gente. Ed oggi a poco più di cinque si chiude il cerchio sull’omicidio del boss Gaetano Marino.  

Sono quattro in tutto le persone arrestate.

LE PRIME INDAGINI. Il 23 agosto 2012 intorno alle 17 nei pressi dello stabilimento balneare Sirenella, Gartano Marino viene raggiunto da  11 colpi d’arma da fuoco. Il 48enne che cade a terra senza vita è il fratello di Gennaro (detto “O Mckey”), detenuto in regime di 41 bis per associazione di stampo mafioso e omicidio, in quanto affiliato di spicco dell’omonimo clan camorristico, all’epoca coinvolto in un violento scontro all’interno dell’ala dei cosi detti “Scissionisti” di Secondigliano per la gestione di una zona del quartiere Scampia denominato “Case Celesti”, feudo dei MARINO in quel momento guidati proprio dalla vittima . In pochi minuti sul posto arrivano gli agenti del commissariato di Terracina, i carabinieri e la guardia di finanza l’area viene interamente blindata.

LA RICOSTRUZIONE DELL’AGGUATO. Le indagini vengono avviate dalla polizia e quasi subito si arriva ad una ricostruzione di quanto accaduto. In base a quanto accertato dagli investigatori attraverso le prime testimonianze, Marino, in vacanza a Terracina unitamente alla famiglia, quel pomeriggio si era recato presso lo stabilimento balneare “Il Sirenella”, dal quale, poco prima delle ore 17.00, si allontanava per raggiungere la strada in compagnia di un’altra persona, successivamente identificata per  Raffaele Iavazzi, indagato per favoreggiamento a seguito della versione poco chiara fornita nell’immediatezza e poi tratto in arresto. Nei pressi del citato stabilimento, la vittima dell’agguato veniva dapprima attinta tre volte al tronco e, successivamente, da altri otto colpi, esplosi a distanza ravvicinata e in rapida successione. L’esame comparativo effettuato sui proiettili rinvenuti in sede di sopralluogo, consentiva di esprimere un giudizio di compatibilità in merito agli stessi, significando che erano stati esplosi da uno stesso tipo di arma: una pistola cal. 9×21.

UNA MACCHINA SI ALLONTANA A GRANDE VELOCITA’. Si accertava che sulla strada al momento dell’omicidio vi era un’autovettura Fiat Grande Punto in doppia fila con a bordo due uomini e poco più avanti una Fiat Punto parcheggiata di traverso in viale Circe in modo tale da non consentire il passaggio. Dalla Fiat Grande Punto scendeva l’esecutore che esplodeva i molteplici colpi all’indirizzo del Marino, per poi fuggire con l’autovettura. La Fiat Punto invece, all’esito dell’uccisione, dopo avere posto in essere una repentina manovra a retromarcia, che danneggiava diversi ciclomotori ivi parcheggiati, è ripartiva in direzione Roma . Quest’ultima autovettura veniva rinvenuta a Terracina il giorno seguente nei pressi dell’abitazione di  Carmine Rovai, il quale, pur avendo nella disponibilità il mezzo, lo aveva prestato al suo amico Salvatore Ciotola.

LA GUERRA TRA CLAN. Alla luce del fatto che Rovai il Ciotola e il proprietario della Fiat Punto, erano soggetti legati ai clan di Secondigliano veniva intrapresa la pista investigativa secondo cui il movente era da inquadrare nella faida di Secondigliano tra gli “scissionisti”, che vedeva il gruppo degli Abbinate – Notturno-Aprea – Abete opposto alle famiglie Magnetti-Petriccione, legate al clan Vanella – Grassi. I riscontri investigativi, concretizzatasi nella successiva attività tecnica di captazione delle conversazioni, ambientali e telefoniche, consentivano di far emergere evidenti incongruenze con quanto riferito in sede di verbalizzazione e che non lasciavano dubbi circa l’utilizzo della vettura da parte di Ciotola , facendo trasparire, altresì, la consapevolezza che il predetto fosse presente sul luogo dell’omicidio.

I COLLABORATORI DI GIUSITIZIA. Le indagini vanno avanti e si passa ad un livello successivo. Le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, poi, confermavano e rafforzavano le risultanze investigative, fornendo all’Autorità Giudiziaria un grave quadro indiziario a carico degli odierni arresti. In particolare, l’analisi incrociata degli elementi probatori raccolti consentiva di sostenere che gli occupanti della Fiat Punto, parcheggiata di traverso in Viale Circe al momento del delitto, fossero proprio Carmine Rovai e Salvatore Ciotola, e di individuare, altresì, in Giuseppe Montanera  (referente della famiglia Abete – Notturno) e Arcangelo Abbinate (referente della famiglia Abbinate) coloro che erano a bordo dell’altra autovettura, dalla quale scendeva l’esecutore materiale ( Giuseppe Abbinate) che esplodeva molteplici colpi contro Gaetano Marino, per poi fuggire unitamente al complice ( Giuseppe Montanera).

IL CONTROLLO DELLO SPACCIO. Sono proprio Abbinate e Montanera  a decidere la strategia da attuare, scegliendo quale vittima Marino utilizzando Carmine Rovai  detto o’cinese, e  Salvatore Ciotola  – entrambi collegati al clan Abbinate– quali soggetti che potevano fornire supporto logistico. Le indagini svolte per addivenire all’identificazione degli autori dell’omicidio, inoltre, hanno consentito di avvalorare l’iniziale tesi investigativa secondo la quale l’efferato delitto doveva essere inquadrato nell’ambito della faida criminale, in atto all’epoca dei fatti, che vedeva la contrapposizione armata, condotta senza esclusione di colpi, dei Vanella – Grassi agli Abete – Notturno – Abbinate – , per il controllo della piazza di spaccio del rione Case Celesti, feudo dei Marino.

LE CONCLUSIONI DEGLI INVESTIGATORI. “Evidente, quindi, e pienamente condivisa dall’Autorità Giudiziaria la sussistenza dell’aggravante di cui all’art. 7 L. 203/91 nelle due forme del metodo mafioso e della finalità agevolatrice, emergendo in capo agli indagati la precisa rappresentazione che la loro condotta era diretta ad agevolare l’intera organizzazione, la cui operatività si è espressa proprio anche attraverso l’omicidio del Marino, elemento di spicco di una nota famiglia camorrista, attiva nella lotta per il dominio territoriale e criminale di Scampia”.

GLI ARRESTATI. Destinatari dell’ordinanza, in quanto responsabili,  a vario titolo e in concorso tra loro e con altri, di aver cagionato la morte di Gaetano Marino, eseguita con colpi di arma da fuoco, con le aggravanti di aver agito con premeditazione e con metodo mafioso, esplicitato dalle modalità inerenti sia l’organizzazione che l’esecuzione del delitto sono:

ABBINANTE Arcangelo cl. ‘90 (esecutore materiale);

MONTANERA Giuseppe cl. ‘76 (componente commando);

ROVAI Carmine cl. ‘67 (appoggio logistico);

CIOTOLA Salvatore cl. ‘62 (appoggio logistico).

 

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