Homeschooling: moda o scelta consapevole?

Homeschooling: moda o scelta consapevole?

Scorrendo il dito indice sul vocabolario Treccani, alla parola scuola troverete scritto questo: scuòla, che in origine significava libero e piacevole uso delle proprie forze, soprattutto spirituali, indipendentemente da ogni bisogno o scopo pratico, e più’ tardi luogo dove si attende lo studio.

In parole semplici, la scuola era un posto dove oziare liberamente! In questo periodo di tempo in cui la scuola veniva paragonata ad una ludoteca, si potrebbe immaginare, con un po’ di fantasia,  tante mamme in competizione, nei corridoi dell’istituto, a vantarsi dell’arte del dolce far niente del proprio bambino! Un po’ come succede ai giorni nostri,  in cui le mamme lodano il figlio prodigio, mostrando le pagine del suo quaderno, con i voti più’ alti della classe, alle altre madri in gara!

Forse, sarà che, proprio per tutta questa competizione che regna tra le mamme e  il venir sempre meno dell’autorevolezza dell’insegnante ai loro occhi, che  si sta assistendo al ritorno di un fenomeno, già noto negli anni 80: la “homeschool”,  cioè istruzione del bambino in casa, da parte dei genitori.

Ma fare “homeschooling”, sta diventando una semplice moda, che come i pantaloni a vita alta, presto svanirà per poi ricomparire tra dieci anni, oppure potrebbe essere la chiave di svolta per l’istruzione dell’età prescolare?

Secondo l’Istituto American National Center for Education Statistic, la ragione principale più frequentemente citata è la preoccupazione da parte dei genitori, per l’ambiente scolastico poco rassicurante. E come biasimare questa statistica! Ogni genitore, ha paura che il proprio figlio non venga trattato con i guanti d’oro, una volta fuori casa. Ogni mamma, vorrebbe spegnere la televisione quando al notiziario vede maestre maltrattare piccoli bambini innocenti. Ogni mamma vorrebbe il meglio del figlio e a volte pur di averlo, fanno scelte sbagliate agli occhi degli altri.

La scelta di non iscrivere i bambini a scuola coinvolge però prevalentemente i bambini dai tre ai sei anni, età per la quale non è previsto l’obbligo. Il diritto-dovere all’istruzione e formazione ha inizio con l’iscrizione alla prima scuola della classe primaria, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 19 febbraio 2004, n.59.

Quindi per le mamme che al compimento dei tre anni del piccolo, ipotizzano la scena terrorizzante, in cui dovranno lasciare il bambino a scuola, tra lacrime e dispiacere, salutandolo come se stesse per partire in guerra, l’homeschooling è certamente una soluzione indolore. In tal caso, queste mamme non considerano gli anni senza asilo, come anni di giochi e tempo libero da regalare in più al bimbo, come voleva intendere il  significato originario della parola “scuola”. Anzi, loro si prodigano per istruire il baby studente. Come lo fanno? Alcune mamme, insegnano la storia al loro piccolo scolaro, portandolo a visitare scavi archeologici. Altre accompagnano il proprio bambino in campi scuola stranieri, per fargli  imparare la lingua, mentre altre  preferiscono semplicemente istruirlo in base alle personali conoscenze, rimanendo nell’ambiente domestico.

La maggior parte delle mamme, invece, in un altro modo e a loro insaputa, già fanno homeschool! Quando? Dopo la scuola e con la “pasta asciutta sullo stomaco”,  perché aiutano il figlio a svolgere i numerosi  compiti da fare a casa, che gli vengono assegnati!  Altro che tempo libero, gli scolaretti di oggi, trascorrono i loro pomeriggi impegnati tra libri di storia, grammatica e parentesi quadre! Ingenue le mamme immaginavo più tempo libero per  loro, una volta “sbolognato” il bimbo a scuola dalle maestre, pensando ingenuamente : “ Ah, finalmente le vacanze sono finite, tutti riprendono i loro ritmi, il bambino a scuola e io posso gestirmi le mie cose  la casa..”

Tutte le mamme del mondo, fanno due valutazioni. La prima è se mandare il proprio figlio all’asilo in compagnia di altri bambini, in un contesto estraneo alla famiglia che dia modo di crescere, come individuo singolo e sviluppare attività, con persone addette ai lavori; oppure occuparsi personalmente dell’istruzione del bambino e farsi maggior carico della buona riuscita della sua crescita fino ai 6 anni, tra le mura domestiche. Homeschool o no, in ogni caso, ogni genitore, in base alle proprie dinamiche familiari, sa cosa è bene per il proprio bambino.

 

Gentilmente concesso da Jessika Cretella

 

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