Foci insabbiate, cedimenti e abusi: lungomare fatto a pezzi

Foci insabbiate, cedimenti e abusi: lungomare fatto a pezzi

Se alcune problematiche si ripresentano con cadenza annuale se non addirittura mensile, perché le soluzioni non arrivano? Questo viene da chiedersi osservando alcune criticità sul lungomare nel tratto compreso tra Sabaudia e Latina facendo riferimento in quest’ultimo caso alla fascia che ricade nell’area del Parco Nazionale. Nei giorni scorsi ad esempio, i volontari del gruppo Anc di Sabaudia hanno potuto constatare dopo essere stati fermati da alcuni cittadini, lo stato in cui versa Foce del Duca in prossimità del lago di Fogliano. La foce era completamente insabbiata tanto da poterci camminare dentro. La relazione di quanto riscontrato è stata poi inoltrata al Parco Nazionale del Circeo, al Comune di Latina ed alla Provincia, dai volontari Anc coordinati dal maresciallo Cestra, una nota in cui si fa rifermento al rischio che anche il lago vada in sofferenza per via della foce ostruita.

L’INTERVENTO Sulla questione è intervenuto anche il “Comitato per la tutela ambientale e lotta all’erosione costiera”, una realtà che da mesi si batte affinchè si trovino soluzioni concrete partendo però dalla progettazione degli interventi cosa che fino ad oggi sembra essere mancata sia a Sabaudia che a Latina. “Dopo una stagione ad alte temperature e senza precipitazioni – si legge in una nota del comitato –  l’insabbiamento del canale che collega il lago di Fogliano al mare (foce del Duca) impedisce il ricambio delle acque lacustri, per cui si stanno creando le condizioni per una grave crisi anossica e conseguenti morie di pesce e di altra fauna acquatica. E’ da un mese che il canale è ostruito e non si riescono a trovare finanziamenti per le operazioni di sterramento dell’alveo. Occorre, da parte dell’Ufficio della Biodiversità di Fogliano o dall’Ente Parco un appello ai Ministero per le Politiche Agricole e Forestali (proprietario del lago) affinché si intervenga con somma urgenza.

CAMBIAMENTI E DANNI E’ necessario però che si faccia chiarezza sui motivi di un fenomeno che si è aggravato nel tempo. Storicamente gli interventi per sgomberare dai sedimenti detto canale erano al massimo due all’anno; da alcuni anni ne servono 6 o 7. L’Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale (Ispra), in una pubblicazione del 2009, ha fatto rilevare che la realizzazione della scogliera soffolta e dei pennelli per il ripascimento di un arenile (localmente ben riuscito) a Foce Verde, ha fortemente compromesso la stabilità delle coste pontine. In particolare tale opera ha prodotto un elevato abbassamento dei fondali e la conseguente eliminazione delle barre frangiflutti, importanti per l’attenuazione della potenza del moto ondoso; pertanto durante le mareggiate i marosi si abbattono sulle spiagge con tutta la loro violenza, provocando forti erosioni degli arenili e crolli delle dune. La sabbia riversata in mare viene trascinata verso sud dalla corrente e quando spirano i venti di libeccio si creano onde perpendicolari alla riva che immettono forti quantità dei sedimenti nei canali di foce dei laghi costieri.

L’EROSIONE In questi ultimi anni insieme alla sabbia si trova nei materiali che ostruiscono i canali più vicini alla marina di Latina la ghiaia che costituiva uno strato di supporto di un vecchio ripascimento semirigido (1988) che le mareggiate successive alla realizzazione della scogliera hanno completamente smantellato. L’arrivo nei canali della breccia, con qualche anno di ritardo, è dovuto al maggior peso rispetto ai granelli di sabbia. Tutto ciò dimostra che gli accentuati processi di erosione innescati dal sistema scogliera-pennelli di Foce Verde sono ormai irreversibili e si aggravano di anno in anno. L’Agenzia Regionale per la Difesa del Suolo, che ha il compito di monitorare lo stato delle coste regionali, non può più ignorare una situazione di così elevata vulnerabilità dei nostri litorali, che da quasi un decennio provoca dissesti delle spiagge e delle dune oltre a creare problemi di ogni genere a chi gestisce attività economiche legate al mare. Devono essere studiati, e finanziati, opportuni rimedi per il riequilibrio dei nostri litorali”.

LA DOPPIA EROSIONE L’analisi del comitato va quindi oltre il problema dell’insabbiamento che si riscontra oggi e pone l’accento sul problema erosione. Che in alcuni casi può essere anche “doppio”. Come accade a Sabaudia dove, oltre alle mareggiate, per via della pioggia si formano con l’acqua piovana dei veri e propri canyon che tagliano la duna per poi trasportare la sabbia a riva, sabbia che si disperde con la mareggiata. Sul lungomare di Sabaudia, in direzione Bufalara da settimane alcuni punti sono stati transennati dal gruppo di protezione civile comunale e dalla polizia locale, veri e propri cedimenti della duna e quindi della carreggiata che per fortuna al momento si sono verificati solo ai lati della strada.

LA DUNA FATTA A PEZZI Esistono poi delle situazioni che nulla hanno a che vedere con i fenomeni erosivi. Da oltre un mese un tratto di duna sul lungomare di Sabaudia non lontano da Ponte Giovanni XXIII è sotto sequestro per via di uno sbancamento. I sigilli sono stati apposti dai carabinieri forestali dopo un sopralluogo dei tecnici del Parco Nazionale del Circeo ne è seguita anche una denuncia ma contro ignoti. Al momento nessuno è stato individuato nonostante lo sbancamento sia avvenuto quando ancora tutti gli operatori balneari avevano le attività montate. Un caso davvero singolare. Ma non è tutto. La sabbia spostata non è stata “trattenuta” e quindi anche in quel punto per via delle piogge si è formato un canyon. Uno sbancamento e poi nessun intervento di mantenimento del tratto hanno portato a questo.

 

 

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