Omicidi in serie e tentata evasione, due Procure indagano su Cestra l’assassino

Omicidi in serie e tentata evasione, due Procure indagano su Cestra l’assassino

Prima l’inchiesta su una inquietante catena di morti sospette nel carcere di Frosinone, che sta facendo ipotizzare agli inquirenti la trasformazione di un pontino in un serial killer, e poi anche quella per tentata evasione. Daniele Cestra, 41 anni, di Sabaudia, sta diventando uno dei detenuti più difficili e nel carcere di Terni, dove ora è rinchiuso, è stato messo in isolamento.

Il 41enne venne arrestato quattro anni fa, dopo l’omicidio di Anna Vastola, a Borgo Montenero, una donna di 81 anni, uccisa nella sua abitazione dopo aver scoperto Cestra intento a rubare nella casa. Per un misero bottino, Cestra colpì a morte l’anziana con una pala e per quel delitto è stato condannato in via definitiva a 18 anni di reclusione.

Poi si è aggiunta anche un’altra condanna. Per una rapina precedente all’omicidio di Borgo Montenero, il 41enne ha infatti incassato altri tre anni dal Tribunale di Latina, una sentenza che ha appellato. Si tratta di una condanna per la rapina della catenina d’oro a una donna di 82 anni, a Sabaudia, a cui l’imputato aveva dato un passaggio, salvo poi fermarsi nella zona della Baia d’Argento, spogliarsi davanti alla donna e rapinarla.

Ma è a Frosinone, in carcere, che Cestra si sarebbe trasformato in un serial killer. I primi sospetti agli inquirenti sono venuti nell’agosto scorso quando un compagno di cella del 41enne, un anziano, venne trovato impiccato.

Il medico legale Daniela Lucidi effettuò l’autopsia e stabilì che la vittima non era morta per impiccagione, ma era stata strangolata e poi ne era stato simulato il suicidio. Il sostituto procuratore Vittorio Misiti, indagando, ha così ipotizzato che Cestra avesse ucciso tanto l’anziano quanto un altro compagno di cella, trovato tempo prima sempre impiccato. Per quest’ultimo il magistrato ha così disposto l’esumazione, affidando l’incarico sempre alla dottoressa Lucidi, che dovrà compire l’esame a Bari, dove il detenuto è stato sepolto. Due decessi per cui Cestra è indagato con l’ipotesi di omicidio volontario. E forse non sono gli unici. Gli inquirenti sospettano infatti che il 41enne abbia ucciso anche altri due detenuti. Per la polizia penitenziaria, inoltre, sempre l’assassino di Sabaudia avrebbe cercato di seminare morte tra i compagni di detenzione mettendo nel caffè di quest’ultimi varechina e acido.

Accuse pesanti, che hanno portato il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria a trasferire il pontino nel carcere di Velletri. Da tale carcere, però, Cestra avrebbe cercato di evadere e con tale accusa è indagato anche dalla Procura di Velletri.

Circa dieci giorni fa il 41enne è stato così trasferito a Terni dove, alla luce della tentata evasione, è stato messo in isolamento, in regime di sorveglianza 14bis.

La casa circondariale di Terni è un istituto ad elevato indice di vigilanza custodiale, una struttura complessa che racchiude tipologie di media e massima sicurezza. Struttura di sempre più difficile gestione, come assicura Francesco Petrelli, vice segretario nazionale dell’Ugl Polizia Penitenziaria, che precisa: “Oltre al regime 41 bis negli ultimi anni il penitenziario di Terni ha accolto As3, As2 e Protetti rendendo sempre più difficile la gestione dei ristretti da parte del risicato personale penitenziario. Sono presenti circa cinquecento detenuti, compresi quelli fuori per processi. La struttura – prosegue – per adeguarsi ai nuovi circuiti si è dotata di un nuovo padiglione con l’arrivo di personale che non riesce a coprire tutte le attività intramurarie presenti e i compiti istituzionali assegnategli. Per ripristinare una normale gestione del servizio sarebbe auspicabile almeno reintegrare i quarantacinque distaccati che a vario titolo conservano solo la sede d’appartenenza. Un problema italiano, dove chi ha veramente dei problemi gli si nega l’avvicinamento mentre chi ha santi in paradiso ne beneficia il più delle volte impropriamente”. Ancora: “L’istituto ternano si regge fondamentale sul personale anziano e su un cospicuo numero di operatori in divisa non del posto che ovviamente generano una presenza non costante ma sicuramente necessaria. Anche le recenti assunzioni e le dichiarazioni future di nuove assunzioni non potranno bastare per colmare il gap con le uscite per limiti d’età dei prossimi anni. Un corpo sempre più vecchio con poche forze umane da gestire. La struttura ternana è nata come contenitore per la media sicurezza, dove i detenuti erano solamente comuni e del posto, gli interessi e le strategie hanno cambiato l’originaria assegnazione. Dopo le stragi del 90′ e la chiusura dell’Asinara e di Pianosa, i pericolosi soggetti sono stati riversati in tutto lo stivale creando connivenze e rapporti extra-carcere. Anche il turismo carcerario con i colloqui dei detenuti è diventato un business e le città hanno cambiato letteralmente la propria fisionomia. Una volta si diceva che il carcere era lo specchio della città, ora è proprio la città lo specchio del carcere. Anche Terni a malincuore ha subito questa escalation in negativo, la crisi economica e il radicamento di soggetti dediti alla criminalità hanno infiltrato un territorio pochi anni fa veramente sano. Da rappresentante sindacale – conclude – sono stato fin dall’inizio contrario all’arrivo di detenuti pericolosi, che sfortunatamente sono facilmente gestibili negli istituti ma i loro legami esterni, che si portano dietro, saranno sempre incontrollabili. Anche dietro al carcere c’è un economia da salvaguardare”.

Mille problemi a cui ora si è aggiunto anche Cestra.

 

 

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