Rogo Eco X ed emergenza rifiuti: “Situazione di assoluto Far West”

Rogo Eco X ed emergenza rifiuti: “Situazione di assoluto Far West”

 

“Mentre i riflettori dei grandi Media si spengono sulla catastrofe della Eco X di Pomezia, emerge in tutta la sua vastità la portata del disastro e la necessità di tenere alta la tensione sull’argomento. Sono 21 i comuni coinvolti, più 4 municipi di Roma per un totale di più di un milione e mezzo di persone sottoposte agli agenti tossici sprigionati dalla nube”.

Lo scrivono Emanuele Campilongo e Sabrina Esposito Montefusco, del movimento civico “Aprilia in Prima Linea”.

Campilongo e Montefusco

“Sono tantissimi gli interrogativi a cui ora, attraverso una radicale e decisa campagna d’informazione ma soprattutto di pressione politica, deve essere data una risposta. Prima di tutto, non sappiamo cosa sia realmente andato in fiamme nel rogo della Eco X o meglio lo sospettiamo, ma tale stato non aiuta certamente a far luce sulla situazione e a prendere le dovute e necessarie contromosse. Allo stesso tempo sono apparse evidenti le carenze di questo impianto, l’assenza di provvedimenti presi a seguito dei controlli del 2012 e le analogie con quanto accaduto nemmeno un anno addietro nella discarica di Roncigliano, che non dista nemmeno 5km in linea d’aria. Tirare fuori le carte è il primo passo per comprendere e agire di conseguenza. Sono anni che andiamo ripetendo che il nostro territorio, partendo dal litorale a sud di Roma passando per Aprilia e fino ai Castelli Romani, è vittima di una vera e propria occupazione da parte di aziende del ciclo dei rifiuti. Quanti atti ispettivi hanno effettuato le Amministrazioni locali? Quali sono stati gli esiti e i correttivi eventualmente intrapresi? Siamo in una situazione di assoluto Far West, dove non esiste nemmeno una mappatura chiara e ufficiale di tutti questi siti, che per assurdo potrebbero essere anche molti di più di quelli conosciuti alle Autorità. Chiediamo che tale mappa venga creata in pochissimo tempo e messa a disposizione dei cittadini e che tutti, secondo i livelli di competenza ma anche di esposizione, vigilino per impedire altri disastri.

Tornando alla Eco X, appare evidente il ruolo sin dal 2010 della Regione e in tale vicenda non mancano lati oscuri culminati addirittura con arresti e processi. In questi anni tale sito veniva autorizzato a trattare e stoccare rifiuti – anche speciali – per 85mila tonnellate, e da quel poco che è reperibile nella documentazione esistente, si evince che in esso c’erano o potevano esserci oltre che materie plastiche, carta e cartone anche le ben più pericolose apparecchiature elettroniche, rifiuti non biodegradabili e scarti dei TMB, pneumatici e metalli misti, zinco, piombo e miscele bituminose. Se non bastasse l’elenco si arricchisce ancor di più con la presenza di batterie esauste e accumulatori, serbatori per il gas liquido, pastiglie per i freni, adesivi, sigillanti, vernici e toner, rifiuti contenenti silicone fino ai terreni contaminati. Niente male vero? Ma se le cose non fossero state già gravi da se, ecco che veniamo a conoscenza che la copertura di tale impianto era formata da lastre di amianto incapsulato che con il rogo e la conseguente implosione di parte del tetto, hanno fatto parte del materiale combusto. Ora vi pare possibile consentire e autorizzare una ditta a fare un lavoro tanto pericoloso con addirittura le infrastrutture non a norma di legge?

Tutto ciò è stato possibile per l’assenza di controlli e provvedimenti, nessuno vigila quando dovrebbe e nessuno o quasi interroga e chiede sicurezza poiché la politica o gran parte di essa, è pesantemente influenzata dalla lobby dei rifiuti. In questo quadro desolante è nata questa tragedia, che ha portato a uno sprigionamento di veleni nell’aria di 4.000 volte in più dei limiti consentiti. I nomi delle sostanze pericolose preannunciano uno scenario apocalittico: Diossina +775% che è altamente cancerogena (Seveso) causa di linfomi, alterazioni tiroidee; Idrocarburi rilevati in due giorni soltanto sono del 900% più alti del limite consentito in un anno intero; Policlorobifenili (PCB) 394mila % in più del tollerato. Secondo Il Fatto Quotidiano, sono state oltre 6.000 le persone che hanno segnalato problemi respiratori, nausee, gonfiori e lacrimazioni oculari copiose rivolgendosi all’Osservatorio Nazionale Amianto. Tale situazione è in totale discordanza con le frettolose quanto sospette e goffe rassicurazioni della prima ora, pervenute da organi istituzionali. Essi si esprimevano in termini che erano pesantemente in disaccordo con i pareri degli esperti in ambito di inquinamento ambientale, forse non solo per la voglia di tranquillizzare la popolazione ma anche perché in netta difficoltà quando si tratta di toccare il tasto dolente del condizionamento subito dai referenti del business dei rifiuti. Veniamo alle ricadute economiche, l’agricoltura già pesantemente in ginocchio a causa delle gelate fuori stagione, è praticamente al collasso. Decine di agricoltori si trovano nella necessità di essere indennizzati e allo stesso tempo tranquillizzati. Appare necessaria una campagna di analisi sia dei terreni che delle acque a tappeto, con relativa pubblicizzazione dei dati.

Solo con l’informazione si può ingenerare nuovamente sicurezza nei consumatori che nel frattempo, vedono con sospetto le produzioni locali in base ad elementari principi di precauzione che potrebbero però non essere necessari, ma in assenza di analisi e di smentite fattuali sono comunque comprensibili. E’ per queste ragioni che lunedì 22 maggio alle 18 presso l’Hotel Principi di Pomezia daremo vita alla conferenza dal titolo ‘E’ questo che siamo? Discariche, siti di stoccaggio e lavorazione rifiuti’ alla quale sono stati invitati parlamentari, consiglieri regionali, enti e associazioni del territorio, tutti impegnati per la risoluzione di questa emergenza e per la salvaguardia della salute dei cittadini. Guardiamoci negli occhi tutti e indipendentemente dalle appartenenze e dalle simpatie iniziamo a recuperare il troppo terreno perduto in ambito di tutela e valorizzazione della nostra zona, se non siamo ‘la discarica di Roma o del centro-sud’ dobbiamo anche dimostrarlo con l’impegno e la forza”.

 

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