Elezioni a Gaeta, Passerino pone l’attenzione sulla viabilità

Elezioni a Gaeta, Passerino pone l’attenzione sulla viabilità

Proseguiamo con le interviste agli aspiranti sindaci di Gaeta. Oggi è la volta di Luigi Passerino, candidato di area civica. Passerino, classe 1971, nato a Montréal in Canada, si è diplomato allo scientifico di Gaeta, per poi conseguire con una laurea in Filosofia a Cassino e poi un Master in relazioni pubbliche. Attualmente è sposato e papà di un bambino. È impegnato professionalmente nel campo dell’editoria e distribuzione di contenuti digitali. Non è nuovo ad esperienze politiche, anche se come attivista in movimenti civici.

Lo supportano cinque liste: Obiettivo comune, Obiettivo Giovani, La Gaeta che vorrei, Gaeta Smart, Insieme per Gaeta, che si raggruppano sotto la sigla Coalizione della città.

Luigi Passerino

Luigi Passerino

Cosa l’ha spinta a candidarsi a sindaco di Gaeta?

“Non sopportavo più l’idea di non poter fare nulla, anche le cose più semplici e fattibili, per il mio paese. E il fatto che mai in questi anni, nessuno le avesse fatte. Gaeta è una città che sta vivendo da almeno due decenni una profonda crisi socio-economica, e dobbiamo rimboccarci le maniche per ritrovare un nuovo modello di sviluppo”.

Se le parlo dei primi cento giorni di amministrazione, qual è il primo provvedimento che pensa possa mettere in atto la sua giunta qualora venga eletto primo cittadino?

“La prima cosa è creare uno spazio per far nascere nuove imprese, idee e attività economiche. Un vero e proprio incubatore di impresa al servizio di chiunque voglia creare sviluppo e abbia le idee giuste, la voglia e la passione di farlo. Ci sarà anche la possibilità di offrire un servizio di microcredito alle idee più meritevoli”.

Quando si parla di Gaeta non si può che pensare al turismo. Qualora dovesse essere eletto, cosa e come cambierebbe l’approccio dell’amministrazione comunale alle politiche per il turismo?

“Sarà completamente rinnovato. Prima di tutto internet: siti di servizio turistici plurilingue (inglese, spagnolo, francese e portoghese), che creino interazione con milioni di potenziali visitatori. Poi la messa a sistema della fruizione dei beni culturali, attraverso un modello professionale. E poi 4 eventi di rilevanza nazionale ogni anno. Ma ci sono tante e tante altre cose da fare”.

 

A PAGINA 2 “TRASPARENZA, PARTECIPAZIONE E POLITICHE DI SVILUPPO”

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