Tra Terracina e Fondi a caccia del figlio in affidamento per violenze: l’ossessione di una madre

Minacce, danneggiamenti, aggressioni, ripetute violazioni di domicilio, tentati furti. Azioni di ogni genere spesso irrazionali, alimentate da noti disagi psichici. E quasi sempre da un pensiero ormai fisso: ritrovare il figlioletto. Toltole dai Servizi sociali per via di gravissime violenze fisiche, e che, fuori di sé, l’interessata sembra rivedere in ogni bimbo incontrato in strada, in ogni passeggino. Da tempo la giovane madre scruta in maniera frenetica, si avvicina alle altre con occhi vuoti da sembrare spiritati. Sovente, volontariamente o meno, le intimorisce. Un caso umano, ma allo stesso tempo una bomba ad orologeria che le autorità faticano a disinnescare.

Lei è un’ex profuga nigeriana, preda di una pesante situazione che vedrebbe problemi di alcolismo innestarsi a disturbi della personalità che sfociano in comportamenti ossessivi e violenti. Appena 25 anni e già ampiamente nota alle forze dell’ordine, nelle ultime settimane è stata protagonista di un’escalation che pare senza fine. Tra Terracina, dove risiede, e Fondi, episodi a iosa.

L’ultimo a metà settimana all’ombra del Tempio di Giove, nei pressi dell’ex area delle autolinee: a tarda ora è entrata in una palazzina iniziando a suonare i campanelli e a battere i pugni contro ogni porta. Allontanata dalla forze dell’ordine allertate da alcuni residenti, si è ripresentata poco dopo ricominciando da dove aveva finito. Intervento bis delle divise, altro allontanamento. E terzo ritorno in zona a stretto giro, cambiando almeno la palazzina oggetto del forsennato e all’apparenza immotivato assalto. Solo il giorno prima, mercoledì pomeriggio, aveva scavalcato il cancello del centro diurno gestito dall’associazione “INTEGRATIVAmente” cercando di spaccare le vetrate a colpi di giocattoli, e portando all’intervento della polizia. “Il tutto mentre si svolgeva un laboratorio con una decina di bambini e quattro mamme”, hanno spiegato dall’associazione via Facebook.

Circostanze simili ma con una coda ben diversa rispetto all’episodio che a fine anno aveva visto la 25enne straniera sottoposta a Tso e denunciata dai carabinieri della vicina Fondi, dove tenta di arrivare giorno per giorno in autobus o in autostop. Come fa quasi sistematicamente per le strade e i palazzi di Terracina, anche nella Piana alla ricerca del figlio. Un’ossessione materna amplificata mille volte dal disagio mentale. Tanto da spedire al pronto soccorso un’operatrice della comunità per minori fondana “La Casa con il tetto azzurro”. Strattonamenti, spintoni, capelli tirati.

vetrate danneggiate, comunità minori "Casa con il tetto azzurro", FondiUn’aggressione come detto dovuta – ancora – alla caccia al bambino oggetto di violenze che le avrebbe inflitto proprio lei. Bimbo che, almeno lì, c’era stato fino a qualche giorno prima, salvo essere stato destinato ad altra struttura in seguito all’ennesimo raid in trasferta della madre, comunque informata: nel tentativo di riprenderselo, aveva spaccato le vetrate e seminato il panico a colpi di pietre e spranga di ferro. Un pericolo che nella comunità continua ad essere percepito come incombente: dagli ultimi danneggiamenti, per il timore di ulteriori visite della donna dalla direzione per ora hanno preferito non installare le vetrate nuove, pur acquistate prontamente. E intanto si stanno installando altre inferriate.

Solo il parziale resoconto di una situazione delicata e che, grazie alle maglie della legge, si regge su equilibri minimi.

 

 

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