Tenta di introdursi con la forza all’interno di una ‘casa famiglia’, 25enne denunciata

Tenta di introdursi con la forza all’interno di una ‘casa famiglia’, 25enne denunciata

AGGIORNAMENTO – Una madre alla ricerca del figlioletto dato in affidamento disperata quanto turbolenta: dopo l’ennesimo “assalto” alla comunità fondana in cui fino ai giorni scorsi era alloggiato il piccolo, incursione che ha fatto finire in ospedale un’operatrice, è stata denunciata dai carabinieri e sottoposta ad un Tso. Un episodio che prima dell’arrivo delle forze dell’ordine ha tra l’altro visto intervenire a difesa del personale della casa famiglia un richiedente asilo africano, residente in una struttura d’accoglienza nei pressi.

Dalle violenze alla ricerca ossessiva

Una vicenda che ruota attorno a dei presunti pesanti maltrattamenti ai danni del bambino. Gravi violenze che tempo fa hanno spinto i Servizi sociali ad allontanarlo dalla madre, una 25enne nigeriana residente a Terracina già nota alle autorità, e a quanto pare con problemi di alcolismo e con presunti disturbi della personalità. Una donna nonostante tutto con un unico obiettivo: riprendersi la sua creatura. Proposito che l’ha portata a presentarsi a più riprese fin dentro la “Casa con il tetto azzurro”, comunità con sede in via Spinete gestita dalla cooperativa “Thea” ed attiva da anni nell’accoglienza di minori in situazioni di profondo disagio. Visite tutt’altro che composte. Anzi, quelle della ragazza. Un putiferio quasi sempre.

Il bimbo non c’è, ma le “visite” continuano

L’ultima volta poco dopo le 10,30 di martedì, quando la giovane mamma è tornata a scavalcare il cancello perimetrale della struttura, per poi aggredire due delle operatrici che le erano andate incontro, una delle quali – poco più di trent’anni, del posto – successivamente presentatasi al pronto soccorso del “San Giovanni di Dio”, uscendone comunque con una prognosi di pochi giorni per delle lievi lesioni. Prima, una sequela di strattonamenti, spintoni, capelli tirati. La 25enne rivoleva il figlio ad ogni costo. Peccato che non fosse lì. A margine dell’ultimo episodio eclatante di cui si era resa protagonista in via Spinete, a tutela dell’incolumità del piccolo, di quella degli altri ragazzini ospiti della comunità e del personale, il minore è stato trasferito in un’altra struttura protetta. Circostanza legata alla sfuriata notturna – l’ennesima – che a metà dicembre aveva portato la ragazza a seminare il panico a colpi di pietre e di spranga di ferro, e di cui era stata comunque avvertita per tempo. Non finendo però di presentarsi alle porte della comunità fondana.

Il Tso

Qualche giorno fa, per verificare che quanto dettole dai vertici della coop corrispondesse effettivamente a verità, era anche entrata per un accurato sopralluogo accompagnata dai carabinieri. Storia chiusa? Affatto. I nervi hanno ceduto nuovamente, e martedì la 25enne ha dato luogo all’escalation che questa volta l’ha vista andare incontro ad una denuncia per lesioni personali e, contestualmente, a un Trattamento sanitario obbligatorio effettuato nell’ospedale di Formia. Ancora in un “grave stato di alterazione”, all’arrivo e a margine dell’intervento dei militari della Tenenza della Piana.

L’intervento del migrante

Non sono riusciti a calmarla né le divise, sopraggiunte tempestivamente, né il personale della “Casa”. E neanche l’intervento di un giovane migrante originario del Gambia, che prima dell’arrivo degli uomini dell’Arma aveva tentato di fare da paciere: si trovava in una delle strutture per richiedenti asilo gestita nei paraggi da un’altra coop, “La Ginestra”, quando, resosi conto di quanto stava accadendo a causa delle grida, è sceso per tentare di placare gli animi e fare da mediatore. Si è interfacciato con l’agguerrita 25enne in inglese, le ha spiegato che il figlio non c’era, ha tentato di farla ragionare. Inutile, come detto. Per un intervento ad ogni modo apprezzato dai vertici della cooperativa presa d’assalto: “Oltre che i carabinieri, ringraziamo di cuore questo ragazzo. Fino all’arrivo delle forze dell’ordine, ha provato in ogni modo a far sì che la situazione non degenerasse ulteriormente”.

 

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