Braccato per 6 ore: arrestato a Nettuno narcotrafficante legato alla camorra

In pochi minuti la villa è stata circondata. Un’operazione quella scattata nel primo pomeriggio di domenica, silenziosa, nonostante decine di poliziotti avessero appena fatto irruzione nella popolosa via Piscina Tre Cancelli a Nettuno. Poi, Bernardo Sparapano 55enne romano, è stato arrestato dagli agenti della Squadra Mobile di Roma.

L'abitazione dove Sparapano si nascondeva

L’abitazione dove Sparapano si nascondeva

Spararano, condannato a 8, mesi 6 e giorni 7 era ricercato dal il 22 marzo 2013 da quando cioè., la Procura Generale della Repubblica presso la Corte D’Appello di Roma aveva emesso l’Ordine di Esecuzione per la Carcerazione, scaturito nell’ambito di un’attività investigativa svolta nel 1997 e riferita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, con sequestro di ingenti quantitativi, trasportata a bordo di navi su acque territoriali, fermate nelle acque antistanti la Sardegna.

MONTAGNE DI DROGA VIA MARE – Si parla di carichi a dir poco ingenti, del traffico quello vero. Il 55enne, era stato infatti condannato per avere organizzato, insieme ad altri soggetti, un’associazione per delinquere, con ramificazioni in Marocco e Spagna, finalizzata all’importazione nel territorio dello Stato di ingenti quantitativi di hashish prelevati in Marocco e trasportati a mezzo di natanti in Italia ed alla successiva commercializzazione dello stupefacente: venivano sequestrati nelle acque antistanti la città di Cagliari, in un’occasione 3.750 kg di hashish rinvenuti sul natante denominato “Domenico Emma” mentre, in un’altra, 2.073 kg di hashish occultati all’interno di un natante denominato “Giorgia Vittoria”.

sparapano nettuno in fotoNEL GIRO ESPONENTI DELLA CAMORRA – Nella stessa organizzazione, in base a quanto accertato dagli inquirenti c’era anche Raffaele Amato, killer di spicco del clan camorrista dei Di Lauro, “nonché capo assoluto – si legge in una nota della Polizia – di una holding criminale che ha imposto il suo predominio nei quartieri di Secondigliano, Scampia e Napoli con ramificazioni in tutt’Italia e all’estero. Dal 1991 al 1993 – si legge ancora nella ricostruzione – uno scontro violentissimo ha opposto le famiglie dei Di Lauro e dei Di Girolamo a quella dei Ruocco per il controllo dei commerci illegali a Mugnano, Melito, Casavatore, Arzano e nei quartieri di Secondigliano e Scampia. Oltre venti i morti e molti i feriti in questa guerra di camorra che si è combattuta anche con incendi, sequestri di persona e con l’omicidio di parenti estranei alle strategie criminali dei clan contendenti. Con il suo arresto, avvenuto il 17 maggio 2009 a Marbella in Spagna ad opera della Polizia di Stato, si è chiusa l’indagine sulla faida che, per due anni, ha insanguinato le strade del capoluogo partenopeo.

Gli agenti si apprestano a entrare nell'abitazione

Gli agenti si apprestano a entrare nell’abitazione

UNA LUNGA “CARRIERA” – La storia criminale di Bernardo Sparapano è ben nota alla cronaca romana, in quanto lo stesso sin da giovane si rendeva, dapprima responsabile di reati contro il patrimonio e, successivamente, compiva un salto di qualità entrando in contatto con organizzazioni criminali sedenti sul territorio romano e laziale, in particolare la denominata Banda della Marranella, dedita al traffico internazionale di sostanza stupefacente ed al successivo smistamento in territorio sia capitolino che laziale e campano. La sua escalation criminale coincide con l’incontro ed il consolidamento dei rapporti con soggetti che fanno capo alla camorra napoletana, il cui vertice in Roma era rappresentato dal defunto Gennaro Senese, nonché i fratelli Calogero, Giuseppe e Francesco Carlino. Infatti, lo stesso è stato coinvolto nell’operazione “Tridente”, svolta negli anni ’90, sempre dalla Polizia di Stato e riguardante un’organizzazione dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti.

sparapano nettuno nascondiglioLE ULTIME INDAGINI . Sparapano si era nascosto dietro una siepe di rovi. Ricercato dal 2013, Sparapano si trovava nella sua villa a Nettuno. Le indagini sono state condotte dalla Squadra
Catturandi della Prima Sezione della Squadra Mobile romana, coordinate dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte D’Appello di Roma, d’intesa con la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma. Accertamenti, iniziati a 2016 e supportati anche da presidi tecnologici che hanno consentito di acquisire elementi utili che hanno portato fino alla villa in via Piscina Tre Cancelli. L’intervento condotto dagli operatori della Squadra Mobile, coadiuvati dal Servizio Centrale Operativo, da personale specializzato del Servizio Polizia Scientifica e da unità cinofila per la ricerca di persone, dipendente dal Servizio Reparti Speciali – Centro coordinamento cinofili di Nettuno, hanno consentito di rintracciare il ricercato all’esterno del muro di cinta dell’abitazione, nascosto in mezzo a un ammasso di rovi ove si era rifugiato all’atto dell’irruzione. Le ricerche, protrattesi per circa sei ore, sono state innanzitutto condotte all’interno della villa ove venivano rinvenuti cinque covi ricavati nella casa e abilmente occultati dal mobilio. Successivamente, venivano estese al vasto appezzamento di terreno esterno, adiacente le mura di cinta della villa, dove proprio l’impiego dell’unità cinofila permetteva di individuare la zona ove il latitante si era nascosto. Infatti, durante il prolungato rastrellamento del terreno, incolto ed in gran parte ricoperto di rovi, il cane si soffermava su una parte di cespugli, cominciando ad abbaiare in puntamento. Le ricerche degli operatori, dunque, si concentravano sulla porzione di terreno indicata dal pastore tedesco e consentivano di localizzare il latitante in mezzo ad un cespuglio di rovi. Il 55enne latitante, a quel punto, usciva dal rifugio di fortuna ricavatosi e veniva tratto in arresto dal personale della Polizia di Stato.

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