Morti e amianto a Formia, nasce il comitato e parte la raccolta firme

A Formia si muore d’amianto? E’ questa la domanda che risuona nel Golfo di Gaeta. E’ mortale, ma a Formia, e non solo, si trova ancora in massicce quantità a ridosso delle abitazioni. Il territorio comunale ne è disseminato. Ma ora i cittadini, dopo anni di silenzi, sono a conoscenza del potenziale letale delle fibre di amianto- cemento, meglio conosciuto come Eternit, che ricopre ancora molti edifici, sia residenziali che industriali. Così è nato il comitato contro l’amianto in città, che promette sin da subito battaglia, per una bonifica immediata del territorio. In realtà la battaglia di decine di cittadini è già partita da anni, specie per mano dello zoccolo duro che costituisce il nascente comitato civico. Residenti del quartiere di Mola che negli ultimi anni hanno visto ammalarsi e morire di tumore decine di vicini di casa e parenti. Perciò convinti del nesso causale esistente tra la presenza di amianto a cielo aperto a ridosso dei balconi e l’anomala percentuale di decessi in un’area circoscritta. Non solo Mola però, anche via Lavanga, via Acqualonga, Castellone, nel Comune di Spigno e in quello di Minturno.

A questo è servita l’assemblea pubblica, alla quale hanno partecipato circa un centinaio di persone, andata in scena ieri mattina, domenica, nella piazzetta Caetani di Castelmola a ridosso della torre di Mola. Un incontro che è servito a rendere noti gli intenti della cittadinanza contro l’alto potenziale mortale per la salute pubblica. Anzitutto, perciò, è arrivata la fondazione ufficiale del comitato, che si proprone di istruire una dettagliata documentazione relativamente alla mappatura di tutto l’eternit a cielo aperto presente in città. Alla quale si vuole abbinare uno studio preciso sulle morti per tumore, in particolare quelle più precisamente legate ai danni dalla respirazione continuata nel tempo delle fibre mortali dell’amianto di cui è composto l’eternit, ovvero mesoteliomi, asbestosi e tumori polmonari.

Ovviamente il dito è puntato anzitutto sulle onduline, che per molto tempo a livello industriale come residenziale hanno rappresentato il monopolio del mercato per le coperture di edifici e piccole strutture urbane. Senza alcuna conoscenza dei danni alla salute pubblica che potevano provocare, e perciò piazzate anche in pieno centro abitato un pò ovunque. Tutto parte da Mola perchè, come detto, è proprio lì che a Formia le morti sono numerosissime causa tumore. A questo proposito i residenti da tempo chiedono l’intervento dell’amministrazione comunale, della prefettura e dell’Asl, affinchè si pubblichi una dettagliata relazione che, eventualemente, escluda la possibilità che i decessi siano stati provocati dall’eternit. Perchè a Mola, in uno dei quartieri di maggior pregio dal punto di vista storico, la presenza di eternit a ridosso di abitazioni è ancora una realtà. Ancora oggi sono ben due le lastre, di grandi dimensioni, in un caso anche lesionate, e che quindi facilitano il rilascio delle fibre nell’aria, presenti tra balconi e finestre.

Lastre della cui pericolosità sono ben a conoscenza il tribunale di Latina, la polizia provinciale e l’agenzia del Demanio e sulla quale questi organismi si sono già chiaramente espressi. Quest’ultima in particolare nelle ultime settimane ha sollecitato proprio il Comune di Formia alla rimozione della veranda ricoperta dall’ondulina lesionata, dopo la revoca della concessione demaniale all’ex usufruttuario della struttura, la società napoletana Goldin Sas, che gestiva l’ex ristorante Taverna di Mola, e che a tutt’oggi non è ancora avvenuta. C’è poi una complicata controversia giudiziaria riguardo ad una multiproprietà dell’edificio diroccato su via Abate Tosti, anche questo coperto da una grossa ondulina in eternit. Un’altra porzione più piccola è stata rimossa.

Sta di fatto che non sono bastate le sentenze di abbattimento del tribunale di Latina, un sequestro della polizia provinciale, il ritiro della concessione demaniale, le perizie giurate di un tecnico di parte circa la pericolosità delle onduline, gli esposti alla procura della Repubblica di Cassino. Perciò la lotta continua, e non più circoscritta a Mola ma in tutta la città. A questo proposito il comitato ha chiesto, e già ottenuto, la collaborazione del Laboratorio di Igiene Industriale – Centro Regionale Amianto, dell’Asl di Viterbo, deputato dalla Regione Lazio a mappare tutte le aree in cui la presenza di amianto minaccia la salute pubblica. Una mappatura obbligatoria dopo “l’entrata in vigore – si legge sul sito del centro regionale amianto di Viterbo – della Legge 257 del 1992 che ha avviato in Italia un processo per la dismissione dall’uso dell’amianto nel nostro paese a causa della sua pericolità e del suo potere cancerogeno. I materiali contenente amianto (MCA) sono purtroppo ancora molto diffusi e, laddove la loro presenza è accertata, è necessario attuare un’attività di controllo, notificandone obbligatoriamente la presenza ai Dipartimenti di Prevenzione delle AA.SS.LL., ai sensi dell’art.12 della Legge 257/1992. La notifica è obbligatoria per i materiali in matrice friabile. La mancata comunicazione della presenza di tali materiali è soggetta alle disposizioni penali che regolano la disciplina in materia.

Il D.M. 101 del 2003 indica la necessità di avere una mappatura dei siti con presenza di materiali contenenti amianto prevedendo due fasi essenziali:

• l’individuazione e la determinazione dei siti caratterizzati dalla presenza di MCA nell’ambiente naturale o costruito (mappatura delle zone con presenza di amianto);

• la selezione, fra i siti individuati, di quelli con necessità di bonifica o di messa in sicurezza”.

Insomma l’amianto pericoloso, quello lesionato anzitutto, va messo in sicurezza o rimosso. Piena collaborazione al comitato, in tal senso, è stata promessa anche dall’associazione nazionale lavoratori mutiliati e invalidi del lavoro. Presenti anche i lavoratori dell’ex vetreria Avir, assenti gli esponenti dell’amministrazione comunale che già nelle passate settimane ha annunciato di aver fatto “tutto ciò che si poteva fare”.

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