LE 93 CANDELINE DI UN PARTIGIANO, BENVIVENTI. TESSERATO AD HONOREM DALL'ANPI DI APRILIA

LE 93 CANDELINE DI UN PARTIGIANO, BENVIVENTI. TESSERATO AD HONOREM DALL'ANPI  DI APRILIA
*Giuliano Benviventi*

*Giuliano Benviventi*

Il giorno 14 novembre 2013 alcuni membri della sezione Anpi di Aprilia “Vittorio Arrigoni” hanno deciso di recarsi alla clinica Villa Carla per festeggiare un compleanno “ad honorem”, il compleanno di un partigiano, Giuliano Benviventi. Un uomo che nel giorno dei sui 93 anni si presenta arzillo e vivace. Prima di iniziare gli consegniamo una spilletta e un fazzoletto dell’Anpi e la sezione di Aprilia ha ritenuto opportuno tesserarlo “ad honorem”.

Giuliano ha narrato, con un’inaspettata enfasi, la sua lunga storia cominciata 93 anni fa, nel 1920, a Nemi. In una piccola tracolla tutta la sua vita: alcune foto in bianco e nero, che lo ritraggono da giovane, con i suoi inconfondibili baffi. Tutto orgoglioso ha voluto far sapere che i suoi compagni di resistenza per questa sua caratteristica peculiare lo avevano ribattezzato Compagno “Baffone”. Poi ha tirato fuori il documento ufficiale del riconoscimento della sua appartenenza partigiana consegnatogli nel 1950, di cui va particolarmente fiero.

benviventi“Ci dice di non aver mai conosciuto il padre, morto a causa delle ferite riportate durante il Primo conflitto mondiale. A crescere lui e i suoi cinque fratelli è la madre. Il primo di questi fratelli era di ideali fascisti e partecipò da volontario alla campagna di Etiopia del ’35-’36. Invece lui e l’ultimo dei suoi fratelli erano di ideali antiteticamente opposti e proprio nel 1943, durante la caduta ufficiale del fascismo, si iscrivono al Partito Comunista nella piazza della città natia. La sua faccia si colora di mille espressioni e la sua bocca vorrebbe esprimere molto di più di quel che dice, miriadi di ricordi affastellati nella sua ancora lucida mente che vorrebbero uscire tutti insieme: ci racconta di come prima dello sbarco alleato i tedeschi catturarono lui e un’altra decina di persone, costringendoli a lavorare per la realizzazione di alcune piattaforme lungo le coste nettunesi, su cui avrebbero poi posizionato i vari cannoni. Sfuggì all’impeto dello scontro salendo su un camioncino che passava di lì e diretto a Genzano, poco distante dalla Nemi natia. Con altrettanta enfasi ci racconta quali erano le azioni di Resistenza sul territorio che lui e i suoi compagni mettevano in atto: la loro era una resistenza civile e pacifica, fatta di pochi scontri armati, ma di tanta solidarietà verso la popolazione inerme. Impedivano i rastrellamenti tedeschi nascondendo i civili ai soprusi nazisti e a volte nascondendosi loro stessi nelle soffitte di persone che pur di aiutarli, mettevano a rischio la loro vita. Inoltre la notte, occultati dall’oscurità delle tenebre affiggevano per le strade volantini e manifesti antifascisti e di propaganda alla Resistenza”.

Dalle sue parole si avverte ancora l’ardore verso valori quali la libertà, l’uguaglianza e la dignità umana che ha spinto quell’uomo a prendere parte a fianco di molti altri come lui che hanno rifiutato di sottomettersi tacitamente: “Chi fa’ del male al popolo, non si sa’ che fine fa’”, queste le semplici, ma vive parole uscite dalla bocca di Giuliano a un certo punto del discorso. Parole che nella loro semplicità dovrebbero farci ricordare la nostra identità di cittadini, attivi e partecipi, che troppo spesso nel corso dell’ultimo trentennio si sono fatti calpestare impunemente. La Memoria. La Storia. Parole troppo spesso sottovalutate: esse sono le uniche armi che abbiamo per conservare (e migliorare!) la nostra civiltà, la nostra società, la nostra esistenza, la nostra dignità troppe volte violate da un Tempo, il Tempo in cui viviamo, che vuole rendere il Presente l’eterno protagonista della nostra vita, come se non ci fosse mai stato un passato. Per questo è importante la memoria. Per evitare che la schiacciante rapidità e frenesia del presente non cancelli le grandi conquiste dell’umanità. Perché il popolo di cui Giuliano parla è quel popolo sovrano che con la vita ha conquistato quei diritti così precisamente scolpiti sulla nostra Costituzione, la quale oggi con tanta funesta celerità i nostri politici vogliono cambiare, perché ritenuta “inattuale” e “vecchia”. Il Presente ha perso la bussola. L’individualismo, l’arroganza, l’arrivismo dominano le nostre vite e ipotecano il nostro futuro; la crisi economica si abbatte sulle categorie più deboli, soprattutto i giovani e, quel che è peggio, finisce per oscurare qualsiasi altra prospettiva umana che non sia il puro e semplice desiderio di sopravvivenza. E allora, come erano cariche di saggezza le parole di Giuliano! Come sapevano, pur nella loro semplicità, esprimere l’idea di un mondo in cui, pur tra mille difficoltà, non si è mai soli! Giuliano non è un Eroe della Resistenza al fascismo, ma ha saputo dare il suo piccolissimo contributo (come tanti, del resto), nelle circostanze date, alla conquista della democrazia nel nostro paese.

Non perdiamo la memori. Un presente che non ha memoria del suo passato è come un albero che non ha “memoria” delle sue radici: silenziosamente e in maniera impercettibile l’albero appassirà.

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