SCOPRE DI AVERE UN TUMORE E SI IMPICCA NELLA SERRA

Intorno alle ore 9.00 giungeva presso il centralino del commissariato di Terracina, la chiamata di un cittadino bengalese che avvisava di aver rinvenuto, nella serra del terreno da lui affittata per coltura in zona La Fiora, un uomo morto. Effettivamente, il personale dipendente immediatamente intervenuto verificava che uno straniero, di apparente età trentenne, si era tolto la vita a mezzo impiccagione.
L’uomo, ancora in fase di identificazione in quanto in possesso esclusivamente di patente di guida rilasciata dal proprio paese, al momento sembrerebbe essere un clandestino in quanto con le generalità della patente non risulta in regola col permesso.
Il ragazzo deceduto lavorava alle dipendenze del proprio connazionale, affittuario del terreno ed in regola col permesso di soggiorno; peraltro, forse proprio perché clandestino, l’uomo rinvenuto morto che sarebbe nato nel 1978, era costretto a vivere in una baracca adiacente alla serra in cui si è impiccato.
Da un accurato sopralluogo nella baracca, personale procedente ha rinvenuto un certificato medico di soli 4 giorni fa che, pur essendo stilato con altro nome di  cittadino straniero ma con stessa data di nascita del morto, si diagnosticava un incurabile e gravissimo tumore. Al momento, quindi, si presuppone che tale diagnosi, ottenuta esibendo un nome falso al medico di Roma che lo ha stilato, abbia fatto scaturire la decisione di togliersi la vita.
Si stanno al momento effettuando accertamenti sulla posizione del connazionale, in regola col permesso, che ha ospitato il ragazzo deceduto e clandestino per poi cercare di avvisare i familiari che sarebbero in Bangladesh.
L’A.G., essendo di estrema evidenza la dinamica dei fatti, si è al momento riservata di effettuare eventuale autopsia.

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