FONDI, ARRIVA LA CONFISCA SUI BENI IMMOBILI E SOCIETA’ SEQUESTRATI NEL LUGLIO 2009 AL ”FACCENDIERE” DELL’OPERAZIONE DAMASCO

Nei primi giorni del mese in corso, la Divisione Anticrimine della Questura di Latina ha dato esecuzione al  Decreto di CONFISCA, emesso dal Tribunale di Latina – Sezione Misure di Prevenzione, di beni immobili per un valore complessivo di un milione di euro circa intestati a Giuseppe DE CAROLIS, noto geometra fondano di 49 anni emerso agli onori della cronaca per  essere stato accusato di aver  messo a disposizione le sue società e la propria intermediazione per cercare di “ripulire” il denaro proveniente da attività illecite, in particolare da pratiche usuraie. Già nel luglio 2009, l’ingente patrimonio era stato oggetto di “sequestro anticipato” proprio perché il fondano era ritenuto “in fumus” dedito a traffici illeciti.
Il patrimonio oggetto la confisca consiste in 17 unità immobiliari, di cui 6 appartamenti di 5,5 vani;  7 locali  di mq da 43 a 22;  e di 4 locali di 05 mq.
Il geometra pontino è stato protagonista nel 2008, insieme ai noti Vincenzo GARRUZZO e  Massimo DI FAZIO, nel contesto della famosa operazione denominata “Damasco” che ha portato a Fondi all’esecuzione, da parte dei carabinieri, di quattro ordinanze di custodia cautelare per l’accusa di “usura ed estorsione in concorso, aggravata dalle modalità mafiose”. L’inchiesta – che aveva portato a galla il fitto intrecciarsi di interessi criminali, economici e politici nel sud pontino, ed in particolare nel comune di Fondi e nel Mof, il mercato ortofrutticolo – aveva permesso di rivelare l’esistenza di un solido sodalizio criminale, alla testa del quale c’era la famiglia TRIPODO, con una organizzazione criminale accusata di avere rapporti  ben radicati con la “‘ndrangheta calabrese”. In particolare, il  Garruzzo, considerato il boss dell’organizzazione,  fu accusato di prestare i soldi a piccoli imprenditori e commercianti della zona per poi tassare il prestito con interessi che a volte  superavano anche il 120%. Le vittime il più delle volte erano costretti a cedere le loro  proprietà per estinguere un debito impossibile da colmare in denaro,  in alcuni casi, lo stratagemma che gli stessi utilizzavano per giustificare la provenienza degli assegni ricevuti in garanzia dei prestiti usurai effettuati, era quello di far emettere alle stesse vittime fatture per lavori mai prestati a favore delle società riconducibili ai responsabili dello strozzinaggio, correlate da assegni a 30/60/90 giorni. Ed è così che ai presunti usurai è stato trovato un patrimonio di diversi milioni di euro sequestrato nell’autunno del 2008 grazie a accurate indagini patrimoniali e finanziarie,  ordinate dal Questore di Latina Dott. Nicolò D’ANGELO ed eseguite dalla Sezione Specializzata della Divisione Anticrimine. Sul medesimo impulso sono state così avviate e proseguite, nel luglio dello scorso anno,  le indagini  amministrative e patrimoniali anche a carico di DE CAROLIS. E’ stato analizzato altresì il  profilo criminale del proposto, costellato da varie denunce per violazioni dei doveri di custodia di cose, evasioni fiscali, violenza o minaccia ad un corpo politico o amministrativo. Di particolare rilievo  è stata anche  l’accusa di “concorso in  associazione a delinquere per commettere i reati di usura avvalendosi della forza intimidatrice del vincolo associativo” derivante  dalla circostanza che “alcuni dei protagonisti sono legati da vincoli di parentela ad appartenenti alla cosca BELLOCCO-PESCE della ‘Ndragheta calabrese” In tale contesto il ruolo del DE CAROLIS era soprattutto quello di mettere a disposizione la sua società per l’emissione di fatture finalizzate a giustificare le entrate di rilevanti somme di denaro pagate dalle vittime usurate nonché per l’intestazione dei titoli di credito emessi dagli stessi in favore delle citate società e da queste girate agli altri componenti della presunta associazione. I fatti su indicati – sviscerati dal personale della Divisione Anticrimine della Questura di Latina ed oggetto dell’articolata proposta dell’applicazione di misure di prevenzione – hanno pertanto determinato i giudici di Latina ad emettere la “sorveglianza speciale di p.s. per anni due con obbligo di soggiorno”, notificata al predetto dal Commissariato di P.S. di Fondi, e la consequenziale confisca di tutti i beni a lui riferibili. Non trascurabile nella valutazione è stata anche la denuncia di  “riciclaggio e divieto di intermediazione ed interposizione nelle prestazioni di lavoro” di cui deve rispondere il DE CAROLIS per aver partecipato al trasferimento di parte di denaro di provenienza illecita e  concorso in appalto di manodopera in violazione di legge. Il complesso delle emergenze fattuali fornite dalla Questura di Latina all’organo giudicante non hanno posto dubbi sulla “pericolosità sociale” del sorvegliato. Inoltre l’evidente contrasto tra le condizioni di reddito ufficialmente dichiarate  dal geometra pontino – peraltro condannato per reati edilizi ed ambientali e denunciato nel 2008 per reati finanziari – e l’entità delle movimentazioni finanziarie, inducono a ritenere che tragga i mezzi di sostentamento dalle illecite attività sopra descritte.  In proposito il Tribunale di Latina, dopo aver attentamente vagliato tutte  le risultanze emerse dalle indagini patrimoniali e bancarie, ha ordinato, pertanto, la confisca dei beni immobili in Fondi sopra indicati, intestati alla “EL GI s.r.l”, società unipersonale: nello specifico è stata  confiscata l’intera partecipazione del proposto nella  predetta società, con relativo complesso aziendale. In pregiudizio del De Carolis è stato anche disposto il pagamento alle Casse delle Ammende, a titolo di cauzione, del versamento di una somma pari a euro 3.500,00.

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