VITTORIO BACHELET, TESTIMONE DI LAICITA’

bachelet_convegno2010-webIl 12 febbraio 2010 è stato un anniversario importante, non solo per il mondo dell’associazionismo cattolico, ma per la storia della Repubblica. Trenta anni fa infatti veniva ucciso dalle Brigate Rosse Vittorio Bachelet nell’atrio della facoltà di Scienze politiche dell’Università La Sapienza di Roma, dove insegnava diritto pubblico dell’economia, davanti agli occhi dell’allora sua assistente, Rosy Bindi. Questo anniversario è solo il tempo delle celebrazioni e delle commemorazioni, ma costituisce un’occasione preziosa per tutti, che si ispirano ai suoi ideali ed ai suoi insegnamenti, per ridare sostanza all’essere laici nella Chiesa e cristiani nel mondo e per ripensare allo stile della laicità, alla luce della sua lezione di vita e di fede. Questo sarà, in sintesi, il leit motiv dell’annuale convegno “Bachelet” che, promosso dall’omonima associazione culturale in stretta collaborazione con l’Arcidiocesi di Gaeta e con l’Azione Cattolica Diocesana, si svolgerà sabato 17 aprile, alle 19.30, presso il teatro comunale “Remigio Paone” di Formia. Vi parteciperà il vice-presidente della Camera dei Deputati, Rosy Bindi, che del professor Bachelet è stata un’apprezzata e ascoltata assistente universitaria, intervistata da Fabio Mazzocchio, direttore dell’istituto nazionale “Vittorio Bachelet”.
Vittorio Bachelet è stato il laico delle scelte importanti e coraggiose.  Presidente nazionale dell’Azione Cattolica dal 1964 al 1973, ha aiutato la più importante associazione laicale italiana a concretizzare ed attuare lo spirito di rinnovamento voluto dall’appena concluso Concilio Vaticano II, spingendo per la democratizzazione della vita interna e per la valorizzazione della funzione dei laici nella vita ecclesiale. Il frutto più significativo di quel percorso è stata la “scelta religiosa”, con la quale l’associazione, rifiutando l’idea di posizioni integraliste, affermava l’ideale di una fede capace di incontrare ed amare il proprio tempo e di una formazione permanente, sostanziata dalle Scritture e dal Magistero della Chiesa. Vittorio Bachelet, poi,  è stato l’uomo dell’impegno civile e del servizio alle istituzioni. Ha insegnato che l’impegno politico non è altro che una dimensione del più generale ed essenziale impegno a servizio dell’uomo e che la politica è una corresponsabile costruzione della città, in cui ognuno deve portare il contributo delle sue capacità in vista della costruzione di quel bene comune che rappresenta il fine ultimo della politica. Per Bachelet il “fare politica” non si limita alla partecipazione nei partiti e nelle istituzioni ma che riguarda il competente esercizio di un mestiere e di una professione che, a sua volta, rappresenta un alto valore politico. Bachelet  ha vissuto, inoltre, pienamente anche il servizio alle Istituzioni, tramite il suo impegno politico nella Democrazia Cristiana e il delicato incarico di vice-presidente del Consiglio Superiore della Magistratura fino al sacrificio della vita, perché – come ebbe  a dire il cardinal Carlo Maria  Martini – “non fu ucciso nell’esercizio delle sue responsabilità ecclesiali e nemmeno per la sua incondizionata testimonianza di fede, ma nel cuore della sua professione e della sua fedeltà al servizio della città degli uomini”.
Vittorio Bachelet è stato l’uomo dell’ascolto, del dialogo e della mediazione. Nell’esercizio della sua professione di docente e nel suo servizio allo Stato ha insegnato lo stile del dialogo e della mediazione, perché, nel difficilissimo periodo del terrorismo, rosso e nero, e della strategia della tensione,  ha cercato  sempre di comprendere, di ricercare un punto di incontro, nell’estrema difesa del bene comune e delle istituzioni.
Vittorio Bachelet è stato anche l’uomo della speranza e dell’ottimismo. Così l’ha ricordato il figlio Giovanni durante l’ultimo convegno nazionale “Bachelet”, il 12 febbraio scorso, 30° anniversario della sua vile uccisione, in occasione della cerimonia pubblica tenutasi alla Sapienza alla presenza del Capo dello Stato Giorgio Napolitano: “Papà non si unirebbe al coro di cornacchie, ci inviterebbe a notare in quanti aspetti il mondo di oggi sia più ricco, più comunicativo e più libero di quello di ieri e l’altroieri e ad essere certi che, col nostro impegno e con l’aiuto di Dio, il mondo di domani potrà diventare anche più bello di quello di oggi”.
Secondo Rosy Bindi e Paolo Nepi nella loro introduzione al volume degli scritti politici di Vittorio Bachelet  “La Responsabilità della politica”  Bachelet è stato il seme che, caduto, ha portato molto frutto.  “ … Solo una storiografia attenta ai valori dello spirito – scrivono -. è in grado di capire il significato e il ruolo che hanno giocato la morte e il martirio di Bachelet nella sconfitta morale del terrorismo, presupposto della sua delegittimazione politica, del suo isolamento militare-organizzativo, della consegna di molti terroristi alle leggi della giustizia, del fallimento della violenza terroristica come metodo di azione politica”
Il più alto insegnamento politico di Vittorio Bachelet  bisogna cercarlo nella sua morte, nel dono definitivo della sua vita per una vita migliore del paese. Perché fu ucciso, bisogna rispondere che Bachelet fu vittima di quel terrorismo che nella sua perversione ebbe la lucidità di privare l’Italia degli uomini migliori, di quelli che erano capaci di rendere trasparenti ed efficienti quelle istituzioni che la lotta armata voleva distruggere Bachelet, in conclusione, è stato ucciso, in una logica cristiana, perché quando un popolo soffre c’è sempre il giusto che dà la vita. E la sua morte va vista appunto come la luminosa testimonianza di un martire, che ha versato il suo sangue per la difesa dei supremi valori politici del diritto e della giustizia

Scritto da: Saverio FORTE

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